mercoledì 26 settembre 2012

Best Bitter (ever drunk)

Questo settembre va così e deve andare così.
Non tocco birre non inglesi da una ventina di giorni, ed in compenso mi sto facendo una scorpacciata di real ales e via dicendo.

Ultima breve bevuta in questi giorni di quasi silenzio stampa è quasi un classico. Soprattutto per il blasone del birrificio, tra i più non-moderni della scena inglese ad essere distribuiti un po' dappertutto.
Parlo della St. Peter's, che ormai gode di una certa simpatia da parte mia. Caratteristica negativa, perchè poi è difficile capire se qualcosa ti piace o te la stai facendo piacere.
Mi sono sbevazzato alle quattro del pomeriggio una 50cl di Best Bitter, con i suoi 3,7% alc.
Effettivamente non sentirò molto il grado alcolico nelle ore successive, ma a giudicare dalla birra e dal suo sapore non avrei saputo dirlo con certezza appena ho messo le labbra sopra.
Schiuma color bianco sporco, quasi crema. Ma è subito il suo aroma che mi accalappia.
Sono luppoli Golding, che nel linguaggio brassicolo inglese non è chiaramente identificato con un territorio preciso, ma è la varietà originaria coltivata fin dal 1790 da cui hanno preso vita i vari East Kent Goldings, Styrian Goldings, ma anche nomi meno sentiti come Bramling, Canterbury, Mathon e tutto il filone degli US Goldings (fonte: HGA Variety Manual ).
Insomma, tanti profili per questo luppolo da aroma. E si avverte subito questo tipico carattere quasi "da cantina", mandorloso e polveroso. Complicato parlarne, ma so che è lui.
Ho trovato lo stesso naso proprio in una premium bitter come Old Brewery Pale Ale di Samuel Smith's, ed è proprio questa un'altra etichetta di quelle tipiche inglesi un po' old style.



Devo dire che rispetto a quella, la Best Bitter è molto più inconfondibilmente bitter, almeno per lo standard e l'allenamento dei miei sensi.
In bocca è quasi cremosa, inaspettatamente morbida. Il colore caramello può ingannare sul gusto e sul corpo, che sono rispettivamente poco maltato e poco consistente.
La bevuta è senza dubbio secca, con un accenno maltato più negli aromi che sulle papille, e l'inizio di un amaro che poi sarà lungo e soporifero.
La secchezza contribuisce ulteriormente a dare un volto a questa birra, che altrimenti potrebbe rischiare di fare brutta figura di fronte a chi non comprende il basso grado alcolico di queste birre britanniche.
Gas ovviamente molto basso, va via molto facilmente e comunque appaga, lo fa a pieni voti almeno in una fascia oraria senza grosse pretese e con l'unica esigenza di restare sobri di fronte ad un intenso pomeriggio di studio.

Non sarà la fine del mondo, credo non sia neppure una "real ale" come vuole il Camra, ma reputo molto più appagante scegliere la birra adatta al momento che provare ad incoronare una birra su tutte. Impresa, tra l'altro, piena di variabili.

Cheers!




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