lunedì 3 settembre 2012

Come farsi una cultura birraria: i tre pilastri

Cultura + birraria.
Parole che stanno venendo fuori pian piano e che stanno acquistando un certo significato reale, non artificioso o ideale. Finalmente qualcuno non strizza gli occhi quando si nominano queste paroline.

Occhio, però, a non scambiarla per nozionismo in campo di alcolici e bevande in genere.
Dire che la Carlsberg è danese, che la birra scozzese è Brewdog, che il Belgio è la patria della birra o che le pilsner sono amare non è cultura birraria.
Spero cominci a tramontare il tempo dei publican inesperti, che ufficialmente sono dietro le spine da decenni ma che hanno sempre e solo riempito birre di grandissima distribuzione commerciale.
Allora come si può riassumere o descrivere la cultura birraria? Su cosa deve contare?
Io mi sono dato delle risposte nel corso di questi anni in cui sono stato travolto da questa grande onda di schiuma e bollicine.


Secondo me possiamo parlare di un triangolo, che si viene a formare quando tre vertici sono interconnessi e legati tra loro, ed al centro del triangolo ci metterei anche qualcos'altro.



1.Viaggi birrari
Non c'è spiegazione che tenga. Soldi, tempo, compagnia giusta...va bene, ok, possono essere solo flebili attenuanti. Ma viaggiare per andare a bere bitter inglesi in Inghilterra, pilsner in Repubblica Ceca o una koelsch a Colonia deve essere l'imperativo da ribadire anche una volta l'anno, al posto di una tradizionale vacanza o compatibilmente con essa e con i luoghi che si visitano.
Può sembrare semplice integralismo, e lo è, ma non solo. Assaporare un prodotto fresco, spillato senza che abbia fatto migliaia di chilometri per giungere in patria con inesorabili e numerosi piccoli cambiamenti nelle caratteristiche gustative, è un'occasione che può davvero regalare momenti di puro godimento.
E la nostra cara vecchia Europa è piena zeppa di posti da visitare. Quasi ogni nazione ha la sua storia birraria (tengo a precisare nuovamente...ogni nazione ha anche le sue birre commerciali di bandiera, ma non è questo che bisogna rincorrere!), e spesso basta un solo volo aereo per raggiungere luoghi che i nostri colleghi del movimento birrario americano possono solo sognare ad occhi aperti e forse raggiungeranno chissà in quale anno della loro vita da appassionati.
Certo, noi in Italia ed al Sud siamo un po' meno avvantaggiati di altri, ma non possiamo certo dire che è difficile raggiungere centri come Praga, Monaco o Dublino con un volo, spesso low cost.
Bisogna armarsi di bagagli e pazienza, magari dosare i restanti spostamenti annuali per concentrarci su questi di piacere.


Ricordo sempre che da un paio di decenni il modello di beer hunting esiste e lo ha dato il grande Michael Jackson, il "beer hunter" per eccellenza, che girovagando per l'Europa e per il mondo, tra documentari e guide cartacee ha mostrato come sia estremamente entusiasmante conoscere come la cultura birraria sia indissolubilmente collegata alla cultura del territorio ed alla tradizione culturale di un Paese.
Ogni appassionato ha l'obbligo morale di ricalcare le orme di Michael Jackson e di altri illustri appassionati andando a scovare, da buon beer hunter, tanto birre storiche quanto prodotti recenti ed estremamente introvabili, in modo da arricchire il proprio bagaglio culturale.
Ovviamente in questo beer hunting ricade anche la ricerca di pub e birrifici della propria regione o del proprio Paese, anche se l'approccio è diverso e può essere più spalmato nel tempo.

2.Homebrewing
Non avrò molta difficoltà a ribadire questo. Conoscere l'arte di fare birra in casa è fondamentale per avere una conoscenza approfondita in tema di birra di qualità. Sapere addomesticare l'uso di determinati luppoli, di un certo lievito o di una metodologia utilizzata in ambito casalingo può rilevarsi importantissimo per ottenere un prodotto da poter confrontare con dei classici in bottiglia, e magari imparare qualcosa in più sugli stili e su come si producono.


Va da sè dire che la conoscenza non è sufficiente, mentre la sperimentazione e la ripetizione di cotte non può che arricchire di nozioni ed aiutare, invece, a costruire un quadro più strutturato sul mondo birrario.
Non si arriva in poco tempo a conoscere tutto il necessario, e credo non basti una vita quasi neppure ai birrai di professione. Però cominciare non deve spaventare, andando per gradi magari con semplici attrezzature o semplici stili.
Naturalmente qualcuno potrà anche ritenere di aver capito per sommi capi e può ritenere non necessario continuare questa pratica. Sicuramente l'appassionato in questione farebbe bene a provarci una tantum, ma forse così sarebbe un male perchè difficilmente potrà riuscire a riconoscere l'apporto aromatico di un determinato luppolo, lievito o malto in pochi tentativi, senza coltivare l'homebrewing. Se ci riesce ugualmente è un talento; se non ci riesce, in cuor suo saprà che se fosse diventato seriamente homebrewer forse avrebbe più risposte.

3.Degustazione
La birra bisogna berla, altrimenti che passione è!?
Si potrebbe dire di tutto, ma la sostanza deve essere questa e la birra deve essere di qualità, che sia artigianale in bottiglia, al bancone nel brewpub preferito o al beer shop di fiducia, o addirittura steso in poltrona con una birra reperita lontano o fatta in casa e presa dal proprio frigo.
Ovviamente scansare come la morte birre commerciali, che siano in bottiglia o alla spina. Come metro di paragone per le birre su cui buttarsi mi viene sempre spontanteo indicare l'asticella "da Chimay in su", ma in realtà anche dalle buone birre artigianali della propria zona, per finire a chicche comprate online o brassate dall'amico homebrewer, se non da sè stessi.
Sul bere ok, ma come crescere nella consapevolezza di cosa si beve? Sicuramente bere in compagnia è ancora più utile, ancorchè bello. L'ideale credo sia sempre un corso di introduzione alla degustazione ad opera di associazioni birrarie, o anche un vero corso di degustazione per intero.
In mancanza d'altro, qualche bella serata-evento guidata può già fare un buon lavoro se incentrata su stili precisi o su tradizioni birrarie. E' un po' meno utile, per non dire quasi controproducente, credere di farsi una cultua in materia in eventi comandati da fini promozionali nudi e crudi su birre molto o troppo estrose che strizzano l'occhio all'apparenza più che alla sostanza, o peggio a mode. Ci sono diverse occasioni come queste anche, per cui meglio sapere a cosa si va incontro e, ad un certo punto, pretendere qualità e spessore da una birra, così come nella nostra mente pensiamo sia comprensibile fare per un buon vino.


La degustazione in senso stretto, poi, può essere divertente, bella e soprattutto utile per cogliere pregi e debolezze della birra che abbiamo di fronte, anche per calarsi all'interno della ricetta della birra e della filosofia che c'è dietro.
Attenzione però. Non siamo tutti degustatori, e non siamo tutti neppure buoni degustatori. Per cui, occhio al giudizio che si dà su una birra. Al di là del gusto personale, bisogna anche saper capire una birra in maniera oggettiva, o meglio, nella maniera più oggettiva possibile dato che ci sono alcuni aspetti che non possono scindere da una percezione personale.
Al bando il popolo di ratebeer e compagnia bella, non è nascosta lì la cultura birraria. Se poi si considera il fatto che per capire una birra non bastano due dita nel bicchiere e spesso neppure un bicchiere intero, si capisce facilmente che la degustazione ed il buon bere sono concetti che vanno al di là di un'analisi tecnica fredda, ma sono semplicemente l'anticamera del piacere dei sensi e della gioia di bere e condividere una buona birra.
La birra va solo bevuta (cit.), le parole servono solo ad appuntare impressioni ma di certo non sostituiscono il consumo ed il piacere di un sorso.

+ Studio!
Cultura e studio sono da sempre vocaboli che vanno a braccetto...ma scommetto che qualcuno non ha mai considerato che per capire di birra bisogna anche studiare qualcosa!
Credo questo aspetto sia proprio il legante dei tre punti precedenti. Per studio intenderei tanto libri di testo sull'homebrewing e sulla degustazione, quanto il web che ormai racchiude tutto il sapere anche in questo ambito.
Quindi, leggere e conoscere tecniche ed aspetti chiave dell'homebrewing su forum, scoprire i prodotti di un tale birrificio, informarsi su dove è possibile bere una buona blanche nei dintorni così come farsi guidare da qualche feedback su locali e pub che curano una buona selezione di birre artigianali. Andare di link in link, scovare siti web di birrifici sconosciuti ed immergersi in altre culture brassicole credo debba essere quasi al pari del pane quotidiano.


Insomma aggiornarsi, sia sull'ambito locale che su quello internazionale, alla scoperta di itinerari birrari per un prossimo viaggio o delle caratteristiche tipiche di uno stile secondo fonti autorevoli. Quest'ultimo aspetto può davvero aiutare a fare un bel po' di ordine nel marasma birrario italiano ed internazionale, e ritengo sia la miglior "stella polare" che un appassionato possa tenere davanti.


Se non ci sono questi aspetti nella vita di un appassionato, secondo me, è un po' dura scalare le vette del sapere birrario.
Magari qualcuno è più propenso su uno o due di questi punti invece che su tutti, ma credo si possa essere completi solo curandoli tutti e tre, attraverso lettura, studio ed aggiornamento continuo.
Non so se questo possa essere un karma dell'appassionato medio, ma posso dire che il mio personale si basa su questo schema.
Ho dimenticato qualcosa? Non credo.


Facciamoci una birra, va'...!

Cheers!

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