sabato 14 luglio 2012

Le nuove gateway beer? Non mi dire che...! Nooo!


Cos'è una gateway beer?
Diciamo che in molti sanno o sanno risalire al significato di questa espressione.
E' una birra che viene provata per la prima volta e provoca nel consumatore una reazione di appagamento e curiosità tali da spingerlo a saperne sempre di più sullo stile e sul mondo della birra artigianale.
Ritengo che a questa definizione che io ho cercato di dare manchi un riferimento alla curiosità che spingeva a conoscere oltre alla birra in sè ed al birrificio che la produce, anche gli stili simili.
Questo ho sperimentato nei miei primi innamoramenti birrari, avvenuti tra le varie Chimay.
E già, un tempo erano queste le più comuni gateway beer, quelle che ti stupivano, che ti coccolavano e ti strappavano un sorriso anche di fronte alle scialbe pizze della situazione.
Ora non fanno più colpo, non fanno più effetto sui nuovi curiosi e pentiti del mondo industriale. Troppo comuni, immaginate quasi commerciali nonostante nell'anima non lo siano mai diventate.
Questo posto oggi è stato preso sicuramente da altri. Da chi?

Io un'idea ce l'avrei. Si tratta di birre con alcune caratteristiche simili, con grandissima distribuzione, grande clamore alle spalle, ottima reputazione sia dal lato publican che dal lato consumatore, spesso anche quello non proprio novizio.
Io direi Brewdog e Mikkeller.
Sono giovanili nell'immagine, colpiscono dritto il bersaglio cercando di stupire sempre e comunque, si trovano ormai in 1 pub su 2 perchè la fama li precede e quindi il publican non può ignorare questo dato.
A me personalmente starebbe anche bene che ci siano gateway beer più accattivanti di quelle di una volta, se non fosse per un aspetto fondamentale.

Cosa portano di vero e che basi danno queste birre a chi vuol capirne di più?
Sia gli scozzesi di Brewdog che il danese errante Mikkeller hanno come mission dichiarata la volontà di distruggere una sorta di monotonia birraria confinata intorno a stili abbastanza ben definiti, che nella Gran Bretagna come nel nord Europa fino al decennio scorso erano una certezza e forse una noia.
Una noia per le nuove generazioni di quei posti. Diversa è la situazione italiana, molto e troppo diversa, direi.
Posso capire quasi totalmente un giovane inglese che si stufa di bere birre piatte, bitter apparentemente mono-corda, stout lisce come l'olio. Capisco ad un certo punto voglia poter passare da una solita pale ale a qualcosa di più figo. Ma quel giovane (può essere ventenne come quarantenne) alle spalle ha sicuramente litri e litri di birra, e può distinguere ad occhi chiusi una bitter da una india pale ale.
Può desiderare di passare a qualcosa di più audace?
Certo che può farlo, anzi se è uno di quei consumatori sempre desiderosi di capire cose nuove su malti, luppoli, lieviti, acqua e loro interazioni è la persona più indicata per farlo.
Nel caso di un non-appassionato italiano generico, con alle spalle qualche "familiare di Peroni ghiacciata" (cit.), magari qualche bella pinta di Guinness al sabato e le Tennent's delle bevute con gli amici, farebbe bene a fare il salto Peroni-Brewdog?

Premettendo dal fatto che ognuno è libero di fare quello che vuole, secondo me sbaglia di grosso.
Brewdog,  Mikkeller ed altri sono nate per proporre al consumatore di azzerare gli stili e reiterpretare a proprio piacimento qualsiasi cosa, senza fronzoli e cercando semplicemente di affascinare i sensi portandoli su un livello emozionale empatico.
Simbolo dichiarato di questo obiettivo è la Punk IPA, una India Pale Ale non più inquadrate e rigorosa ma punk, ribelle, incurante delle regole.
Ripeto, ogni azienda può muoversi come vuole, soprattutto nel marketing, il mercato è libero.
Ma da consumatore è un paradosso vedere altri consumatori che non conoscono una bitter ma già seguono coloro che fanno desistere di tutto per cancellare quelle bitter fornendo un'interpretazione sgrammaticata.
E' un atto di prepotenza, secondo me, e di presunzione. Danneggia chi alla birra si sta avvicinando e che assaggiando una imperial stout super invecchiata in 20 botti diverse, un giorno non riuscirà ad apprezzare una semplice stout fatta "come dio comanda", magari ritenendola acqua sporca o giù di lì.

Ritengo responsabili di questa deriva anche i publican, almeno in parte. Sono birre di buona qualità, sicuramente, non sono andate a male o fatte male. Io critico solo e soltanto la filosofia produttiva e la volontà di stupire a tutti i costi, con uscite quasi settimanali di nuove invenzioni birrarie dettate spesso dal solo marketing.
Mi preoccupa anche e soprattutto una cosa: non parlo dei publican navigati o dei birrai, ripeto, loro avrebbero tutti i motivi per superare alcuni stili ormai arci-noti per assaggiare altro. Ma stupirsi di fronte all'ennesima IPA con vagonate del nuovo luppolo proveniente dalla "Nuova Culonasia" ed innamorarsene dimenticando tutto d'un tratto pilastri birrari belgi, birre favolose ceche o capolavori di beverinità britannici lo considero un delitto.

Ipnotizzano, è difficile resistere, ma non sono Brewdog e Mikkeller LA birra artigianale. Non sono la Bibbia della rinascita birraria, sono semplicemente il lato più appariscente. Fanno alcune ottime cose, alcune. Ma devi saperle apprezzare. Chi si brucia con loro non avrà mai idea di cosa significa una pils non pastorizzata spillata a Praga o una koelsh servita all'aperto a Colonia.

Hai preso 10 nuovi consumatori a serata, certo.
Ma hai perso quei 5 vecchi clienti che scanseranno come la morte tutto ciò che farebbe dimenticare certe colonne della storia della birra, impossibili da abbattere.

Cheers!

5 commenti:

  1. Dici bene. Brewdog e Mikkeller non sono certo la Bibbia! Considerando la loro naturale tendenza a prendere le distanze dai canoni classici della tradizione birraria, mi sembra più giusto assimilarli ai vangeli apocrifi!!! Giusto per restare in tema :)

    Michele

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  2. hai ragione! era una riflessione che avevo fatto anch'io. concorodo perfettamente con la tua analisi, di questo passo avremo dei bevitori-mostro che berranno e vorranno solo birre estreme, con buona pace delle session beer che spariranno del tutto

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    1. L'estremo chiama estremo...c'è già una birra iper-luppolata che si chiama Overdose. Nomen omen! :D

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  3. Oh! Finalmente ti sei sfogato su Brewdog e Mikkeller!!
    Sai che non la penso come te e ho sempre amato questi due, però devo ammettere che le tue riflessioni sono giuste.
    Non si possono dimenticare gli stili classici, a fronte delle luppolature estreme, alle quali tutti ci stiamo appassionando, io per primo.
    Comunque sai anche che nonostante sono un appassionato assaggiatore di birre extraamericanhops, quando ho sete bevo Pils.

    Ciao
    Donato

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    1. Ciao Donato!
      In effetti, la tua frase finale conferma che sarebbero birre adatte a chi ha fatto un certo percorso birrario piuttosto che come gateway beer. :)
      Sono riuscito a strappare qualche consenso almeno riguardo alla deriva da luppoli, mi fa piacere! :D
      A presto Donato!

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