giovedì 8 novembre 2012

Bruxelles parte III: Cantillon, Delirium Cafè e Moeder Lambic St. Gilles

Faccio un salto cronologico per raccontare la terza parte di Bruxelles, anche se farò riferimento al mio ultimo giorno trascorso in Belgio, giorno nel quale ho deciso di tornare all'ovile della capitale dopo le incursioni nelle Fiandre nelle città di Bruges e Gent.

La mia situazione è quella di un turista che (s)fortunatamente non è provvisto di alcun supporto mediatico come smartphone o tablet. Ho girato i locali della città senza la voglia di far sapere al mondo cosa stessi facendo in quel momento o cosa avessi nel bicchiere la tale sera. Credo di un viaggio birrario (anche di un viaggio qualsiasi) si stia perdendo quell'entusiasmo di raccogliere tutte le info possibili, appuntarsele su un foglio, tornare a casa e raccontarle contrapponendo delle parole a dei mini-resoconti flash che durano il tempo di uno sguardo distratto ad una foto.
Volente o nolente, ho girato per locali con mappa alla mano ed indirizzo da trovare. Perditempo, forse, ma decisamente avventuroso!

Avevo programmato di visitare qualche birrificio. Uno sarebbe stato senz'altro Cantillon, l'altro De La Senne. Contattato più volte Yvan De Baets, patron del birrificio, per chiedere di visitare il birrificio ma ricevo risposta positiva solo in viaggio. Ergo non avendo modo di leggerla, ho preferito non rischiare di fare un'odissea tramviaria per poi restare a bocca asciutta. Peccato mi avesse  anche risposto di sì...!


E così mi sono concentrato maggiormente su Cantillon, dove siamo stati tutta la mattinata.
Arrivare dal centro non è per niente complicato, 3 stazioni di metro o 30 minuti a piedi fino alle porte del quartiere di Anderlecht. Arriviamo prestissimo. Passiamo dal "siamo arrivati troppo presto, è ancora chiuso" al "ma siamo sicuri che anche oggi fossero aperti?". Basta provare ad impugnare il maniglione sulla porta in legno per vedersi aprire un mondo che esternamente non dà la minima impressione di esistere. Mattoncini rustici, un banco spillatura che non è altro che una serie di botti allineate in piedi ed un pungente fresco da cantina. Dal traffico alla maturazione in botte assicuro che è un bel salto emotivo.
Ci accoglie una dolcissima donna che poi ricordo essere la signora Claude Cantillon. E' lei che ci fa una piccola premessa al tour in italiano pur non essendo prevista, e che si compiace quando riesce a farsi capire nella nostra lingua.
Riusciamo a visitare per bene tutto lo stabilimento, dai tini di ammostamento alla mulitura dei malti tutto sembra (ed è) vecchio di qualche secolo. Al di là della tipologia di birre prodotte è davvero come fare un viaggio indietro nel tempo e nella tradizione artigiana. Unica novità è vedere qualche keykeg affianco alle botti, ma ben venga!
Il vero gioiello secondo me è la vasca di raffreddamento. Si trova sulla mansarda dove si trovano delle finestre, da cui entra aria fresca con i relativi lieviti selvaggi durante le ore notturne di raffreddamento. Mi ha stupito sapere che anche lo stesso grado di apertura di queste finestrelle è un fattore critico nelle mani del birraio per regolare velocità di raffreddamento e "inoculo" di lieviti e batteri.

Alla fine del tour ovviamente ci soffermiamo nell'area dedicata agli assaggi compresi nel costo del biglietto, e vediamo che oltre a tanta gente è presente anche lui...Jean-Pierre Van Roy. Pur non essendo un seguace del lambic e del mondo spontaneo, lo riconosco e fremo per poterci scambiare qualche parola. Ne approfitto nel momento in cui termina un'intervista. Impossibile non leggere sul suo volto la storia di una cultura brassicola unica, intramontabile e resistente al tempo ed alle distanze. Nonostante io la mia esaltazione riesca a comunicargliela, egli si rammarica per non poterci essere alla consueta "brassin public" (cotta pubblica) del successivo week end. L'importante è esserci stati, gli dico, ed approva.
Sorseggiamo un Lambic piatto (vedi l'articolo dell'immancabile Stefano Ricci a chiarire cosa sia), versato dalla consueta brocca e spillato da qualche botte.
L'atmosfera è sicuramente unica, difficile non farsi conquistare.

Dopo qualche minuto giunge fresco e pimpante anche Jean Van Roy, birraio figlio nonchè erede della brasserie e dell'azienda intera, che ha preso il testimone dal padre pochi anni fa. Arriva con un giubbino marcato "Sierra Nevada", noto birrificio craft americano. Seppur possa sembrare un dettaglio insignificante, a me sembra il simbolo della considerazione elevatissima del mondo verso Cantillon, verso Jean e la sua famiglia, che hanno non solo salvato dall'estinzione le fermentazioni spontanee ma le hanno portate su vette forse impensabili per i belgi stessi.
Riesco a conoscere e salutare anche lui, che addirittura dice di ricordare il simbolo Luppulia che altri hanno fatto affacciare da quelle parti nei mesi scorsi. Ci si lascia andare in un breve dialogo, mi racconta di essere stato in Italia a Torino per il Salone del Gusto e di aver riscosso un ottimo successo. Gli chiedo della birra nelle anfore, mi dice di averla assaggiata con e senza successivo condizionamento in bottiglia, ed anche delle nuove birre come la Zwanze 2012 e 2013. Persona disponibilissima oltre che capace e coraggiosa.
Si allontana ma lo vedo tornare dopo 10 minuti con in mano due calici omaggio della nuova Fou'Foune 2012. Non so come ringraziarlo, la assaggiamo e gli parlo del tocco meno ruvido che avverto rispetto a quella assaggiata qualche sera prima al Moeder Lambic Fontainas, e mi dice che in effetti la nuova e più recente versione, essendo tale, risulta meno spigolosa per un fruttato più evidente. E' più delicata in bocca e più fragrante al naso.
Sull'onda dell'entusiasmo prendo anche altre due birre. La prima è la Lou Pepe Framboise, lambic a cui sono aggiunti lamponi. Il colore è di un rosso sangue, ma io personalmente non riesco ad apprezzarla molto. Ha un aroma ed un gusto molto simili a quelli delle barbabietole o rape rosse, uno dei pochi alimenti che non gradisco. L'ultima birra è invece la Kriek, più amabile e rotonda, parecchio secca ma piacevolissima.
Lasciamo Cantillon dopo aver nuovamente salutato la signora Claude, sul quale viso splende sempre un sorriso affettuoso.

Altra tappa di Bruxelles è il Moeder Lambic Original, ovvero il primo nato tra i due, situato nel quartiere St. Gilles. Ometto la sfacchinata con pioggia e vento fatta a piedi per arrivarci partendo da Cantillon per poi trovare ancora chiuso per pranzo. Ed allora facciamo un salto dall'altra parte della città per goderci il sole e la vista dall'alto dell'Atomium, per poi tornare nel primo pomeriggio e trovarlo già quasi pieno.
Il locale è decisamente più sobrio del gemello. C'è sempre un occhio di riguardo per Cantillon e De La Senne, segno che il support yuour local brewery è quanto mai un grido universale.
Si parte con le ordinazioni leggendo sulla lavagna delle birre alla spina: mi sono lasciato alle spalle quasi tutte le varianti di fermentazione spontanea tranne una, ed allora devo completare. Scelgo il Faro di Cantillon, vale a dire un lambic caratterizzato dall'aggiunta di zucchero candito, ed in bocca si sente tutto. Un candito ammazza-sete ma per me stucchevole, lontano dall'idea di fermentazione spontanea che piano piano, con fatica ed impegno, mi stavo costruendo. Si vede che non sono ancora sulla buona strada.
Cerco di rifarmi con la Mad Helene, birra realizzata dal birrificio Saint Helene con l'italico Toccalmatto e distribuita solo in Belgio. Una blonde ben luppolata, molto fresca e fragrante grazie a qualcosa dovuto anche ai lieviti.
Ma il pezzo forte è la Winterkonikske, la birra natalizia di casa Kerkom. Favolosamente vinosa, con richiami a vini importanti ed aspetto organolettico da panettone con canditi. Va via che è una passaggiata nonostante i suoi 9% alc. Nella top 3 dei miei migliori assaggi in Belgio.

Di Bruxelles non ho raccontato ancora del beer shop a 50m dal mio albergo e di un altro grande luogo birrario.
Il primo si chiama De bier tempel, dove tutte le bottiglie da 33cl oscillano dai 2,00 € ai 2,50 € eccezion fatta per l'ultima arrivata dai trappisti austriaci su cui sparano 7,50 € e che rimando al prossimo giro.
Prendo solo due birre da bere in camera. La arci nota De Konick dell'omonimo birrificio di Anversa, una speciale belge o belgian amber ale molto equilibrata, decisamente di un biscottato evidente ma non spudorato a sostenere una birra sicuramente piacevole. L'altra è la Dulle Griet di Scheldebrouwerji, una dubbel con schiuma non molto persistente ma dal ricco aroma di frutti rossi e di note tostate ad impreziosire un corpo non troppo pieno.

Ed infine ultima tappa di questa città è l'altrettanto leggendario Delirium Cafè. Appena ci entro mi sembra l'anti-Moeder Lambic a livello visivo: tutto molto poco moderno, banconi e tavoli tutti in legno intriso di chissà quante birre, ma ugualmente strapieno. Anzi, qui ci sono due piani. Al piano terra è soprattutto il Belgio tradizionale a dominare la scena e sui tavoli pendono cappe ramate sottratte chissà a quali vecchi tini di ammostamento. Causa elevato rumore cerco appigli nel piano superiore, ma non cambia molto a livello di decibel.
Giù 30 vie, sopra 10 con qualcosa di più nuovo più un immenso beer book dedicato solo agli USA in questo primo piano chiamato "Hoppy Loft". Lo sfoglio conscio di non dover cadere in tentazione, piuttosto di sfruttare la situazione e conoscere qualche prodotto belga minore.
Non avevo ancora mai assaggiato e la prendo: Rulle Estivale, una bellissima blonde dagli aromi floreali con un equilibrio maltato-speziato in bocca che lascia di sasso, il tutto molto legato ed amalgamato. Grandissima birra, finisce in un baleno.
Poi la Blanche de Neiges, bianca delle nevi, della Brouwerij Huyghe. Una blance molto dissetante ma dal carattere strano: fieno, paglia, citrico e poche tracce di altro se non proprio di - posso dirlo?... - pipì!
Ancora Saint Helene, prendo La Grognarde, un'altra blonde più luppolata ma di ottima fattura davvero. Un amarognolo finale davvero piacevole si amalgama anche qui ai sentori lievitosi e fruttati, mentre in etichetta vengono snocciolati i luppoli Saaz e Northern Brewer.
Ultimissima e poi andiamo...Non peut-être, birra brassata dall'immancabile De Proef, molto spiritosa nell'etichetta così come molto ruffiana era La Grognarde. Mi è sembrata davvero una grande amber ale, con un corpo caramellato favolosamente completato da un ricco amaro da luppoli.

Durante la serata chi ti trovo al bancone dell'hoppy loft? Una decina di giudici del Brussels Beer Challenge che in quei giorni erano impegnati e che di sera credo volessero bere di pancia proprio lì al Delirium. Riconosco Joris Pattyn, incredulo gli chiedo se è lui e faccio la figura del deficiente, ma almeno gli stringo la mano e gli comunico che per me è un piacere. Breve discussione sul concorso, sulla serata, su MoBI e poi gli lascio ordinare la sua birra da 22 €!!! Per la cronaca ha preso la "2 Turtle Dove" dell'americana The Bruery, birra etichettata "belgian-style dark ale with cocoa nibs and toasted pecans" .

Ovviamente torno in hotel stremato...ma contento!

Scena ricchissima quella di Bruxelles, anche se c'è da sgomitare per trovare qualcosa di diverso dalle birre d'abbazia e trappiste che vendono tutti, ma proprio tutti, dal tabaccaio alle kebaberie.

Cheers!

4 commenti:

  1. Le foto con i Van Roy valgono da sole il prezzo del viaggio a Bruxelles!!!

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  2. Guglielmo Rainaldi17 novembre 2012 13:09

    Ciao Angelo,
    volevo complimentarti con te per la puntualità e la qualità delle degustazioni fatte in Belgio.
    A suo tempo io andai solo al Morte Subite di Bruxelles e in un altro paio di locali ad Anversa......
    Hai altre foto da postare ?

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    1. Ciao Guglielmo.
      Intanto grazie per l'apprezzamento. Di foto ne ho parecchie, ma rischio di cadere e far cadere in overdose foto-birraria me e chi mi legge. Posso solo dire che certi luoghi, di tanto in tanto o anche una volta nella vita, meritano di essere vissuti.
      A la morte subite l'ho volutamente saltato, forse snobbandolo, dando precedenza ad altri locali.
      Successivamente ho scoperto che hanno una gueze sui generis tutta loro...qualche scusa per tornare è meglio me la sia lasciata, in effetti! [:P]

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