giovedì 19 maggio 2011

La birra artigianale a stelle e strisce: American Craft Beer Week

Per fortuna negli Stati Uniti d'America non sono soltanto sede delle multinazionali, ma c'è anche un notevole numero di birrai artigianali che si distinguono per grande cura del prodotto, oltre che per fantasia e creatività.
Questa settimana, infatti, è dedicata alla birra artigianale, e in tutti i canali mediatici attenti alla birra campeggia l'invito a partecipare a questa American Craft Beer Week

Il fenomeno dei birrifici artigianali americani, da molti giustamente considerato come una vera e propria Reinassance americana, esplode negli anni 80, con almeno un decennio di anticipo sull'Italia, In terra americana, infatti, gli immigrati europei riescono nostalgicamente a mantenere in vita alcuni prodotti del vecchio continente che altrimenti sarebbero andati perduti.
Già nel 1978 viene fondata la Brewers Association ad opera di Charlie Papazian, personaggio centrale per la diffusione della cultura della birra, autore di molti libri, trasmissioni televisive, articoli.

I birrifici artigianali americani nascono ad opera di grandi appassionati, che conoscono e apprezzano la birra europea: molto spesso sono anche i viaggi a fare "scoccare la scintilla": in una prima fase i birrifici nascono, infatti, con un preciso riferimento alle grandi scuole europee. Nascono brewpub che servono Helles, Pils, Weizen, Bock, altri che servono Blanche, Blond Ale, Bières d'Abbaye, altri ancora con in lista Mild, Bitter, Porter, Imperial Stout, ed allora è evidente la passione e la sfumatura del mastro birraio. Inoltre spesso succedeva che, alla ricerca di nuove birre da proporre, si andasse a ricercare nella tradizione più lontana dei birrifici europei, facendo tornare in vita ricette ormai sepolte dal tempo. Da questo punto di vista gli appassionati riconoscono un grande merito nei confronti dei birrai americani: molte tipologie, che stavano per scomparire o erano già scomparse in madrepatria dopo la venuta delle Lager, sono state riprese e rilanciate con grande successo proprio oltreoceano. Si pensi soprattutto alle Porter e Stout, salvate da un'estinzione quasi certa e che stanno vivendo una nuova giovinezza in UK e nel mondo intero.
Non solo stili, ma anche prestigiose etichette o marchi, sono stati risollevati e riportati in produzione grazie all'intervento di alcuni importatori americani. E' il caso, per esempio, della Thomas Hardy's Ale e della Samuel Smith Stout.

In realtà, però, dalla fine degli anni 70 ad oggi i birrifici americani hanno sviluppato una loro personalità: fondamentali per la creazione di un vero e proprio segno distintivo sono state le materie prime. Su tutte, sicuramente sono da sottolineare i luppoli autoctoni coltivati e le nuove varietà sviluppate, davvero particolari e che dettano il "trend" delle luppolature di oggi. Bisogna citare i vari Cascade, Simcoe, Chinook...e tanti altri.
Si può ormai dire, a circa 30 anni di vita di Brewers Association, che la dizione American Pale Ale rappresenta un vero e proprio stile, a sua volta già soggetto ad ulteriori rivisitazioni da parte dei birrai più folli e creativi oltre misura. Ad ogni modo, la fortissima caratterizzazione che le differenziano sensibilmente dalle discendenti India Pale Ale, le rendono una tipologia a sè, sia per l'uso di luppoli autoctoni che per il maggiore tono alcolico.

Oggi il termine "craft" (artigianale) sembrerebbe quasi bugiardo se si dovessero confrontare i numeri di questi birrifici e delle loro produzioni con i numeri italiani. Molti di questi, infatti, pur rappresentando ancora una piccola fetta di mercato rispetto alle multinazionali della birra, vanno ben oltre i 20.000 hl/anno, il che significa (nel migliore dei casi) volumi 10 volte maggiori ai birrifici artigianali italiani di punta. A dispetto di ciò, però, il livello qualitativo si è mantenuto ancora alto, e qualche birraio ha anche dovuto prendere la triste decisione di rifiutare offerte di annessione o accordi con grandi distribuzioni o grandi gruppi, che avrebbero avuto come effetto l'aumento ulteriore di produzione ma a scapito dell'attenzione per materie prime e processi.

Ebbene, questa festa celebrativa (che ha anche ispirato la recente Settimana della birra artigianale, promossa da Cronache di Birra di Andrea Turco) inneggia all'orgoglio nella birra di qualità americana, non con un tono autoreferenziale ma ormai di grande influenza sulla scena europea e mondiale.
Molti fermenti, per un movimento che sicuramente tutti gli appassionati invidiano per proporzioni, livello di qualità ed entusiasmo.
Ad maiora!

Cheers

4 commenti:

  1. Jarrett, complimenti per il blog.

    Sto risolvendo un problemino con la piattaforma di myblog, per lo scambio di link (non so perchè, pur avendolo inserito non riesco ancora visualizzare il tuo sito sul mio elenco di link...).
    Spero che si sistemi tutto alla svelta.

    Ciao.

    V

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  2. Ti ringrazio, Velleitario.
    E grazie per la volontà di inserirmi tra i tuoi link.

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