venerdì 7 ottobre 2011

XX Bitter (end!)

Non mi sprecherò in minuziose degustazioni per scoprire il più improponibile sentore.
Stavolta non ho resistito ad abbandonarmi a questa birra.
L'ho desiderata veramente tanto.

Lo scorso dicembre l'ho assaggiata per la prima volta al corso di degustazione di primo livello. E devo dire che, tra tutta quell'abbondanza, è stata la birra il cui ricordo mi ha seguito fino ad ora senza svanire e senza far svanire la voglia di un'altro bicchiere.

L'ho comprata alla "svendita" del corso citato. L'ho conservata prima in cantina, poi in frigo per tutta l'estate per preservarla dall'afa terronica.

Poi è arrivato il suo momento...all'improvviso, in un qualsiasi pomeriggio, quando altre birre homemade ed altre a cui ero meno affezionate erano terminate.

La premessa è alquanto aulica, lo so, ma sinceramente non riesco a scrivere diversamente.
Mi sono perso dietro la sua impronta amara finale che tronca il gusto maltato ed i sapori da frutti a polpa gialla. Io ci ho sentito la scorza dell'albicocca e del percoco, magari in balia dell'estasi mistica.

Sono stato nel limbo dell'indecisione tra il berla più lentamente per degustarla meglio e il berla speditamente come richiesto dalle viscere.
Il finale è noto...è terminata ugualmente, infatti!
Se proprio doveva finire, sono contento di aver almeno assecondato le oscure viscere!

Per quanto riguarda il resto, lascio le dettagliate descizioni di Francesco Donato di Beer Emotion, parole con cui mi ritrovo più che con altrui descrizioni.

L’avventura del birrificio De Ranke inizia a metà degli anni novanta quando, Nino Bacelle, homebrewer di vecchia data (già dal 1984) e di origini italiane (il nonno paterno era padovano), fa la conoscenza di Guido Devos durante una serata di degustazione organizzata dall’associazione di cui Guido è fondatore.
Nel 1996 i due decidono di lavorare insieme al progetto avviato da Nino e rinominano il birrificio usando il nome De Ranke, in onore al luppolo, materia prima che il duo ritiene di estrema importanza nel concepimento delle loro produzioni fin dagli esordi.
Per i primi tempi, i due brassano la birra solo nel fine settimana e, non avendo impianti propri, si appoggiano a quelli del birrificio Deca, a Wevelgem nelle Fiandre occidentali.
La prima birra prodotta è la Guldenberg, birra che prende il nome dall’omonima vecchia Abbazia.
Dopo quasi 10 anni di produzione al Deca di Wevelgem, nel 2005 i due riescono a dotarsi finalmente di impianti completamente propri a Dottignies, nell’Hainault.
Da sempre affascinati dall’uso quasi ossessivo del luppolo, elemento chiave delle birre De Ranke, Guido e Nino furono più volte invitati a moderarne le dosi allorquando presentarono la XX Bitter a esperti, parenti, amici. Allora, le birre estremamente luppolate non avevano ancora raccolto grandi consensi e nessuno immaginava che proprio la creatura della De Ranke sarebbe stata considerata la pioniera di questa tendenza.
A tutt’oggi la XX Bitter conserva la fama di birra più amara del Belgio.
Brassata con coni di luppolo di tipo Gold e Hallertau, si presenta con un bel colore sole al tramonto e schiuma fittissima (costituita da bolle minuscole) estremamente persistente ed invitante. Con queste premesse, il naso non poteva che essere votato completamente all’erbaceo, con sentori di fieno, camomilla e the verde. In bocca rinfrescantissima e godibillissima prima dell’arrivo del luppolo che con un colpo secco ripulisce tutto. Provate a buttar giù un paio di sorsi senza fermarvi e avrete la netta sensazione finale di una frenata molto brusca. Con lo stemperamento del bicchiere si affacciano sentori nasali di miele e più netti di (già citata) camomilla, mentre in bocca percezioni di lievito e pepe. Un classico che non può mancare mai in una cantina come si deve.

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