domenica 17 marzo 2013

Rinascita craft in Irlanda, stout d'annata e moderne nel mio St. Patrick's Day

Il giorno di San Patrizio riesce ad entrare nelle corde di chiunque abbia una mezza simpatia per la birra in genere e per le scure stout & porter, ed oltre ad essere legato all'Irlanda mostra uno strettissimo legame col mondo della birra, quasi inspiegabile.

Mi concentrerò oggi su qualche notizia e su una birra "in tema" che ho bevuto durante il pranzo domenicale.

Riguardo al mondo craft irlandese, anche questo negli ultimissimi anni ha mostrato un'inaspettata impennata. In un mercato dove il colosso Guinness ha appiattito tutto il resto alla stregua di ciò che i suoi simili hanno fatto in Olanda (Heineken),Danimarca (Carlsberg) ecc...con l'unica differenza quella di spingere una birra scura che per diversi motivi si contraddistingue, per loro fortuna.
Ma le cose sembrano cambiare. I birrifici artigianali continuano ad aumentare e provocano ripresa anche nell'intero settore. E' notizia di ieri l'aumento percentuale delle vendite nei pub pari al +42,5% rispetto allo scorso anno, mentre vendite al dettaglio si attestano al +55%.
Il merito è nel dimezzamento delle accise deciso nel 2005 che ha avuto l'effetto di ravvivare il settore e concedere più ossigeno e liquidità ai birrifici in genere. Ed allora si è avuta la nascita di diversi micro birrifici fino ad arrivare a quota 22.
Sì, appena 22. Ci si aspetterebbe di più, ma anni di colossi non sono stati mica indolori ed hanno comportato la quasi scomparsa di stili storici irlandesi come Oyster Stout ed Irish Red Ale, mantenuti in vita in primis dai pionieri del brewpub dublinese Porterhouse.
Certo, la lotta per far emergere questo mercato craft è ancora lunga ed è impietoso il confronto con la rinascita birraria che è attualmente in corso in UK, dove il numero di micro ha toccato il massimo storico di sempre attestandosi a ben 1009.
In Irlanda il mercato artigianale produce appena lo 0,3% del totale(in Usa 5%, in Italia siamo all'1%...in confronto non siamo messi malissimo), ma le stime sono assolutamente positive anche qui. Segno che il fenomeno è globale e pur cavalcando la tendenza e le mode riesce ad insediarsi anche nel cuore di un sistema di consumi monomarca rodato come quello irlandese.

Parlavo di UK poco fa, e lì di cose sorprendenti ne stanno uscendo.
Pochi giorni fa, proprio in vista della festività di San Patrizio, un birrificio della Cornovaglia (estremità sud-ovest della Gran Bretagna), il birrificio St. Austell, ha rispolverato una ricetta antica esattamente di 100 anni, battezzata 1913 Cornish Stout, riguardante la produzione di una stout. Birre all'epoca versioni rinforzate di porter o brown ale, che adattata ai tempi odierni da St. Austell è descritta come "a full bodied beer with a balanced sweetness and delicate toffee flavours", indicata come accompagnamento ovviamente con piatti di mare ed ostriche, classica coppia di sapori caratterizzante la gastronomia di entrambe le isole dei mari del nord.
Riporto le parole dell'head brewer Roger Ryman ed una parte dell'articolo:

"I’m privileged to brew beer at a company with such a long and rich brewing history and was delighted to have the opportunity to revive this original recipe for Cornish Stout for today’s beer drinkers. Today, St Austell Brewery combines the best of the old and new, and despite the computer age, we continue to record every brew we make in leather bound journals just as our predecessors did in 1913."
Stouts were traditionally the generic term for the strongest porter produced by a brewery. The dark beer dates back to the 18th century and was named after street porters in London. When the manufacture of roasted malts was restricted in Britain during the First World War, British brewers moved to pale ales and lighter coloured beers. Stout brewed by Arthur Guinness, continued in Dublin and became synonymous with Ireland.
La cosa bella di questa storia è che St. Austell continua e continuerà a registrare queste ricette sull'originale schedario o registro del birrificio, per non spezzare questo filone di tradizione e sentirsi sempre parte integrante della storia birraria locale.

Per finire, la birra che ho bevuto oggi: Reggae Stout del birrificio ELAV.
Comprata qualche mese fa ma dimenticata un po', oggi era proprio l'occasione di aprirla.
Ho combattuto un po' con la schiuma, in realtà, non avendo la pinta giusta ma notando una effervescenza parecchio marcata.
Ad ogni modo, calmatasi un po', si dimostra dalla schiuma caffettosa sia come colore che come aromi, anche abbastanza taglienti.
In bocca non nasconde la secchezza da dry stout quale è, con un corpo basso ed una bevibilità non propriamente alle stelle però. Evolve molto bene nel bicchiere, comunque, tanto da terminare più calda ed un filino più lippolata, mostrando ancora meglio i muscoli da toni bruciati.
Giudizio positivo, forse un po' di resistenza la incontro anche per la sfaccettatura di dry stout da 5%alc. che oggi difficilmente viene proposta ed apprezzata rispetto a versioni robuste anche nel corpo.

Happy St. Patrick's Day!
Slàinte!

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