martedì 8 maggio 2012

Jurij Ferri e le sue riflessioni sopra la schiuma


Emulo chi lo ha già fatto su altri blog, non per uno scopiazzamento inutile quanto stupido ma proprio perchè sono parole che meritano di essere lette, di essere pensate e di essere comprese.
Le scrive così, senza filtri in un flusso di coscienza, il birraio Jurij Ferri del birrificio Almond'22, mai sazio di semplicità e sempre in prima linea al fianco della qualità e della passione birraria.

Riflessioni sopra la schiuma

Quando azzecchi una nuova birra è come Innamorarsi; tutte le cellule urlano di si!
La mia birra è il mio modo di sentirmi e di comunicare.
Se una cotta nn è al massimo io ci soffro…. anche se la Massa non se ne accorge.
Non troverò mai la ricetta della birra perfetta ma questo, spero mi porti a farne tante davvero buone.
Non e’ un mestiere il mio, e’ un modo di essere e sentire.
Infatti birrai si nasce.
E’ un po’ di tempo che sento parlare di moda della birra artigianale….non mi piace.
Mi fa sentire come un capo all’ultimo grido che la stagione successiva tutti dimenticheranno nell’angolo più remoto dell’armadio.
Parliamo invece di rinascita, sono corsi e ricorsi storici,la birra e’ amtropomorfa, nasce e si sviluppa con noi.
Era inevitabile che in un paese come il nostro ci fosse una rinascita della birra quanto inevitabile che qualcuno la dovesse etchettare quale fenomeno di passaggio.
Non dobbiamo forzatamente ripercorrere la strada dei nostri fratelli del vino, impariamo dai loro errori ed evitiamo la spettacolarizzazione della nostra fatica.
Non mi sento un fratello minore del vino,la diversità inevitabile dei 2 mondi dovrebbe portare il nostro spirito curioso all’esplorazione e alla gioia delle piccole somiglianze e delle grandi diversità .
Spogliarsi della propria esperienza pregressa,rimanere nudi difronte a questo magnifico mondo e tornare puliti ,il preconcetto ammorba i nostri sensi.
Guardando molti super esperti ,mi invade la tristezza come si fa a ridurre a mera catalogazione un piacere immenso quale il vino o la birra?
Quando qualcuno si presenta in birrificio e con enorme tracotanza afferma di essere un esperto di birra ,mi invade la tristezza….un altro viaggiatore che sale sul mio treno dimenticandosi i sensi a casa.


Perché non conoscere l’uomo birraio,che  Danilo individua quale Terroir della birra, un uomo nobile, una birra nobile e un uomo curioso ,una birra in evoluzione.
Si perché il “fenomeno” birra ha semplicemente risvegliato i nostri sensi l’uomo può creare indipendentemente dal territorio, e il legame con la sua terra’ e’ una scelta, non un’esigenza.
Non esiste una birra km zero, una moto senza motore, di nuovo si cerca di legare una birra al territorio e non all’uomo.
Anche se coltivassimo e trasformassimo tutto in birrificio, e’ la trasformazione stessa che renderebbe inutile il legame obbligatorio con il territorio.
Il vino artigianale e’ già nel grappolo d’uva che viene spremuto, non trasformato.
Mi sento più simile a un vasaio ,io plasmo la mia materia,la rendo simile al mio essere e quindi la trasformo.
Che senso ha se non l’eventuale scelta per scelta, limitarmi al mio orto, c’è una foresta li fuori e la posso esplorare senza nulla togliere alla mia birra.
Non può essere, almeno per adesso la Terra il mio terreno e il mondo il mio bevitore?
Abbiamo già fatto il primo passo indietro, nel sentire l’esigenza di giustificare gli ingredienti della nostra birra.
Perché un legame non necessario mi dovrebbe incatenare e perché deve essere vincolante la zona da cui viene la tua materia prima?
Il birraio e’ la birra, e’ il terroir,non banalizziamo questo concetto, stiamo parlando di un vero artigiano.
Se un birrificio cambia birraio,la birra cambia tragicamente,magari organoletticamente migliora ma cambia!
Il birraio artigiano e’ causa ed effetto, e’ nel bicchiere che state bevendo e’ nelle armonie o dissonanze che in questo preciso istante dovrebbero portarvi a chiedere chi e’ e non dove e’ questo artigiano.
Tristemente non camminiamo con le nostre gambe, ripercorriamo strade sicure, rimaniamo nei margini che per il vino sono certezze e che per noi sono palliativi.
Alcuni di noi cercano di resistere ma molti, vedo si stanno già adattando a queste nicchie sicure.
La birra artigianale ancora bambina porta già i segni del buon vecchio fratello e si adatta al suo vocabolario e alle sue regole.
Noi parliamo una lingua diversa altrettanto nobile e articolata, con la lingua del vino rischiamo di essere come l’emigrato italiano di inizi novecento, e’ il nostro accento incollato addosso che ci etichetta quali fratelli minori.
Non bisogna cedere, insegnamo la nostra lingua, comunichiamo con pazienza e perseveranza altrimenti faremo la fine dell’inglese in questo paese….. tutti dicono di saperlo parlare ma in pochi lo comprendono davvero.

Jurij Ferri (birraio Birrificio Almond’22)


Che bello sentire finalmente un birraio che rigetta la forzatura di legare la birra al territorio per esaltare il vero legame portante, quello tra birraio e birra. Questo sì che potrebbe essere l'equivalente del terroir tanto decantato e ricercato (con esito negativo) anche nel mondo della birra.

Va a finire dritto dritto nell'angolo "FerMentAzioni" di questo blog.

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