venerdì 15 marzo 2013

Assaggi di Germania, parte 1

Bisogna sempre onorare i regali e chi te li fa.
E allora questa maratona di birre tedesche è stata spontanea quanto necessaria, per capire qualcosa in più su quello che sta succedendo in Baviera.

Abbiamo cominciato un giro di quattro birre, ed un'altro è da completare nei prossimi giorni.
Per questa prima tranche ci sono state due german pilsner e due inaspettate novità tra gli stili tedeschi.
Vado con ordine.

Il primo assaggio è stata la Rupetti Pils del birrificio Wieninger. Non si tratta di produzione artigianale, ma di un grande birrificio, tra l'altro distribuita in Italia da Interbrau.
Sinceramente questa birra non è mi è sembrata affatto buona...naso con odori di cartone bagnato e vegetale. La birra è nicht pasteurisiert (non pastorizzata), con il "nicht" sottolineato in rosso come a segnalare la particolarità. Ma con tutto il bene del mondo, è birra che si mostra davvero poco bene.




Andiamo avanti con un'altra pils passando al birrificio Schonramer di cui assaggiamo un tris.
Questo storico birrificio vede il contributo di un birraio americano, Eric Toft, la cui impronta è evidente nelle birre della linea Best Bavarias.
Mentre la Grunhopfen Pils è una pils con luppolo fresco (letteralmente, luppolo verde).
La sua presenza si avverte appena al naso, seppur con qualche scia stantia nel profilo.
In bocca si rivela decisamente più bevibile della precedente, con piccole punte luppolate e corpo mediamente scorrevole. Non il massimo da una german pils, però comprendo rappresenti già un piccolo segno di rottura col mondo classico tedesco che vede bassa la presenza di luppolo in quasi ogni stile.
Qui si è voluto un po' osare, ma sempre tenendo presente il consumatore tedesco tipo ed il suo imbarazzo di fronte a cambiamenti nei gusti.


Passiamo alle creature decisamente più audaci tirate fuori da Schonramer, prima di tutto la India Pale Ale della suddetta linea produttiva Bavarias Best.
Al naso aspettarsi l'esplosione di aromi delle ormai comunissime American IPA è un suicidio, perchè non c'è tutto questo. Più che altro il richiamo è alle IPA inglesi originali, i cui aromi sono sì luppolati ma decisamente sobri rispetto a quello che circola oggi. In bocca la birra si esprime bene, con un tono caramelloso forse in primo piano e a seguire le note appena resinose della luppolatura.
Tutto sommato una birra carina, di cui è interessante capire l'accoglienza riservatale dai consumatori tedeschi.
Sarebbe interessante sperimentare qualche versione di German IPA, con luppoli tedeschi dei più intensi a caratterizzare questa luppolatura. Chissà se a breve leggeremo di queste produzioni...me lo auguro.

Ultima della serata è la Imperial Stout dell'omonimo stile.
Inizialmente il naso non si libera molto, ma quando diventa decisamente più calda emergono evidentissime le note caffettose.
In bocca è lei, sicuramente la più spregiudicata di tutte. Soprende il grado alcolico di ben 10%alc. ma che si avverte solo per l'etilico e non per la struttura.

In definitiva, del poker di assaggi è l'ultima Imperial Stout ad aver comvinto a pieni voti, mentre sulle pils c'è sicuramente da dire qualcosa. Di sicuro il naso e l'aroma contengono disturbi e non sono puliti, per cui risultano penalizzati sul gusto stesso.
Forse anche perchè tradizionalmente non è un aspetto di cui chi beve birra in Germania si cura. Forse noi italiani siamo decisamente avanti in questo, con pro e contro che questo può comportare nel concedersi una birra.


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