martedì 7 dicembre 2010

Beerthday Gold, pils



Nasce in un pomeriggio di settembre, tarda estate, tra la voglia di ricominciare e quella di godersi un altro po' di calore.

L'acqua poco dura (con il linguaggio di oggi si direbbe "oligominerale") è quella che ha portato lo stile ad affermarsi proprio lì, a Plzen, ad affermarsi come innovativo ed indovinato. Almeno su questo, non ci piove, ho fatto la scelta giusta. Ma la fretta di fare le cose, forse, mi ha portato a qualche errore di troppo. Certo, la birra la si è sempre fatta, da sempre, con tutti gli strumenti più assurdi ed in tutti i modi. Ma se si è evoluta fino al gusto che ha ora, significa che delle impotanti novità di processo sono state portate. Significa che bisogna sfruttarle per ottenere un prodotto non solo degno di essere chiamato birra, ma anche dal flavour non qualunque e che non si accontenti della sufficienza e dell'etichetta «è bevibile, è buona...!».

Questa bohemian pils, come da buon kit da homebrewer, è bevibile, è buona dunque...ma dovevo dosare meglio lo zucchero della carbonazione, e tenere più conto della densità iniziale e finale OG e FG: avendole sempre considerate forse meccanicamente non pensavo si rivelassero davvero così determinanti per le caratteristiche finali della birra...pensavo influisse solo sui tempi della maturazione, non sulla maturazione stessa...! Errore da pivello, nonostante i 3-4 anni di homebrewing, ma certe volte hai bisogno di farle in solitudine le cose per capire quanto davvero hai assimilato di un'arte! Più che errore, superficialità.
Ed è così che questa pils nasce, tra la fretta di farla e darle il tempo di farla maturare per novembre e la sicurezza di farla comunque bene.


Il prodotto non è affatto malvagio, ma essendo pils...c'è davvero l'amaro in bocca.
Però con un ottimo risotto ai funghi ci sta davvero bene, l'acidulo e l'amaro da luppolo ben si impastano con il pastoso gusto stemperante del fungo e con gli amidi del riso.

La strada sembra semplice, ma è un falsopiano: meglio berci su!!!

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