venerdì 5 luglio 2013

Bionde di luglio: St. Sylvestre 3 Monts, Chimay Dorèe, Brewfist Heimdall

Alti e bassi durante l'ultima bevuta, prettamente su birre belghe con una spiacevole eccezione.
Magari comincio proprio da questa, che ciofeca si può definire senza alcuna obiezione.

Si tratta della 3 Monts della Brasserie St. Sylvestre, birra appartenente all'ostico stile bière de garde (praticamente unico vero stile francese, corrispettivo delle inglesi old ale/stock ale) che sembrava quasi il non plus ultra della recondita storia brassicola delle basse Fiandre in territorio francese.
Una birra superfiltrata, di colore dorato limpidissimo. L'odore non promette nulla di buono sfoderando odori di succedanei, di mais molto intensi.
In bocca altra delusione con la conferma di quanto odorato. Se avessi avuto una benda agli occhi mi sarebbe sembrata una strong ale da ipermercato.
Pessima.
Fa davvero dispiacere vedere ridotta così una birra di cui schede risalenti a qualche anno fa parlano più che bene, soprattutto riguardo a questo stile difficile a cui dovrebbe appartenere.
Viene spontaneo chiedersi allora...ma esistono ancora birre coerenti con questo stile o l'industria se l'è pappata tutta?

Parlando di cose piacevoli, invece, eccomi a parlare della Chimay Dorèe.
Birra che sbarca in bottiglia per la prima volta in questo 2013 dopo esser stata destinata da tempo al solo consumo tra i monaci e nel consueto locale ufficiale che i birrifici trappisti hanno poco distante dall'abbazia stessa. Per questo appartiene alla stretta cerchia delle cosiddette Patersbier.
Avevo letto qualcosina su questa birra, di positivo e di meno positivo, ma la prova dell'assaggio è l'unica a poter far parlare.
Appena versata sale subito un aroma decisamente speziato in cui è davvero impossibile non distinguere un nettissimo coriandolo,
Qualche tempo fa trovai a questo link informazioni proprio riguardo la Chimay Dorèe bevuta in loco e pare solo in questa birra delle Chimay ci siano spezie, in particolare proprio il coriandolo e la buccia d'arancia curacao. Mentre nelle altre no. Peccato che nell'articolo viene segnalato che un altro monaco abbia riferito che queste spezie siano invece presenti in tutte.
Riporto lo stralcio:
"After the tasting, lunch was taken at the nearby Auberge de Poteauprè. Here it is possible to sample the beer that the monks drink within the Monastery: Chimay Dorèe (4,8 ABV, 10°Plato).
This is brewed three to four times per year. According to Chimay, Chimay Dorèe is brewed using the same ingredients as Chimay Red (apart from no malt extract), but spiced, to "avoid a water taste", with Coriander and Curaçao peel. The spices are not declared on the Chimat Dorèe rear label, although they are evident when the beer is sampled. [...] On our visit to Chimay, it was stated that spices were not used in the main beers, although Father Omer, the current monk in charge of brewing, who we did not see on our visit, told Jef van den Steen on his visit that Chimay Red and Chimay Blue are spiced with Curaçao!
"

Vai a capire...
Ad ogni modo, carbonazione sostenuta e schiuma omogenea e persistente. Il punto di forza sono la secchezza frizzante del finale e la sua leggerezza.
Non c'è nulla da dire in negativo, una "belgian session" di vecchio stampo ma di bell'effetto.

Altra bella birra è stata la nuova saison di Brewfist, la Heimdall, realizzata con i tedeschi di Frigeist (che poi...perchè con un tedesco ci fai una saison?)
La birra è un'interpretazione più luppolata dello stile ed anche più alcolica, possedendo 7,5%alc.
Il naso è decisamente speziato e sale intenso anche il profilo luppolato. Non è invasivo però, è abbastanza soffice e dolce.
In bocca tutto sommato si conferma una saison nonostante tutto.
La caratteristica un po' sui generis è un ritorno dolciastro nel finale che prontamente viene smorzato con un amaro da luppolo, l'australiano Galaxy (riportato Galaxie in etichetta...ma credo sia lo stesso, c'è lo zampino del tedesco forse...).
Non è che stoni, diciamolo, ma piuttosto mi sembra questa mancata secchezza da attenuazione spinta sia stata camuffata (in senso buono, coscientemente) da un tono amaro per mezzo della luppolatura.
Se dovesse essere realmente così, è comunque un modo di interpretare questo stile-non-stile belga, che tutto sommato ci può stare e che rende la Heimdall moderna ma al tempo stesso memore del bagaglio stilistico.
Magari sarà modaiola ma non in maniera frivola.

Tra le poche certezze della vita e del frigo, poi, c'è De Dolle.
Fiumi di pensieri si accavallano tra un sorso e l'altro di Arabier e di Boskeun...ottime ma non la stagione ideale per apprezzarne tutte le peculiarità.
Almeno mi lascio un pretesto per riberle in una stagione qualsiasi con 20°C in meno.

Cheers!

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