martedì 23 luglio 2013

Che direzione per il movimento italiano?

In questo post tenterò di ordinare un po' di idee e mettere dei punti fermi a delle domande che ormai non so quanto tempo fa ho cominciato a pormi e che continuano a suscitare in me strane riflessioni.

Dunque, l'argomento è la cultura birraria italiana, non in senso lato ma in riferimento a ciò che si è costruito in questi anni ad opera degli stessi protagonisti, i birrai.

Forse il primo spunto mi venne quando sfogliando tra varie notizie ci fu una che parlava dei risultati del concorso European Beer Star 2012. Leggendo tra le categorie inizialmente non scorsi nulla di particolare, ma ad un passaggio più attento una delle grandi sorprese: in alcune categorie dedicate a stili tedeschi si piazza il birrificio Cervejaria Bamberg, birrificio brasiliano.
Le considerazioni che mi vennero furono diverse, dal supporre che effettivamente fosse in crescita il movimento brasiliano al capire cosa ci fosse in comune tra il Paese carioca e le affumicate a bassa fermentazione. Non ultima la domanda sulla tradizione che si stesse costruendo in Brasile.

Di casi come questi ce ne sono diversi. Un altro emblematico è quello della Spagna, movimento in forte crescita soprattutto nella zona di Barcellona come descritto e dettagliato da un report di Kuaska sul periodico di MoBI Movimentobirra.

A questo punto mi viene facile un ponte con l'Italia. Ciò che mi frulla in testa è che questi Paesi (Brasile, Spagna, Italia...anche Francia se vogliamo, altri casi evidenti non me ne vengono ma ci saranno) non hanno una cultura birraria nè una tradizione storica, ma nonostante ciò il fenomeno craft beer sta prendendo ed in modo clamoroso. A me sembra più un contagio modaiolo che qualcosa di più serio.

Mettiamo il caso della Spagna: da quanto si legge dal report di Kuaska, vanno per la maggiore stili americani di A-IPA ed APA, neanche a farlo apposta come in Italia.
Mentre leggendo questa intervista di Andrea Turco sul suo blog fatta al birraio di Cervejaria Bamberg, in Brasile ci si ispira a stili tedeschi, ad ingredienti locali ma anche a stili belgi.
In questi Paesi, quindi, cosa sta succedendo? Io credo siano ancora investiti (Italia compresa) dalla fase dell'emulazione.

La tradizione birraria ormai è globalizzata anch'essa, come tutto lo scibile umano è alla mercè di tutti. Ed i paradossi sono che in una categoria di stili tedeschi vinca un birrificio brasiliano e magari, per la categoria fermentazioni spontanee vinca una birra italiana.
A me non piace questo movimento caprone, dove un birrificio ha in portafoglio di 20-30 stili di birre ispirati alla Germania, al Belgio, all'Inghilterra ecc...
Non riesco a compiacermi di chi cerca di essere un tuttologo del brassare, dichiarandosi (indirettamente, sia chiaro...brassando, non proclamando) padrone di lieviti saison quanto di ceppi lager, di spezie svariate quanto di luppolature erbacee nobili.
Perchè non è emerso un filone nazionale?
Ah...già, la creatività...se avessi saputo che la risposta sarebbe stata questa non mi sarei neanche sprecato a sviscerare questi esempi.
In realtà in Italia, se proviamo ad allontanarci e vederci dall'esterno, si possono descrivere questi filoni:

-birre d'ispirazione belga...i nostri distributori in questi decenni fortunatamente ci hanno allattato a pane e Chimay
-birre d'ispirazione tedesca...ma solo nel nord Italia, per vicinanza geografica, con qualche eccezione
-birre d'ispirazione americana...questa è quella che tira di più, in tutte quelle salse che vedano i luppoli protagonisti, diciamocelo!
-birre del territorio...qui rientra la creatività saggia (mosto di vino) come quella "Disneyland" (questa mano può essere piuma o può essere fuoco, semicit.)
Le birre britanniche le fanno in pochi (Brewfist ed Elav esclusi), o se si fanno sono luppolate all'americana e rientrano in quella categoria secondo me.

Mettiamo il caso che io abbia ragione ad evidenziare che quella che sta sdoganando il buon bere e sta facendo avvicinare molta gente sia la categoria di birre d'ispirazione americana, ma allora mi viene un'altra domanda: stiamo interpretando le varie A-IPA e APA alla nostra maniera o le stiamo copiando e basta?
E occhio che gli americani non sono gli unici ad aver rielaborato stili nella storia, sono solo gli ultimi in ordine cronologico: le belgian pale ale erano una risposta allo spopolare delle pale ale inglesi, così come le belgian stout...di esempi ce ne sono tanti, la storia birraria ne è piena e non solo riguardo ai belgi.
A me non sembra ci sia tutta questa rielaborazione del concetto di American India Pale Ale se non una differenziazione al ribasso, con pochi esempi validissimi e tante passabili per il solo fatto di avere l'agrumato del Cascade dalla propria parte.

Ma perchè gli americani sono riusciti ad elaborare uno stile e farlo proprio, anzi, elaborare tanti stili e tirarne fuori una cosa completamente diversa? Le American Red Ale, le American Barleywine, American Wheat, Imperial India Pale Ale.
Potrei dire peste e corna di questi stili che non sono tra i miei preferiti, ma una cosa va detta: gli americani hanno costruito una loro propria identità pur non avendo tanta cultura alle spalle.
E lasciamo stare la questione degli immigrati europei, è stata sicuramente una miccia ma qualcosa ha bruciato davvero per costruire e diffondere questo movimento. Leggere il capitolo sulle birre americane su "Degustare le birre" di Randy Mosher per credere.

Dove voglio arrivare?
Non credo di saperlo bene, ma vorrei evidenziare che secondo me è inutile continuare a tirare latte dalla moda delle American IPA straluppolate. Ormai è un fenomeno che ha quasi venti anni...non so se mi spiego. Dovremmo cominciare a fidarci del buono che abbiamo costruito (uso il "noi" ma mi riferisco ai nostri birrai) per tracciare qualche direzione.
Ritorno a dire: non so come interpretare quei birrifici che si mostrano capaci su ogni fronte (raramente con ottimi risultati...vedi Birrificio del Ducato).
L'unica spiegazione che riesco a darmi prende in prestito qualche dinamica dal mondo dell'homebrewing. Tra l'altro recentemente si è dibattuto qui andando anche a toccare questi tasti.

Da birraio casalingo anch'io come tanti ho il bisogno ed il desiderio di confrontarmi su tanti stili: sulle saison come sulle pale ale, sulle dunkel come sulle pils, sulle weizen come sulle stout.
Ma si dovrebbe essere abbastanza intelligenti e padroni di se stessi per capire dove si riesce a dare il meglio per ottenere risultati sempre migliori nel corso del tempo e della pratica.
Perchè buttarsi a pesce su tutto se non si è in grado di esprimersi con un buon livello?
Forse questa grande copertura degli stili da parte dei birrai italiani viene da lontano, da questo mondo dell'homebrewing che anche in Italia come in USA è il responsabile della Reinassance.
Voglio precisare però: è bello avere tutta questa overdose di stili e birrifici, almeno per gli appassionati irrequieti e malati (in cui forse rientro): oggi come oggi non rinuncierei a questa diversità presente sul mercato, mi fa bene capire ancora e ancora le caratteristiche di stili classici. Io sono il primo a voler assaggiare come si è cimentato il Birrificio Tizio con la porter e Birrificio Caio con la blanche.
Ma può funzionare per sempre questa sperimentazione? Sarà utile per far conoscere a sempre più gente sempre più stili, non lo metto in dubbio...
Ma se si dovesse sentire un bisogno di identità, di ispirazione ad una cultura solamente, quale sarebbe questa identità e come verrebbe interpretata? Attualmente mi sembra si vada un po' a tentoni, alla cieca.

E poi: che significato ha bere ottime dubbel in Giappone come in Australia?
È globalizzazione della cultura o semplicemente l'indice dei progressi del locale (giapponese, australiano...italiano) movimento nazionale?

Forse gli stili belgi sono i più vicini, ma non so, è una mia sensazione...ma sono pochi i birrifici che si concentrano solo su quegli stili e costruiscono qualcosa di unico che sorpassa anche certi esempi fiamminghi o valloni (me ne vengono in mente pochi: Extraomnes, Settimo, Baladin...forse solo questi).

In questo turbinio di domande, dunque, ritorno al punto iniziale: ha senso che un birrificio di un "Paese emergente" superi in qualità uno di un "Paese di tradizione"? E se sì, è da favorire l'interpretazione/innovazione dello stile o la sua riproduzione?

Aiutatemi a capirci qualcosa...

Cheers!

11 commenti:

  1. Sono d'accordo quasi su tutto.

    Mi domando solo quanti birrifici in italia abbiano una produzione così vasta come dici.

    Prendiamo le stout/porter e le loro varianti imperial, il confronto non è nemmeno mai iniziato.

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    1. Vero su stout/porter.
      Se il confronto c'è, si gioca sui campi delle "italian pils" , come sostengono molti.
      Sulla produzione vasta, di birrifici che ne hanno già 10 birre che abbracciano le tradizioni birrarie più variegate credo ce ne siano un mare.

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  2. provo a dire la mia, da appassionato consumatore spendaccione,.
    sostanzialmente sono d'accordo con te.
    mi limito a porre l'attenzione su un paio di questioni.

    America. Storia recente, tradizione quasi pari a zero. Hanno però avuto il merito o la sfrontatezza (passatemi il termine) di crearsi i propri stili o meglio ricrearli e reinventarli fino ad esportarli. Eccezion fatta per le cream ale che se non vado errato è uno stile nato in USA gli altri sono una forma snaturata di ogni stile. American Porter, tutte le versioni "imperializzate" (anche se la tradizione imperial non fa parte della storia americana). Stessa storia per le rivisitazioni in salsa bretta o con affinamento in botti.

    Italia. Lo stile per eccellezza per il quale veniamo conosciuti all'estero è la birra alla castagne. E il merito dei nostri birrai è stato quello di creare grandi birre con ingredienti del territorio (mi vengono in mente Montegioco e Loverbeer ad esempio) ma anche ricreare stili leggendari senza stravolgerli (mi riferisco ad Extraomnes). e per su queste strade bisogna proseguire. inutile avere 50 stili in portafoglio se sono tutti mediocri. questo perchè nel corso delle mie spese birrarie mi sono trovato spesso di fronte a birra imbevibili (per i miei gusti sia chiaro) pagate a peso d'oro (anche perchè nell'unico scomodissimo formato da 75). Quindi generalemente io diffido dalla birra italiana appena nata perchè le scottature prese sono state troppe, ahimè. Per questo fatico a contare oltre 15 birrifici degni di nota.

    Nord Europa: è una sorta di tendenza all'americana. stanno vivendo un periodo di innovazione e sperimentazione. Andarci anche qui cauti è d'obbligo. Ho bevuto capolavori ma anche porcate colossali.

    Ora io non so se Brasile e Spagna seguiranno la riproduzione fedele o la reinterpretazione/innovazione. Anche per quanto riguarda le reinterpretazioni non sono sempre d'accordo...se mi crei una pils col mosaic io mi sento n'attimino preso in giro.
    Certo è che se qualcuno mi chiede un buon esempio di tripel non vado certo ad proporgli una americana/italiana o norvegese se prima non ha bevuto i capisaldi dello stile (spendendo meno tra l'altro).
    Inoltre come dicevi tu volere a tutti i costi coprire tutti gli stili mi pare un poco un'esagerazione..ormai chiunque ha la sua IPA perchè è uno stile che tira (magari da vent'anni come dici tu). Tutto sto papiro che ho tirato giù deve sempre essere letto come un punto di vista di un semplice appassionato consumatore sicuramente poco esperto...anche se vedendo i sommelier che girano video mi sento n'attimino sottovalutato come diceva già qualcuno altrove

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    1. Non riesco a capire quali sono i capolavori del nord Europa.
      "Capolavori" è una parola seria, la spenderei per altre aree geografiche...

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    2. -Närke Kaggen Stormaktsporter
      -Nogne O Porter
      -Nogne O India Pale Ale
      -Mikkeller Beer Geek Breakfast
      qualcuna di Haandbryggeriet

      esclusa la prima che purtroppo non ho mai assaggiato ma l'ho inserita solo perchè devo ancora consocere 1 persona che non dica che è un capolavoro (dopo averla assaggiata) le altre sono per i miei gusti capolavori.
      per altre latitudini uso un termine ancora più estremo: perle.
      e qui parlo del belgio (mio primo grande amore) e quindi le produzioni storiche.

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    3. Non ho capito che senso ha citare birre non assaggiate.
      E poi c'è Belgio e Belgio, meglio non generalizzare.

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    4. Ok leva la prima.
      Giusto non generalizzare. Ecco le perle per il mio punto di vista/gusto

      -Tripel Karmeliet
      -Chimay Tappo Bianco (si sarà pure commercializzata ma quando la bevo rimango sempre folgorato)
      -Saison Dupont
      -Rochefort 10
      -Stille Natch

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  3. La cito io la Stormaktsporter in tutte le sue versioni: tutti capolavori.
    Cosa che non potrei dire della westvleteren 12 trovata anche sottotono.
    In scandinavia i capolavori ci sono eccome, basta non farsi abbaggliare dalle produzioni inutili o dai preconcetti che si sono creati ultimamente.

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    1. Porter capolavoro perchè reinterpretata o perchè azzeccata? Immagino la prima.
      Ma i danesi) o meglio gli scandinavi) secondo te fanno qualcosa di diverso dagli americani o sono della stessa pasta?

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  4. Mi spieghi che intendi dire per "reinterpretata"?

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    1. Fuori dai canoni dello stile, in sostanza,

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