venerdì 12 ottobre 2012

Un'altra real ale, Top Hop Best Bitter

Seconda ed ultima serata inglese di La Cantina della Birra, realmente inglese per la presenza di una real ale spillata a pompa.
Occasione avvenuta due settimane fa e che con successo anche ieri ha visto la curiosità e la voglia di assaggiarla da parte di diversi appassionati, me compreso.

Il birrificio è sempre Hornbeam con una birra diversa. Stavolta è toccato ad una delle bitter di casa, la Hop Top Best Bitter.
Poche parole spese sul sito web e pochissime trovate in giro. Non è così frequente il ricorso al marketing in un mondo brassicolo che affonda le sue radici sulla tradizione, sulla voglia e bisogno di bere birra quotidianamente, sui consumi sempre alti e sull'attaccamento a pub e birrifici locali.
Tutte cose che noi qui ci sogniamo, ergo il marketing e la promozione.

Questa bitter ha una buonissima schiuma compatta e pannosa di colore bianco. L'aspetto è di colore biondo con qualche riflesso dorato. Al naso l'aroma è poco intenso ma rimanda con molta probabilità a luppoli East Kent Golding o giù di lì, caratterizzati da un fruttato delicato di agrume.
In bocca l'equilibrio si gioca in poco spazio: un profilo maltato in evidenza a dare un corpo relativamente medio, un amaro leggermente avvertibile solo sulle labbra, poi sempre più si addentra un sorso dopo l'altro.
Abbastanza secco il finale rispetto all'attacco appena dolciastro. Una premium bitter o best bitter sulla carta e nel bicchiere, con 4,2% alc. e qualche sporgenza luppolata.

Sono birre che a noi riescono a far arrivare non molto, un po' per colpa dei nostri gusti quasi standardizzati verso IBU elevate ed aromi da dry-hopping obbligati, un po' per una certa quiete del sottobosco di un Paese in cui la birra non è l'effetto novità ma piuttosto è qualcosa appartenente soprattutto alle vecchie generazioni.
Una diversa prospettiva che si riflette in un diverso approccio rispetto al nostro.
Probabilmente stiamo parlando anche di una delle bitter che più spiccano rispetto al contesto, quindi credo questa che propongo sia una riflessione alquanto sensata.

Conoscere ed esplorare è un po' capire.
Ma siamo troppo avanti o troppo indietro per apprezzare questa semplicità inglese?

Cheers!

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