domenica 23 giugno 2013

Briudoggg for dummies

[...]"A me interessa il prodotto, che non è affatto eccellente come tu dici, io lo trovo spesso mediocre e non esente da problemi, e come viene comunicato, ed è comunicato esattamente come un orologio, un cellulare e qualsiasi altro prodotto di massa “cool”.
Tu mi ripeti che sono grandi imprenditori, e non è necessario perché lo so da 5 anni e credo lo sappiano TUTTI. Io ti dico una cosa diversa: per loro, come Bottoni ci insegna, la birra è un DI CUI.

Tramite la birra veicolano un messaggio pubblicitario molto efficace su una certa tipologia di giovani. Il prodotto è decente, questi giovani non hanno esattamente un palato da esperti e sono estremamente omologati nel gusto, esattamente come avviene nelle industriali, sono poco curiosi e molto seriali (lattine a manetta) e tutto funziona = soldi a palate. 

La birra, il prodotto, non è certamente al centro: è al centro l’immagine che hanno costruito attorno.

Sono bravi imprenditorialmente? Ovvio.

Fanno grandi prodotti? Mica tanto.



Stanno creando una nuova generazione di bevitori migliore? Direi di no, è solo una nuova omologazione di gusto e un rispolverare regole di marketing dell’industria: lavorare sull’immagine, le bionde, la festa, i pinguini, le teste di cervo, le marmotte con dentro la boccia, la birra più alcolica della galassia, ecc. le bevi per l’immagine che hai di te stesso nel berla.

Mi piace tutto questo? No.

Trovo che oscurino realtà ben più meritevoli di successo? Sì, e questo mi preme.

Qualcuno fra le folle adoranti potrà dirlo? Sparar cazzate per sparar cazzate, preferisco chi mette la birra al centro, non le fregnacce. E il mondo è pieno di birrai serissimi, checche tu ne pensi. E si può fare successo anche lavorando così: spero che il nome Sierra Nevada ti basti come esempio." [...]

Stefano Ricci aka SR su Cronache di birra

7 commenti:

  1. concordo. ho bevuto birre imbarazzanti. per me sullo stesso filone si è incalanato Mikkeller.

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  2. Non sono d'accordo per niente. Di brewdog ho bevuto birre mediocri, birre normali e birre eccellenti. Hanno una cura del prodotto notevole in generale.
    A differenza di qualche voce sul web non mi risultano sulla piazza grandi lotti difettati.

    Capisco che a molti non può essere piacevole il loro guerilla marketing e si fermano lì.

    Per dire anche io ho avuto il periodo di odio verso il birrificio scozzese (parecchi prodotti sottotono) ma ultimamente si sono ripresi alla grande.

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    1. Io penso sia difficile non notare il peso del loro marketing. Fanno credere alternativi i loro consumatori ed invece li rendono omologati e ciechi. Forse qualche anno fa erano il top della trasgressione, ora sono vittima della velocità e fallacità delle loro stesse mode.
      Al di là di questo, hanno stancato e si sono stancati essi stessi di fare stramberie.
      I loro prodotti li trovo inutili, sebbene sulla continuità io non abbia nulla da dire.

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    2. caro Indastria, come sono sicuro avrai letto altrove, l'ultima loro mi è stata proposta subdolamente alla cieca. lotto appena arrivato in Italia: imbarazzante

      va ad aggiungersi ad un lunga fila di altri assaggi problematici (diacetile uber alles). non TUTTI per carità, qualcuno (molto lontano nel tempo) addirittura entusiasmante, ma molti: troppi per definirlo un birrificio che "ha una notevole cura del prodotto"

      poi: io non nutro alcun dubbio sul tuo palato. e nemmeno sulla tua fortuna allo stappo (mi butterei sul Gratta e Vinci fossi in te). ti prego di non nutrire altrettanta sfiducia nelle esperienze altrui. in giro c'è di meglio e una moltitudine a livello non sicuramente inferiore

      su questo innestaci il "guerrilla marketing", che sta simpatico solo a te, e fai il conto: senza questo ammasso di fregnacce sarebbe un birrificio di seconda fascia, questa è la realtà. ma viviamo un mondo che è disposto a bersi qualsiasi cosa, in senso figurato e non

      è un bene per la birra? se ti piace pensarlo... io penso che sia una dimostrazione di immaturità del nostro settore, da parte dei consumatori. e il tentativo riuscito di massificazione del prodotto (che ahimé si presta). vendi la birra come un paio di scarpe alla moda, che siano Prada o Nike fatte in Vietnam. un po' come se un buon marketing riuscisse a piazzare nell'immaginario comune il Cruasé dell'Oltrepò al posto di uno Champagne Rosé base di un RM (stesso prezzo). nella birra ci riescono, e qualcuno applaude pure

      quelli non vendono birra, vendono immagine. domani potrebbero produrre racchette da tennis e sarebbe la stessa cosa

      se avessi ancora qualche dubbio: http://www.thedrinksbusiness.com/2013/06/brewdog-heads-into-the-spirits-market/

      "What we have here is not beer, but its alter-ego. This is Mr Hyde. This is the shiver down the spine of the grease-slick ad-man relying on people lapping up the ‘same-old, same-old’ from their sticky bottles of snake oil. “This is a drink brewed by the misfits, for the misfits. It’s a beautiful, absurd experiment.”

      se a te fa piacere berti queste stronzate, oltre alla birra che c'è dentro, lascia che altri facciano notare la cosa: magari qualcuno ha uno scatto d'orgoglio...

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  3. io non metto in dubbio la cura del prodotto come ho letto invece in giro sulla questione lattine/filtrazione/pastorizzazione..dico solo che sono un ottimo birrificio che fa buone birre, qualche perla e qualche porcata. Avendo un'immagine e un brand fortissimo possono permettersi questo. è un loro merito per carità, nessuno lo mette in dubbio. per fare un esempio...la famosissima punk IPA per me è un'ottima birra ma non è quel mito che vogliono far credere. 100 volte meglio la dead pony per citarne un'altra loro. Poi la storia degli scoiattoli morti come contenitore della bottiglia la dice lunga sulla cura del marketing.
    le etichette di emelisse sono di una tristezza infinita ma il contenuto fa commuovere.

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  4. La mia lacuna è di non aver mai bevuto loro birre, non sò se fortunato o meno, ma questo non mi consente di esprimere pareri "qualitativi". Però l'immagine, per il successo di un'impresa, è fondamentale! Loro sono bravi, molto bravi, a raggiungere le masse, perchè probabilmente è quello il target che vogliono raggiungere, e poco gli importa che non realizzino delle birre da orgasmo. Ci sono produttori e produttori, così come consumatori e consumatori, ciascuno fidelizza con chi preferisce. E se un marchio semi-industriale oscura qualche eccezionale produzione di un microbirrificio artigianale, non gli si può dare una colpa. Piuttosto si spera che gli apprezzamenti dei loro (pochi ma buoni) clienti, sicuramente fidelizzati, possano infondere l'entusiasmo necessario ad affrontare le dure leggi del mercato.

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  5. quoto ogni singola parola del buon Stefano! intervento pressochè perfetto. Solo una nota su chi considera la punk ipa una buona birra: ti scongiuro prova anche altre cose! Lo dico per il tuo bene!!!

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