venerdì 19 luglio 2013

Una carrellata di birre Vecchia Orsa

Vederle tutte insieme fa venire spontaneo stapparle. Tutte, una sera, e berle per capire di che pasta sono fatti.
Ieri è stata per me la serata Vecchia Orsa, ho assaggiato 6 produzioni del birrificio emiliano praticamente coprendo tutta la loro gamma produttiva.
Mi aveva molto ben impressionato la saison Utopia bevuta precedentemente, per cui i presupposti per buttarsi a capofitto tra le loro birre c'erano tutti.
Per non parlare della Bender, american wheat che mi letteralmente stregato qualche mese fa.

Partiamo con la weisse Incipit, un inizio suggerito già dal nome.
Schiuma non molto persistente a grana grossa e bianca, mentre la birra assume un colore oro carico, un ambrato leggero si intravede tra i riflessi.
Al naso un leggero fenolico ma niente banana o fruttati. In bocca stessa impressione, con un corpo decisamente scarico nonostante una punta iniziale dolciastra.
La vera nota sgradevole è però uno strano amaro finale, tendente al medicinale e che mi dà la stessa sensazione quasi metallica di una mandorla amara.
Non un grande inizio, insomma.

Per proseguire blanche, la Ideale. La birra presenta, oltre a buccia d'arancia e coriandolo, anche una confettura di pesca, probabilmente inserita in seconda fermentazione.
La schiuma è pannosa, il naso è sì speziato ma non come ci si aspetterebbe: emerge un intenso pepato e fenolico e non pervengono coriandolo e note dolci dell'arancia.
In bocca conferma la sua non aderenza allo stile nonostante la sua bontà: nessuna traccia di acidulo, un corpo più frumentoso e pieno del previsto, un finale rustico e corposo.
E' una birra di frumento non meglio definita, con qualche tratto vicino addirittura a weisse (corpo e chiodo di garofano) e saison (pepato e ruvidità).
Non per questo però è cattiva, anzi, molto buona...ma blanche non lo è per niente, neanche sui generis. Ah, albicoccanon pervenuta, magari è una scelta volutamente di basso profilo.

Proseguiamo cambiando geografia e tradizione birraria e stappando la Nativa, Pale Ale di stampo inglese. E lo si sente subito al naso, un fruttatino deliziosamente scarno dato dai luppoli EKG e Fuggle. Un terroso che poi si ritrova anche nel finale amaro.
Le ottime impressioni dell'aroma si ritrovano in bocca con un carattere molto misurato sull'amaro, mentre c'è un aspetto che merita di essere segnalato: il corpo.
Al contrario di quello che ci si aspetta, qui è troppo pieno. In questo modo il sorso scorre a fatica e rovina un po' lo splendido lavoro fatto con luppoli e lievito rallentandone il piacere.
Peccato davvero, perchè se fosse stata più snella sarebbe stata davvero da incorniciare...



Restando in territorio inglese, affrontiamo l'assaggio della Aurora, blonde ale con luppoli Cascade ma anche europei.
Un'altra conferma di come la mano del mastro birraio parli molto bene l'inglese e di come si esprime districandosi anche con materie prime non propriamente british.
Tra l'altro lo spirito di queste blonde/golden/summer ale che dir si voglia è proprio quello di strizzare l'occhio agli USA ma non troppo.
Aromi leggermente aranciati che non lasciano dubbi ma che sono tenuti a bada molto bene dalle altre note luppolate erbacee e dalla base maltata non stancante. Birra che si apprezza anche a temperature più ambiente e che fa una sua bella figura.

Sconfinando in altri territori, apriamo anche la blond di ispirazione belga. E' la Magnitudo Blond, birra realizzata con il supporto del birrificio Amarcord corso in aiuto di Vecchia Orsa per i danni subiti dal terremoto dello scorso anno.
Il cappello di schiuma è molto bello, la birra un po' troppo limpida del previsto, il che mi lancia qualche sospetto.
In bocca è bevibile, si distingue appena per un lievito importante ma non resta memorabile in bocca. Un po' monocorde, fiacca e prevedibile.
Per nulla secca nè amara, rimane un bel compito svolto ma non offre chissà quali gioie o spiragli emotivi.

Per ultima un'altra bella birra, almeno si conclude in bellezza. La prescelta è la Fabula, belgian ale in etichetta e di color mogano nel bicchiere.
Al naso si sente una bella sbuffata di frutta matura, uva passa in primis. Anche in bocca è alquanto vellutata e fruttata e lascia anche il giusto spazio a tostati e note di frutta secca.
Birra più associabile alle dubbel che a generiche belgian ale e che esprime il suo potenziale sia nei malti che nel lievito.
Addirittura spunta una piacevole punta finale di amaro ad impreziosire le sensazioni retronasali ed a ripulire il tutto, conferendo anche qualche altra nota speziata non meglio definita.
Qui il corpo è sufficientemente pieno, forse un filino in più non avrebbe guastato ma così va bene.

Nel complesso questo birrificio sembra avere buoni cavalli di battaglia (Nativa e Fabula) ma anche altrettante birre da ritoccare su certi aspetti chiave come il corpo e la beverinità, che a volte è eccessiva e a volte modesta. Resta in sospeso solo la imperial stout che non mancherò di cercare.
Nessuna nota storta ad ogni modo, segno che comunque chi ci lavora sa farlo per bene.

Cheers!

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