giovedì 14 giugno 2012

Zinnebir e Taras Boulba, nuovi classici belgi

Due birre bevute in serie, anche se a distanza di qualche giorno.
Provengono dal Belgio, e da uno dei birrifici relativamente più giovani rispetto ai mostri sacri della tradizione belga. Si tratta di Brasserie de la Senne, nota soprattutto per queste due produzioni di cui sto per parlare, pur non essendo le uniche.
Parto con la Zinnebir, seppur avrei dovuto forse concentrarmi prima su quella di gradazione inferiore e poi sulla Zinnebir, la quale viene spesso indicata come la sorella maggiore tra le due.
Odore molto molto invitante appena stappata. Un carattere lievitoso al naso, schiuma avorio che non svanisce rapidamente.
Il primo sorso mi piazza uno strano amaro in fondo al palato, poi va molto meglio. Parte appena dolce, poi un tappeto amarognolo persistente e continuo, infine un'altro amaro a lasciare la bocca secca.
Una belgian ale molto piacevole, seppur non riesco ad entrare in feeling con l'amaricatura, un po' terrosa. Il colore è arancio vivo, un ambrato in piena regola.
La carbonazione vivace e l'amaro ripulente, tuttavia, ne fanno una birra molto rinfrescante ed appagante.




La sorella minore è la Taras Boulba. Appena versata sprigiona un naso con note di crosta di pane molto evidenti, offrendo una schiuma di colore bianco e pannosa. Carbonazione media, nel mio bicchiere appare davvero molto limpida nonostante il lievito sia abbastanza poco flocculante (quindi, poco compatto e facile da intorbidire la birra se si scuote troppo la bottiglia mentre la si svuota). Belli al naso anche i toni di polpa d'arancia ed un taglio di erba secca. Il colore è biondo con riflessi dorati.
In bocca appare abbastanza bilanciata: il tono appena maltato iniziale viene poi ricoperto da un amaro da luppolo che compare da quando si poggia il bicchiere in poi. Persiste in gola e conferisce buona bevibilità, oltre ad un certo carattere mai aggressivo, piuttosto disinvolto.
Tra l'altro il nome si rifa a Taras Bul’ba, che è il nome di un nomade cosacco protagonista nell’omonima novella storica composta da Nikolaj Vasil’evič Gogol’ nel 1834.

Complessivamente mi è piaciuta di più della Zinnebir, anche se ritrovo in giro pareri opposti.
Cheers!

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