sabato 30 novembre 2013

Londra parte IV: The Harp, Lamb & Flag, The Windmill...e riflessioni

L'ultima serata a Londra doveva anch'essa essere speciale e lasciarmi qualcosa.
Dopo essere stati in pub di un certo valore storico, torniamo in zona Covent Garden per cercare The Harp.
Lo cercavo dalla sera precedente, ma non ci fu storia...con una mappa è diventato tutto più semplice.
Arriviamo e sembra da fuori un luogo piccolo e sereno. Avvicinandoci all'entrata si cambia velocemente idea e dentro diventa palese la concentrazione di gente in quell'orario pre-serale in cui agli inglesi piace proprio tanto uscire (anzi entrare) a bere.
Bolgia sia per gente che per patrimonio birrario, e più precisamente per numero di stemmini di birrifici (si dovrebbero chiamare tap label, non so come esprimerlo nella nostra lingua). Una bellissima vista ed un ottimo contorno al di sopra del serpentone di spine al bancone. Tante cose davvero.
Non so quasi da dove cominciare, ed allora chiedendo info alla publican mi destreggio un po' e comincio a scegliere.
Parto da una sorta di pale ale/strong bitter, è la Palmers 200. Purtroppo non si dimostrerà una buona scelta, nonostante al naso sembri ok. E' in bocca il problema, un burroso dolciastro stucchevole che indica la tanto temuta presenza di diacetile, davvero sparato alle stelle. Non riesco a finire metà della mezza pinta ordinata...
Fortunatamente imbrocco una strada migliore con la Best Bitter di Clarence & Fredericks, con sempre ben accetti luppoli nobili (sul sito leggo di Fuggles e Northdown), un corpo leggero ma non troppo, una facilità e piacevolezza che unite non possono che combinare gioie.
Il mio grillo parlante interiore mi fa notare che sulla lista scritta in lavagna ci sono anche dei perry, e che non ne ho ancora assaggiato uno. Sarà la volta buona, dato che l'indomani sarei ripartito? Beh, mi sa di sì...
Invece che essere alle spine del bancone, perry e sidri sono in piccoli cask da 10 litri (polypin) conservati in orizzontale nei frigoriferi alle spalle del bancone stesso. Evidentemente il consumo non è altissimo (è già tanto che stiano resistendo fino ad oggi), nonostante il rubinettino del rispettivo cask sia sempre pronto a tirar fuori qualche pinta per chi ne richiedesse.
Mi sono fatto consigliare, stavolta come non mai, non conoscendo alcun nome e trovandomi con gente alle spalle che fremeva e che non mi ha concesso di studiarla quella lavagnetta. Poco male, mi rammarica solo non poterne dire il nome del birrificio...anzi, come si dice? Sidrificio? Forse non esiste un termine neppure in inglese oltre un generico "cider company"...vabè.
Ad ogni modo questo perry era davvero buono. Da novizio della bevanda posso solo dire di aver avvertito un bellissimo carattere dolciastro, poche note vinose e quasi una presenza lattica, simile a quel mix di sensazioni acidule ritrovabili in bevande come le Berliner Weisse o il Lambic. Il tutto rendeva il residuo dolce della fermentazione della pera molto piacevole: una sorta di succo fermentato spezzato da bizzarri toni rustici. Una bellissima scoperta, che mi apre un modo e mi spinge nella ricerca di un modo per imbattermi nella produzione casalinga di perry. Vedremo.

Continuiamo a trotterellare per la zona in una pub crawl senza fine, soprattutto perchè vogliamo accompagnare un po' di (buon) cibo ma molti pub stanno chiudendo la cucina. Anche al Lamb & Flag riscuotiamo questo verdetto. Non manca occasione per osservare il locale, anch'esso molto bello e curato con diversi ambienti. Il solito "downstairs" con zona pub vera e propria, e "upstairs" con zona dove è più comodo mettersi a sedere. Ad ogni modo, niente da fare per noi. La selezione delle birre qui vede il dominio di Fuller's, con diverse birre che se avessi avuto modo e tempo avrei potuto provare. Andiamo avanti e così andiamo a beccare uno dei pochi che ancora serve cibo (sono le 20.15...ma si sa, loro sono così!), il The White Swan, e ci concediamo ancora una Nicholson's Pale Ale. Repetita iuvant.


Insomma, l'indomani mattinata sfruttata al massimo, turisticamente parlando, per cui siamo costretti a mangiare in aeroporto a ridosso della partenza. Il caso vuole che nell'aeroporto di Stansted ci fosse anche un pub, e non proprio uno qualunque. In questi post ho omesso di sottolineare quanto sia stato utile notare un simbolo sulle porte dei pub. No, non sto parlando banalmente dell'adesivo Guida Camra blabla (lo scrivo bene: Camra Good Pub Guide 2014), molto poco presente e parecchio selettivo, tanto che a Londra i locali che lo esibiscono non sono neppure quelli storici, dato che i criteri si riferiscono più all'apertura nella selezione di birre che ad altri fattori, mi viene da pensare. Sto parlando, invece, di questo Cask Marque, trovato un sacco di volte in rete prima della partenza ma di cui non riuscivo a fidarmi più di tanto: se non vedevo qualcosa che avesse a che fare col Camra, ero scettico. Si tratta di un qualche organo parallelo al Camra e da esso indipendente, che cerca anche di essere più autorevole e meno vicino a simpatie, ma piuttosto obiettivo e pratico.
Devo dire che, invece, mi ha salvato il gargarozzo in più di una occasione, avendomi spinto ad entrare in locali apparentemente anonimi ma che spillavano birre a pompa e senza apparenti problemi particolari di servizio. E' stato il caso di The Salisbury, di The White Swan ed, anche in aeroporto, di The Windmill.
Questo pub appartiene ad un altro gruppo, Wheterspoon, e rappresenta all'interno, a suo modo, un tipico ritrovo inglese, nè più ma nemmeno meno di tanti altri.
Alle spine si trova qualcosa di interessante, e più di tutte attira la mia attenzione una birra. La prendo, cosciente che sarà la mia ultima in terra d'Albione, per ora. Non è una birra qualsiasi, bensì una delle capostipiti di uno stile, forse l'unico vero nuovo stile partorito nel Regno Unito di recente. Sto parlando della Exmoor Gold, una golden ale, anzi per alcuni "la" golden ale. Sperando di non fare sgarbo a nessuno, autore ed editore, pubblico uno stralcio dell'articolo di Stefano Ricci "Una bionda da amare" del numero 4 di Fermentobirra Magazine:
[...]Dell'appellativo "Gold" se ne 'impossessò' il birrificio Golden Hill nel 1986 quando decise di festeggiare la millesima cotta della loro Bitter proponendo una Ale celebrativa, ben luppolata e prodotta con soli malti lager, chiamata Exmoor Gold, che ebbe un buon successo. Oggi quel birrificio vanta sulle proprie etichette la primogenitura dello stile "Golden", ma in realtà altre birre con lo stesso aggettivo esistevano anni prima sul mercato inglese senza che nessuna di esse fosse stata in grado di innescare un nuovo trend produttivo autonomo. Nemmeno la Exmoor fu in grado di realizzare questo exploit, e rintracciare in questa etichetta l'origine dello stile appare un po' una forzatura poichè, insieme alle radici storiche ed al successo, non si può prescindere da un terzo fattore fondamentale: quel processo imitativo che per la Exmoor in verità non si verificò mai. Tutti riconoscono come padre delle Golden Ale inglesi John Gilbert, birraio della Hop Back Brewey.[...] Chiamò quella birra Summer Lightning [...]
Si può essere d'accordo o meno, ma preferisco questa ad una scialba versione di Summer Lightning (seppur in bottiglia, quindi confronto del tutto impari). Ad ogni modo, la Exmoor Gold mi ha davvero fatto godere. Un corpo croccante e pienotto che misteriosamente mi soddisfa nonostante una limpidezza quasi imbarazzante ed un colore paglierino tendente quasi ad assumere riflessi verdastri. Avvolgono aromi delicatissimi stavolta non così nobili ma pur sempre di un basso profilo floreale ed erbaceo.
L'amaro è anch'esso da incorniciare, leggermente fruttato ed esotico, lungo e tenue come pochi. Sarà stata la suggestione o la gioia di aver trovato questa birra, ma la metto al top delle bevute di questo viaggio.
Il ritorno in aereo sarebbe stato molto meno traumatico.

In sostanza Londra è una meta birraria decisamente interessante.
I fattori negativi sono rappresentati solo dalla dispersione geografica dei posti in cui bisogna recarsi (che richiedono parecchio tempo per essere localizzati e raggiunti nonostante l'efficienza della metropolitana), l'invasione nei locali di uno spirito modernista che aggrava la presenza di birre commerciali con quella di birre d'oltreoceano (o fatte in casa ma con la testa oltreoceano). C'è da dire che anche loro hanno "diritto" di provare e far provare alla gente birre diverse, di sorprenderne nuovamente i palati e di far rinascere l'interesse verso la birra. Però, con gli occhi di un italiano o di un nerd di quasiasi nazionalità, certe birre andrebbero proprio evitate data l'omogazione dei gusti che hanno provocato, per cercare di concentrarsi su qualcosa di autoctono che in Italia o nel resto del mondo non berrai mai con la stessa freschezza con cui vengono serviti là.
Altro fattore controverso è l'appartenenza di pub a grosse catene, che siano vicini ai birrifici (vedi Fuller's e Samuel Smith's) o che ne smercino la birra a mo' di selezione (vedi Wheterspoon, mentre Nicholson's mi sembra un esempio un po' ibrido). Sicuramente questo può sembrare un fattore omologante, dato che va a finire che ti ritrovi le stesse birre in molti posti della città. Per me però non lo è in quanto è semplicemente un segno di attaccamento della birra alla suo popolo e del popolo alla sua birra. Tra l'altro questo permette a molti pub di sopravvivere, vendendo forse buona parte della propria indipendenza gestionale e morale, ma pur sempre garantendo una certa continuità di luoghi di riferimento per storicità ed ambientazione.
Di fattori positivi, sicuramente, c'è la possibilità unica di poter bere birre che altrove non berresti. Birre che possono essere imitate dal movimento italiano, da quello spagnolo, giapponese, americano...ma che hanno in quei pub la propria casa, nei cask la propria espressione e nel servizio a pompa la propria voce.

Vale sicuramente la pena Londra, anche con poco tempo.

Cheers!

2 commenti:

  1. Caro Angelo è stato davvero un piacere leggere il resoconto da Londra ma quanto male mi sono fatto!!! adesso ho voglia di assaggiare tutte le birre di cui hai parlato, o quasi e di visitare tutti i pub che hai visitato!!

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    1. Bella esperienza, Leo.
      Consiglio di andarci, di toccare con mano e bere con gusto. E' un modo di bere e di fare birra che un giorno potrebbe anche finire o evolversi definitivamente, date le mode del momento. Per cui meglio approfittarne ora!
      E di altri luoghi da visitare ce ne sono ancora...forse ho visitato appena 1/3 del meglio...
      Cheers Leo!

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