lunedì 2 aprile 2012

Son of a beer, la one shot light di Birranova

Ogni tanto anche qui le novità sbucano, e bisogna anche dare il giusto spazio soprattutto per chi è a caccia di qualcosa di nuovo rispetto a ciò che è possibile reperire di solito.
Qualche giorno fa ha cominciato ad essere servita alla spina presso La Cantina della birra la nuova "Son of a beer". Brassata da Birranova, rappresenta un antipasto per una birra ben più corposa in uscita a dicembre.

Tutto si gioca sull'allarmistica fine del mondo delle previsioni Maya, per la quale occasione Donato ha preparato un'ancora misteriosa birra.
Si tratterà di una birra (il nome dovrebbe essere proprio "Fine del mondo") sicuramente con alto grado alcolico. E' una delle poche informazioni certe, anzi l'unica.
Questo perchè in un paio di aggiornamenti sulle pagine Facebook è stata annunciata una seconda birra, Son of a beer, come birra figlia della Fine del mondo, nel senso che è stata ottenuta dal lavaggio delle trebbie della cotta della Fine del mondo.
Come è noto, il lavaggio delle trebbie o sparging è un procedimento che si fa per sfruttare al meglio i malti, che dopo la fase di ammostamento e filtrazione contengono e trattengono ancora moltissimi zuccheri e proteine. E' un processo che nel corso della migliore tradizione birraria è sempre stato realizzato.
Questo sparging, a volte, può non essere effettuato se si vuole brassare una birra ad alto grado alcolico per la quale bisogna partire da un'alta densità di zuccheri, e per la quale sciacquare le trebbie porterebbe solo ad abbassare questa densità, vanificando il tentativo di concentrare il mosto.
Da sempre, però, nelle stesse abbazie si rimediava a questo "spreco" lavando ugualmente le trebbie, ma per ottenere una seconda birra, a gradazione molto inferiore, detta secunda. Ed addirittura da un secondo lavaggio si otteneva una birra ancora più leggera detta tertia.
Cito Kuaska da un articolo su atuttabirra.com:

"Nella famosa Abbazia di S.Gallo in Svizzera, nascono le geniali tecniche che permettono di dividere la stessa produzione in più mosti. Il primo mosto che si estrae, ricco di zuccheri e destrine, dà una birra forte e prelibata. chiamata “prima melior”.Il malto utilizzato trattiene tuttavia una forte proporzione di zuccheri “imprigionati” che, con l’aggiunta di acqua seguita da una filtrazione, permette di ottenere una birra meno ricca di zuccheri e destrine, più leggera e di minor valore (“da tavola”) chiamata “secunda” per il consumo dei monaci che potevano (a seconda delle regole del singolo monastero) berne dai 5 agli 8 litri al giorno! Un’ulteriore diluizione poteva essere fatta per ottenere la cosiddetta “tertia”, la birra offerta ai mendicanti."
Questo paragrafo serve, appunto, per ricordare che non si tratta di una pratica dell'ultim'ora o improvvisata, ma collaudata e capace di dare risultati.

Tutto questo è propedeutico ed essenziale per capire questa birra.
Il suo grado alcolico è molto basso per questo motivo, 2,7% alc. Al naso si presentano luppoli americani gradevoli, ed in bocca si apprezza subito la sua cremosità. Il colore è ambrato scarico, la carbonazione piacevolmente presente. Il corpo è tra il leggero ed il medio, la sua torbidità media. Si scioglie subito, ma molto piacevolmente.
Tra la scorrevolezza di una cream ale e la facilità di una session beer, il bilanciamento appare ben inquadrato, per cui non risulta nè eccessiva nè lavata. Una sorta di light American Pale Ale che si può bere senza alcun problema, una pinta dietro l'altra.
Se arriva fino all'estate (dubito, dato che si tratta di una one-shot, fino a prova contraria), prevedo bicchieri che si svuotano nello stesso tempo con cui si riempiono.

Qualcun altro l'ha già assaggiata? Che ve ne pare?

Cheers!

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