sabato 10 novembre 2012

Bruges: Cambrinus, Staminee De Garre e De Halve Maan

Ultimo atto della serie di post sul viaggio birrario in Belgio. Ci arrivo un po' con fatica nello scrivere ma anche con nostalgia e consapevolezza che queste esperienza, in realtà, sono le più belle da condividere e raccontare, più di ogni altra degustazione a casa propria.

La tappa a Bruges è tutta un programma. Ancora Fiandre, quindi, il giorno dopo essere stati a Gent.
Bruges è un gioiellino e condivide con Amsterdam il titolo di "Venezia del Nord" anche se sono città molto diverse già a livello demografico. E' una cittadina ricavata tra canali e vie fluviali e conserva un aspetto medievale autentico ed intatto, anche con la pioggia (come è capitato a noi), anche senza luce, anche (o soprattutto) di sera, con le soffuse luci arancio che sbattono sulla pietra antica degli edifici.

E' difficile perdersi a Bruges, qui consultare una mappa risulta quasi superfluo una volta raggiunto il centro, il Burg ed il Markt, piazze centrali ed affollatissime di turisti.
Dopo un giro panoramico della città, a piedi ed in barca, avvicinandoci all'ora di pranzo ci dirigiamo prima verso il Beer Shop De Struise, che però troviamo chiuso. Ci promettiamo di tornarci il pomeriggio ma poi avremmo optato per una favolosa cioccolateria, e così le loro birre (solo bottiglie) decido possono anche aspettare.
Dopo questo flop andiamo dritti verso un gran bel posto, il Cambrinus, situato a pochissimi metri dal Markt.
Il posto è affollatissimo data la possibilità di assaggiare anche ottimi piatti a base di birra. Restiamo al bancone in attesa di un tavolo. La velocità ed efficienza del personale sono elevatissime, sia nel versare e spillare birra correttamente, sia nel gestire l'enorme sala e la cucina.

Al bancone mi perdo nel beer book, ovviamente, ma scelgo subito una delle loro birre della casa, la Gambrivinus Blond (indicata anche come Blonde van de Cambrinus), birra che mi risulta prodotta dal birrificio Van Steenberge. Abbastanza buona, molto fruttata al naso anche se sembra fotocopia di altre birre di questi giorni. Ha un attacco dolciastro ed una moderata secchezza finale, tipologia e schema sempre abbastanza appagante.

Altra bionda che assaggiamo è la Poperings Hommelbier, brassata dalla Brouwerij Van Eecke. Questa risulta un po' più equilibrata e secca delle precedente, dato l'utilizzo diverso dei luppoli, presumibilmente provenienti proprio dalla zona del Poperinge, situata sempre nelle Fiandre ma più a sud, nota per i grandi, numerosi e produttivi luppoleti. Pensavo una birra molto più commerciale, invece si difende più che bene.

Il pezzo forte arriva quando ordiniamo da mangiare uno strepitoso coniglio alle prugne cotto con birra bruna, la Gambrivinus Bruin (una belgian amber ale). Qui le bionde, oltre ad essere già finite nel bicchiere, non andrebbero molto bene per accompagnare i favolosi sapori ed odori di questo piatto, tra l'altro tipico.
Decido di prendere una birra sicuramente scura, ma che con la frutta matura e l'acidità della prugna possa andar bene. Ricordo del suo gusto particolare che ho appreso ma che non ho mai assaggiato, ed allora punto tutto sulla Oerbier del divino De Dolle (che quando ordino mi viene corretto nella pronuncia con un "ùurbìr"...ok, comunque è quello che voglio ordinare). Non potevo fare scelta migliore, sia come birra in se' che come abbinamento.
Frutta matura ed etilico quasi vinoso, mentre la parte appena acidula tende a sgrassare in maniera meravigliosa l'oleoso del piatto. Questa è una birra su cui è peccato scrivere pochissime righe, ma purtroppo in certi contesti non si riesce a degustare al meglio. Ho apprezzato più che altro l'abbinamento, ma su questa maestosa birra dal fine equilibrio maltato-fruttato-lattico lascio raccontare le vicende storiche ed il volto del birraio da chi ne sa più di me. Posso solo dire di aver svuotato il bicchiere ed il piatto con suprema soddisfazione.



Usciti dal Cambrinus per un altro giretto per Bruges, completiamo il tour della città appena in tempo per evitare nuovamente la pioggia cercando lo Staminee De Garre da qualche parte. Pur avendolo indicato su di una mappa, non riusciamo ad individuare la strada ambiguamente rappresentata. La spiegazione è che si tratta di un vicoletto che non so in che modo siamo riusciti a notare e follemente a percorrere.
Al termine di questi venti metri in cui ci passa poco più di una persona chiedo informazioni sulla soglia di una casetta mentre scende più forte la pioggia. Questa persona mi risponde che alla Staminee De Garre ci siamo arrivati e la sogli su cui è lui ne è l'ingresso. Meravigliati apriamo la porta e troviamo il solito magico locale affollato, domandandoci come sia possibile che nascosti dal mondo ci siano tutte queste persone.
Sembra tutto pieno, ma fortunatamente c'è un piano rialzato con strana ubicazione in cui c'è un mezzo tavolino che prenderemo (come quasi in tutti i locali) in comune con altri clienti. Il clima è favoloso, lo si intuisce subito.
Imparo, poi, che staminee in fiammingo significa birreria, e nella forma francese la parola si trasforma in estaminet con un significato che comprende anche il concetto di bar e taverna birraria.

Al piano inferiore alle spine c'è una donna che lotta con 4 vie, una migliore dell'altra.
Mi butto sulla birra della casa, quasi un must per questi locali. E' la Triple va De Garre, brassata ancora una volta da Van Steenberge, abituè in queste operazioni. Sarà il luogo, il bisogno di ristoro, il calore percepito ma a me questa birra fa davvero sognare. Una bionda in stile tripel, la bevi e ti dimentichi degli universi di IPA e black-qualsiasicosa. Un attacco dolciastro elevato stemperato da un naso di un floreale molto delicato e fresco di gelsomino. Berla è davvero un piacere, la schiuma non si muove e non si smonta nemmeno con le cannonate. Ad incorniciare il tutto il bicchiere apposito, con una gambo tozzissimo che, una volta impugnato, permette di reggere questo baloon come fosse una pinta, con conseguente sensazione di possesso e comodità da session beer.
Solo per conferma sfoglio spesso ratebeer, e trovarla là al 23° posto nella geografia delle tripel credo sia un'ulteriore assenso per questa piccola grande perla.

Ordino una Avec le bon voeux, birra natalizia bella massiccia di 9,5% della Dupont. Sia dalle parole ufficiali del sito che da quelle ufficiali di Kuaska, si tratta di una versione rinforzata della loro Moinette che non è molto catalogabile in uno stile (ho visto saison o barley wine su siti di raters...), ma piuttosto che azzardare una vicinanza alle tripel direi più appropriatamente belgian golden strong ale. Siamo sul generico, comunque, anche se cadiamo in piedi. Birra che trasmette davvero calore con la sua complessità e la sua secchezza finale maggiore rispetto alla birra precedente.
Veramente due grandi esempi della capacità belga nel creare birre complesse.

La pausa in cioccolateria è roba già accennata ed eventualmente adatta per altri blog, ma sicuramente degna di nota.

Mentre va raccontata l'incursione after-hour al birrificio Browerij De Halve Maan. Ero indeciso se visitarlo o meno, ma questo comportava togliere tempo alla visita della città, e mai come in questo caso sarebbe stato un peccato.
Allora mi prometto di passarci. Arriviamo nel tardo pomeriggio ed è aperta la loro taverna o tap room.
Hanno alla spina la Brugse Zot blonde che declamano come unica bionda fatta completamente in città.
Brugse Zot e Straff Hendrik sono i due brand che vengono fuori da De Halve Maan. Ma dato che mi era parso di capire che la prima non fosse una grandissima birra, mi butto su una birra prodotta a nome Straff Hendrik, precisamente la loro Quadrupel anche se in bottiglia.

Servitami abbastanza fredda, la faccio pazientemente scaldare con le mani. Aroma di malti tostati intensi, in bocca sprigiona complessi sentori di caffè su una trama piena. La schiuma beige densa e compatta accompagna con un liquoroso calore. L'ho bevuta in fretta causa tempi un po' serrati, ma l'ho gustata con vero piacere. Ricordo in particolare la carbonazione soffice nonostante la bassa temperatura di servizio, e quando una birra è buona già così fresca ti viene di apprezzarla a maggior ragione

E così mestamente incantati dalle bellezze di Bruges e dai suoi nettari maltati e fondenti, lasciamo la cittadina tornando a Bruxelles in treno distrutti ma con il cuore caldo.

E termino anche io questa serie di post che ogni volta che rileggerò o consulterò rischieranno di buttarmi sul malinconico pensando a quante birre buone si possono trovare in Belgio e quante meno buone è probabile sarò portato a bere in questo paese in mancanza di quegli esempi di una grande cultura brassicola.

Cheers!

2 commenti:

  1. Interessante scoprire che dio Kris, per la vecchia versione della sua Oerbier, utilizzasse lievito Rodenbach!

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    1. Illuminante anche questa ricostruzione storica scritta proprio da Kris, che ora ho corretto nel post sotto il link "vicende storiche".

      http://allavostra.blogspot.it/2010/11/parola-di-kris.html

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