martedì 21 agosto 2012

Una ale americana ed una inglese: Anchor Liberty Ale e Ridgeway Bitter


Un'altra accattivante (per me) produzione del californiano, storico birrificio Anchor, finisce nel mio carrello della spesa. E' la Liberty Ale, american pale ale dall'aroma pungente, fumoso, di bosco ed erba selvatica, muschio.
L'uso del Cascade è evidentissimo e devastante, pur non facendo cadere questa birra nella lista degli amanti del luppolo estemi.
La schiuma è di un bianco crema. Il corpo maltato si stende sostenuto da una bella frizzantezza e pepatura, ed un amaro sempre in agguato, che poi si rilassa nel finale rivelando il dry hopping.
Colore dorato, in effetti si sente che non corrisponde ad una ale da session beer, i 5,9% però sono più che piacevoli.
Apa potrebbe anche esserlo, ma ha caratteristiche gustative che si distinguono, soprattutto sulla percezione del luppolo in retro olfatto.
Il lievito è un po' difficile da gestire, poco stabile sul fondo nonostante ore ed ore in frigo. Decisamente una grande birra, vintage quanto le altre produzioni Anchor ma che ha molto da dire nel panorama non solo americano.

Volendo stappare qualche ale della madre patria, invece, ho approfittato della Bitter del birrificio inglese Ridgeway. La birra va alla perfezione nella pinta dato il formato da 50cl, e quanto avanza viene perfettamente occupato dal una schiuma alta e soffice, non pannosa ma molto rassicurante.
Un aroma non clamoroso, come era da previsione. Lascia immaginare una parte maltata biscottata che in effetti ritrovo subito al primo sorso. La frizzantezza è parecchio elevata, e sostiene alla perfezione la struttura di questa birra di soli 4,0% alc..
Non mi riesco a ritrovare inizialmente con la parte finale che avrei dovuto percepire alquanto amara. Almeno inizialmente non sento alcun apporto amaro, piuttosto emerge una parte maltata solo appena bilanciata da note floreali luppolate. Diacetile avvertibile, sensazione burrosa in bocca dove però crea una bella facilità di bevuta.

Dopo qualche sorso, però, la parte amara si sente. Non è come mi aspettavo, ma non è la prima volta che mi imbatto in bitter inglesi che credevo più amare. O ho una pretesa eccessiva nel confronto delle loro unità di amaro, o forse le bitter inglesi sono davvero molto più vicine alle pale ale di quanto mi aspettassi.
Del resto è noto un certo piattume di caratteristiche tra le birre inglesi, e questo spesso si traduce in differenze piccole e difficili tra uno stile e l'altro. Mi era capitato qualcosa di opposto, catalogando la Samuel Smith's Old Brewery Pale Ale come semplice pale ale invece che come premium bitter.
Segno che c'è davvero tanto da scoprire tra gli stili inglesi, anche per chi pensa di aver capito quasi tutto.
E' anche una birra che gode dello stemmino del CAMRA, movimento inglese a sostegno delle real ale, una volta quasi estinte ed ora tornate in vita. Maggiori info su cosa sia una real ale qui.

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