mercoledì 21 novembre 2012

Yellowhammer, una martellata di gusto

E' stata una toccata e fuga da La Cantina della Birra quella di ieri. Sia per me che per la birra-novità attaccata alle spine.
Come piacevolmente si sta ripetendo in questi mesi, stanno facendo comparsa oltre alle birre di Birranova anche fusti una-tantum di birre reperite altrove. E' già successo per due real ale dell'inglese Hornbeam e si è ripetuto ieri con la Yellowhammer di Black Isle.


Il birrificio scozzese, che nell'ultimo anno ho visto presente anche nei beer shop nostrani, ai miei occhi soffre un po' dell'alone di mito dei colleghi di Brewdog e credo non meriti di essere in ombra in questo modo.
Magari per loro è anche un bene, ed in effetti credo non gliene possa fregare di meno visto che producono birre abbastanza diverse, decisamente meno pazzerelle, ponendosi a metà tra la tradizione del bere albionico e l'innovazione sfrenata portata a braccetto dal marketing.
Infatti più che gridare alla Ri-voluzione, il loro obiettivo pare essere una E-voluzione, e credo il riferimento lontano verso i colleghi di Fraserburgh non sia neanche molto velato o difficile da cogliere.

Aspettavo con una certa ansia di assaggiare questa birra, un po' per la gola che fa una qualsiasi novità, un po' per assaggiare un'altra birra di questi scozzesi avendo bevuto mesi fa la loro Blonde.



Questa Yellowhammer (martello giallo) si mostra molto bene, con una schiuma compatta pannosa, bianchissima e molto persistente. Il colore della birra è di un biondo dorato, e non solo il colore tiene fede a questa sorta di golden ale ma anche i primi aromi che arrivano al naso. Decisamente agrumati da pompelmo.
Corpo abbastanza leggero con appena 4% alc. , con una bella secchezza ed un bilanciamento ottimo che prima premia il malto e poi, grazie anche alla secchezza, ripulisce meglio la bocca facendo subentrare un po' di amaro luppolato.
Un amaro più che sopportabile, più che piacevole...rinfrescante ed innocuo, ma che nei profumi e nelle intenzioni dimostra una bella mano che riesce a cambiare la tradizione senza stravolgerla.

Questi scozzesi dal basso profilo mi piacciono sempre di più.
Credo sarebbero contenti sapendo che il fusto a metà serata era già finito!

Cheers...anzi, Slàinte!

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