mercoledì 5 giugno 2013

Caccia alla cervogia nelle lande federiciane


Torno  a scrivere davvero dopo tanto, ma vedrò di recuperare in fretta il tempo perduto.

Più che una pub crawl questo è stato un tour.
L'esplorazione della giungla birraria a cavallo del nord barese e della BAT è stata alquanto movimentata e caratterizzata da diversi spostamenti in auto, con relativi tempi morti per individuare i locali ma soprattutto per trovare parcheggi.
Ancora una volta lo stimolo è la guida MoBI che sto curando per la Puglia.
Partiamo con ordine, questa sarà la nostra scaletta:

Mamia beer shop - via Cattedrale, 108, Ruvo di Puglia (BA)
Decanter - Via la Corte, 3, Andria (BT)
Camera a sud - Via Nazareth, 51, 76121 Barletta (BT)
Tortuga - Supportico della Conca, 6, Trani (BT)
Assud - Via Giacomo Salepico, 4, Molfetta (BA)



Il mattino del giorno della partenza vengo a sapere che l'ultima tappa, quella di Molfetta, salta perchè il locale ha chiuso da qualche mese. Peccato, aveva aperto appena a novembre del 2012.

Partiamo nel tardo pomeriggio e dopo un'ora e mezza la prima tappa, il Mamia.
Il beer shop rimpiazza uno esistente in precedenza, chiuso un anno fa dopo poco anche lui. Ci accoglie Mariangela, ospitale nonchè capace padrona di casa.
Ci sconvolgono subito però dei led rosso fuoco che illuminano il locale e che sostituiscono qualsiasi forma di luce. Molto poco piacevoli, c'è da dire.
Il locale è piccolo e senza mescita e sugli scaffali campeggia praticamente solo Belgio. Ahimè le presenze commerciali che vedo sono davvero tante, eccezion fatta per qualche vecchia Westvleteren e pochissimo altro.
Inoltre non c'è mescita, quindi solo beer shop. Per scelta, non per impossibilità.
Scorgiamo qualche birra promettente mai assaggiata, si tratta delle produzioni di Grado Plato in formato da 33 cl. Prendiamo una Sticher, birra sull'esempio delle sticke altbier di Dusseldorf. Molto caramellosa al naso ed avverto nette le caratteristiche da lievito a bassa fermentazione, un notevole etilico e soprattutto tracce di malti base quali Monaco e Vienna, quasi obsoleti come presenza nella maggior parte delle ale anglosassoni che invadono il mondo craft.
Carina anche la Sveva, helles tedesca leggermente dolciastra ma soprattutto pulita ed appena floreale al naso. Birre molto delicate, dal giudizio sufficiente anche se non da urlo.

Tronchiamo a malincuore
le chiacchiere con Mariangela sulla birra in un paese come Ruvo e sulla distribuzione e dopo aver ammirato la meravigliosa cattedrale, ci spostiamo ad Andria.
Anche lì i palazzi parlano tanto, e presso Piazza La Corte troviamo finalmente Decanter.
Locale davvero ampio, fatto da un piano terra ed uno interrato, tra tante stanzette intime ed un arredamento elegante e minimale. Sopra ristorante, sotto pub o meglio locanda, seppur in chiave moderna.
I proprietari, cognati tra loro, ci raccontano del loro interesse per i vini e la birra artigianale e ci mostrano orgogliosi la cantina, ricavata in una stanza tra blocchetti di tufo geometricamente disposti. Che fortuna essere unici clienti della serata!
Alla spina quattro vie Birranova, con un impianto di spillatura in dotazione dallo stesso birrificio, mentre in carta Bruton, Birrificio Italiano, B94 e Birrificio del Ducato oltre che allo stesso Birranova. Non male.
Assaggiamo due Ducato. La prima è la tripel Winterlude, dal naso prorompente di miele ed agrumi freschi. In bocca i primi sorsi conquistano, ma dopo un po' si accusa un po' il colpo per la mancanza di una presenza amaricante. Birra decisamente buona ma che può stancare alla lunga per la sua dolcezza decisa.
Passiamo alla Chimera, scura belga del birraio Campari, che io associo alle caratteristiche "bruin" che non saprei definire in altro modo, non essendo perfettamente calzante lo stile "dark strong belgian ale" essendo appena 8%alc. Fredda non si scopre più di tanto, ma da calda esplode al naso dattero, prugna, uva rossa e del vinoso, ben presenti in bocca con un corpo pieno ed un po' ruvido e con un finale ancora vinoso e morbido. Grande birra.


Il tour riprende, ed in mancanza d'altro di spostiamo a Barletta. Odissea per trovare parcheggio causa movida davvero scatenata (anche in un insolitamente freddo giovedì di maggio!). Giungiamo dopo qualche peripezia al Camera A Sud, piccolo locale con 30 posti a sedere o poco più. Non cisoffermiamo molto, non beviamo neppure. Le birre presenti sono solo Birranova, che conosciamo fin troppo bene, sia alla spina (anche qui impianto e quattro vie) che in bottiglie.
Fa piacere vedere spingersi fin qui l'apprezzamento per uno dei migliori birrifici Puglia e prendiamo atto della scelta anche abbastanza radicale di dichiarare amore verso la birra artigianale già dall'insegna all'esterno.
Tra le vie larghe della città vecchia abbiamo modo anche di passare davanti ad un vecchio brewpub, uno dei primi in Puglia ma non solo: Il Birraio, che troviamo chiuso. Serrande abbassate, segno che alla fine non sono solo rosee fiori nel mondo artigianale.

La fame e la sete cominciano a bussare alle nostre porte, ed allora tappa a Trani. Ci rechiamo sul porto, bellissimo lo scorcio con le barche e la cattedrale di sfondo. Interessante anche il movimento nei locali a ridosso del porto, ma il nostro Tortuga è chiuso. Una spiacevole sorpresa, imprevista visto che non si tratta del giorno di chiusura.
Pazienza, andremo a trovare l'attento proprietario Luca un'altra volta.

Piano d'emergenza, virata su Corato. Dove il brewpub/beerfirm Bibere ha chiuso da qualche mese ma dove è subentrata una nuova gestione. Il locale si chiama To Be/er, inaugurato giusto un mese fa. Curiosi ci entriamo ma neanche stavolta veniamo soddisfatti.
Il locale è aperto, almeno questo sì. Ma la selezione di birre è tutt'altro che esaltante, la solita solfa Belga classica, senza punte sopra la media delle birre d'abbazia note a tutti da ormai almeno un decennio.
E allora nulla...si è fatto tardi ma di buono non riusciamo a bere altro.

Le considerazioni sulla zona visitata sono più che altro di natura sociale. La birra interessa a qualcuno, sta cominciando a piacere ma anche qui non riesce a fare un salto di qualità.
La situazione è molto simile a quella di Bari città, con qualche incursione nel mondo della ristorazione e la presenza assillante di nomi noti dei soliti distributori. Tra i giovani regna ancora la formula del locale da cocktail, il bar neo-minimalista dai neon rosa e dagli sgabelli leopardati, dai bicchieri di mojito e da ritmi sudamericani.
Qualcuno ci prova ma anche qui c'è molto da lavorare.

Il Teku è intoccabile, il primo bicchiere sulla lista, per avere un calice panciuto o semplice bisogna quasi supplicare, per poi rischiare di passare per ottantenni petulanti.
C'è chi crede anche che si possa vendere birra fatta in casa, e chi l'ha addirittura fatto.
Siamo al giurassico, le solite birre e le informazioni errate sono i loro dinosauri.

Cheers!

2 commenti:

  1. che situazione deprimente e scoraggiante qui in Puglia e ti capisco benissimo. Dal semplice appassionato al birraio, ci si trova di fronte ad una terra, mi spiace dirlo da pugliese, ancora impreparata sotto questo aspetto. Io credo che i fattori di tale difficoltà di costruire una cultura birraria tra le nostre parti sia dovuta anche dalla scarsissima preparazione dei gestori dei locali che con il loro "vuoi la bionda, la rossa o la nera" cementano ancora di più nei clienti la poco propensione a scoprire questo modo. Certo la crisi e il nostro territorio hanno fatto il resto. C'è da lavorare tanto e quando mi capita (spesso) di parlare con gente esperta (davvero esperta) e che ha fatto della birra artigianale una ragione di vita e un mestiere mi accorgo di quanto sia difficile sradicare le idee che le birre "sono tutte uguali"..tanto per dirne una.
    Tuttavia qualcuno (come è accduto anche in altre parti d'Italia) cavalcando l'onda della moda ci prova anche ad aprire birrerie/brewpub/birrifici o locali interamente incentrati sulla birra ma questo produce due effetti:1.falliscono perchè appunto come diecvo qui non si è ancora pronti a spendere 5€ x una buona birra però ne spendono lo stesso 5 per una moretti (cito solo una) 2.creano confusione negli avventori. Essendo mossi solo dalla possibilità di guadagnare gli effetti sono quelli descritti sopra secondo me.
    Arriverà un tempo anche per la Puglia...come per tutto...con anni ed anni di ritardo...quando magari la mia Orval in cantina avrà 15 anni e varrà una fortuna...

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    1. L'arrivismo è davvero un cancro ed il mondo della birra non ne è esente.
      Guarda, alla fine arriveranno anche lì buone birre, il problema è che a servirle saranno gli stessi della Moretti convertiti solo in apparenza.

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