martedì 23 ottobre 2012

Dov'ero rimasto? Gasteam e Saisonrose...

In periodi di stasi degustativa non è che non si fa nulla qui, anzi.
Si brassa sempre, ormai ad un certo ritmo dopo la pausa estiva.

E mentre ci si arrovella per le prossime ricette, i prossimi nomi ed etichette, ne approfitto semplicemente per riprendere le due birre realizzate in questi mesi e le quali etichette non ho mai svelato, vuoi per tempo, vuoi per una certa riservatezza in vista di qualche concorso di homebrewing.

La prima è la Gasteam, una california common realizzata a giugno 2012.
Birra ibrida, essendo una alta fermentazione a basse temperature, sempre a cavallo tra le fermentazioni basse e quelle alte per questa dicotomia.
Presentata al Concorso HB Tribirra 2012 ha beccato il primo posto, e va bene così.
Il nome è tutto un programma: lascio immaginare le temperature estreme di giugno e la fatica per brassarla. Questo stile ha come riferimento in commercio la Steam Beer di Anchor, unico birrificio a brassare questa birra vecchia di più di un secolo ma nativa della California. Bestemmie da afa e steam (vocabolo inglese che vuol dire vapore, che la tradizione birraria associa alla grande carbonazione delle birre infustate dovuta ad alte temperature per lieviti lager, o pare possa anche simboleggiare il tanto vapore che veniva fuori dalle vasche di raffreddamento poste sul tetto dei birrifici). Nome alquanto immediato, quindi.
Nel bicchiere nei mesi ha perso un po' di forza e freschezza, ad agosto era davvero molto piacevole, dissetante con quel leggero amaro finale e grande gasatura. Da riprovare, con qualche aggiustamento sui luppoli soprattutto.



Altra bella birra che forse ha perso (meno della Gasteam) intensità nel tempo è questa saison che ho chiamato Saisonrose... .
Realizzata a maggio, ne ho già raccontato la genesi. Abbiamo provato ad aumentare le spezie ed il loro apporto a livello di sapore oltre che in aroma. Forse non è stata più di tanto una grande mossa, ed in più l'incognita di un lievito da vino ha fatto il resto. Il risultato è una birra più simile ad una blonde che ad una vera saison, apparentemente poco attenuata e molto bassa di gas (qui si tratta di un errore sul priming, più che altro).
Ad ogni modo risulta abbastanza bilanciata, distante dal tocco amaro finale che volevamo replicare, ma non ha grandi problemi ad essere bevuta.
Il nome era la speranza, "se son rose fioriranno". Evidentemente non sono esattamente rose, più garofani.
Il viso di quel contadino che lavora la terra e si gode una dissetante saison, però, trasmette ed aiuta a trasmettere un certo appagamento, che da questa birra ho comunque ottenuto.

Molto speziata la struttura del corpo, ne ho approfittato per irrigare una favolosa cenetta in casa con un'altrettanto stupenda paella valenciana. Tanta roba per i sensi. 
Ed ora bisogna pensare alle cotte fatte in questo mese... :)

Cheers!

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