martedì 11 giugno 2013

Birrificio dell'Aspide alle spine del Groove

L'occasione era ghiotta e la serata si era improvvisamente "liberata".
Non ci penso su due volte, direzione Groove di Matera, che reduce da una serata a tema del giorno precedente, ha in linea ben quattro produzioni di un birrificio campano, e non solo.

Si tratta del Birrificio dell'Aspide, sito a Roccadaspide, Salerno.
Ricordo esiste da un paio d'anni o giù di lì ma non avevo mai avuto modo di adocchiare nulla in bottiglia, figuriamoci in fusto.
Cercando un po' di informazioni trovo due caratteristiche impiantistiche tanto inusuali quanto affascinanti: una sala cottura a fuoco diretto e sala fermentazioni costituita da tini aperti.

Caratteristiche che fanno balzare il cuore e lo fanno viaggiare verso le tradizioni più antiche europee di produzione, ricche di fascino ma anche di rischi più importanti riguardo alla pulizia dell'impianto ed all'esclusione di lieviti selvaggi, problema che si riverserebbe sulla qualità della birra stessa.
Posso però affermare che questi eventuali problemi non sono affatto presenti nè danno l'idea di aver intaccato queste birre, che sono tutte ben fatte.
Sembra scontato, anzi dovrebbe esserlo sempre, ma nella realtà dei birrifici italiani non lo è affatto, per cui questo è il primo punto da cui partire. Birre ok.

Le birre presenti alla spina erano Blonde, Saison, Gairloch e Nirvana,assaggiate in questo ordine.


La Blonde si presenta con un'ottima schiuma pannosa ed aromi subito fruttati e quasi bananosi. In bocca il corpo è medio, i fruttati sono presenti pur non emergendo ed il finale è molto leggero nell'amaro.
Una birra molto buona da 5,5%alc. , molto scorrevole nel solco delle blonde belghe, birra da pasteggio ma anche birra da sete, con una bella rotondità accennata ed un frumento presente forse anche più del previsto.

La Saison invece è la nuova nata, non risulta ufficialmente ancora nella rosa del birrificio. A dire il vero è quella che convince di meno, partendo dal naso dove si avverte un leggerissimo pepato e fenolico che persiste bassissimo. Le mancanze più evidenti sono in bocca dove non si avverte nessun contributo speziato nè la presenza della parte acidula frumentosa.
Anche il finale manca di amaro così come di corpo e carattere l'intera birra. Sicuramente birra su cui lavorare, nonostante non abbia alcun difetto organolettico.

La birra più controversa è senza dubbio la Gairloch, birra dal caratterino scozzese ma che presenta elementi presi da altre parti d'Europa.
All'olfatto subito un leggero affumicato fa capolino tra la dolcezza di malti caramello. In bocca ha un ingresso dolciastro su un corpo decisamente armonioso e abboccato quanto basta per non stufare, mentre ottimo è lo sfondo dato da note di frutta matura. Poi chiude con un bell'amaro leggero che esalta lo stesso carattere affumicato, che sul fronte delle sensazioni retro-nasali si esalta e rifinisce le sfumature scottish di questa birra.
Birra da 7%alc. molto amabile e tutta da interpretare, ma di sicuro ottima nell'equilibrio e nella mano gentile usata per mettere insieme queste diverse facce.

Ultima birra è Nirvana, che come suggerisce il nome racchiude il meglio all'ultimo di un cammino.
Una tripel decisamente gradevole, di 7,5%alc., che si caratterizza subito al naso per note aranciate e fruttate mediamente intense. In bocca il primo sorso è davvero liberatorio, esplodono note mielate e maltate che con la giusta carbonazione rendono davvero molto.
La chiusura è amara il giusto ed impreziosisce per contrasto il gusto dolciastro del sorso appena concluso.
Birra davvero di livello medio-alto, che quasi non mi aspettavo, ma che racconta con tutte le carte in regola uno stile non scontato.

Gli assaggi continuano con una strepitosa Vudù alla spina, con un bananoso abbracciato a ricordi di yougurt al caffè da pelle d'oca. Mentre per finire stappiamo una Extraomnes Kerst Reserva 2012 su cui si potrebbe spendere un fiume di descrittori.

In definitiva Birrificio dell'Aspide ci ha soddisfatti con 3 birre su 4, ma al di là di questo l'impressione sulla mano del birraio è senz'altro buona.
Le sue produzioni non si fermano qui, nella gamma ci sono anche birre come bitter, APA, baltic porter e probabilmente altre in arrivo.

Sembra poter aspirare ad essere protagonista almeno nella sua Campania ma non credo sfigurerebbe rispetto anche alla fascia media/medio-alta del panorama nazionale.

Complimenti al birraio Vincenzo Serra e bravo Gaetano del Groove nel credere "alla cieca" in questo birrificio!

Cheers

2 commenti:

  1. Questo Vincenzo Serra è proprio bravo! Peccato però per la saison... al suo posto non l'avrei neanche infustata. Ci dovrà lavorare ancora un po'.

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  2. Ennesima dimostrazione del buon livello qualitativo che il movimento birrario campano ha raggiunto. Personalmente non lo conosco, attendo con impazienza di provarlo.

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