martedì 17 dicembre 2013

La mia Roma sotto l'albero

Anche questa esperienza si conclude, e mi ritrovo ad archiviarla spendendo ancora una volta qualche parola.
Il Birre sotto l'albero 2013 è stata un'ulteriore occasione per me per mettermi a confronto con altri appassionati, romani e non, e per condividere assaggi e chiacchiere.

Arrivo domenica mattina, però, e già scende un velo di tristezza.
Dalle prime impressioni degli habituè, le birre migliori sono andate via tutte il sabato. Purtroppo dando uno sguardo alle spine, mi rendo conto che è vero.
Insomma, parto sognando belghe natalizie e mi ritrovo a bere birre session teutoniche. Si vede che doveva andare così, per cui mi ci butto ugualmente.
La prima birra è quella della sete, di quando arrivi in autobus e scendi vicino Ponte Sisto, e dopo una mezza corsetta sotto 10 minuti improvvisi di pioggia, ti senti di meritare. Dalle spine del Ma che siete venuti a fa' si parte con una pinta della Keller di Gaenstaller. Birra quasi primaverile come il bel sole che spunta poco dopo (che beffa): un gusto leggerissimo ma molto cremoso, una parvenza di freschezza ed immaturità, un amaro fine e soprattutto una carbonazione quasi inavvertibile con microscopiche bollicine a sostenere la schiuma. Buonissima, secca e senza storie!

Un salto al poco distante Open Baladin e si entra nel vivo: Cantillon Fou' Foune non molto fragrante ma deliziosa, e poi Mahr's Ungespundet, anch'essa kellerbier defatigante molto molto scorrevole.

Al pomeriggio è il momento di un laboratorio con Kuaska al Bir & Fud. Grandi birre mediamente.
Da segnalare soprattutto la Chrysopolis di Ducato, birra dal colore dorato a fermentazione spontanea avvenuta in botte. Davvero notevole, più vicina al lambic del previsto, a conferma della grande padronanza del mondo della birra da parte di Campari.
Non mi ha convinto molto la Orange Poison di Stavio Pontino, seppur fosse meno estrema e difficile di quanto potesse sembrare. Sono del parere che bisogna tagliare corto con questa gara all'ingrediente strano, anche se qui resta di fondo una piacevole secchezza ed una pungenza non impossibile conferita dalla mostarda. Ok però...bando alle ciance.
Bella la prova di resistenza data dalla BBevò di Barley, che con Perra in persona si presenta in ottima forma nonostante diversi anni sulle spalle. Un produttore serio come Nicola Perra vale più di cento birrai improvvistati, e questo mi riappacifica col mondo birrario italiano.
Da segnalare anche la nuova alle albicocche di Scarampola, chiamata Tocca l'albicocca. Non corre sul territorio dell'acido, e questo un po' mi spiazza rispetto alle aspettative. Ma mantiene un equilibrio notevole e conserva in bella vista note di frutta matura e del frutto in questione. Molto delicate e pacate anche la Le due lune del Birrificio dell'Aspide, una sorta di dubbel con due mesi di botte, ma anche la Tony Solo del birrificio Hibu. Stranissima, invece, la Nadàl di Foglie d'erba, birra passata in botti di rhum e decisamente estrema col suo aroma che per miracolo non scivola sui territori degli off flavor.



Sempre al Bir & Fud, a laboratorio finito, splendida Garbagnina con richiami nettamente vinosi, mentre non mi convince la D-Tox di Brewfist: lo so che è un gruit, ma avvicinarsi così tanto al territorio del Vicks non so quanto sia una grande idea. Bocciatissima, invece, la Christmas Duck di L'Olmaia...davvero da dimenticare, anche a detta di un affezionatissimo che al mio passaggio del bicchiere alla cieca l'ha stroncata anche lui...capita anche questo.

Altro giro all'Open Baladin per bere qualcosa di serio: Avec Les Bons Voeux di Dupont finalmente la mia prima vera natalizia del giorno mi risolleva, mentre la Draco di Montegioco mi fa sollazzare. Poi un giorno Franzosi mi dovrà dire dove ha nascosto questi 11%, forse imboscati sotto la plastica del tappo a corona...non c'è altra spiegazione!!! Credo miglior birra della giornata!

Ancora Ma che, e stavolta tocca alla Canaster di De Glazen Toren, belga natalizia che mi sembra lavorare sui territori dei malti speciali più che delle spezie, per nulla spiacevole, anzi. Molto meglio di una Spaghetti Western di Brewfist con l'americana Praire, in cui un caffè in chicchi infuso a freddo copre tutto il resto. Piacevole se bevuta in quantità limitate, ma diventa un'impresa nella pinta. Lasciata metà.
Invece non mi spiace affatto la 4Elf di Black Horse, una sorta di belga natalizia con un tocco più country americano: noce moscata avvertibilissima insieme al chiodo di garofano e pepe della Giamaica a decorare ancora di più la bella trama maltata in cui sfiziosi toni di cacao riscaldano. Niente male!

Rimasto ormai poco o niente alle spine, il tour romano continua con stessa la splendida compagnia del pomeriggio (grandi Isidoro ed Alessandro 'Rampollo'!!!). Ci concediamo una puntatina alla Brasserie 4:20 perchè pare ci siano freschissimi fusti dell'americana Pizza Port. Fiasco anche là, finito tutto. Prendo però una Reveletion Cat, ovviamente: è la Greenstone, che vuol essere una NZ Pils, stile che pare stia ingranando proprio lì in Nuova Zelanda, caratterizzato dai luppoli autoctoni tanto di successo nell'universo IPA. Decisamente deludente, un aroma esotico ed erbaceo decisamente spento e soverchiante il resto, troppo per una base maltata così. Bevuta per sete, senza che la sete venisse smorzata. Molto bello il locale e la sua sistemazione, vale almeno la visita.

Gran finale al Mastro Titta, locale da post-festival di ogni evento romano.
Buio imperante, nerdismo assente: già questo basterebbe per rilassarsi. Non bevo nulla di esaltante, anzi la pale ale Rurale di Montegioco non è in formissima...ma i tonnarelli con tutto, che ho imparato a conoscere da Alessandro, non mi deludono affatto.
Passiamo quasi tutta la notte qua, un po' assopiti un po' sfigatamente afflitti, in attesa che albeggi e che autobus, metro o taxi (buona la seconda!) ci portino in stazione, direzione casa.

Sicuramente è un'occasione da vivere questo Birre Sotto l'Albero.
Su qualcosa, però, avrei da spendere due paroline, magari con un po' di pepe. Chi accetta la speziatura, continui pure a leggere.
(Che poi, uno che lo cura a fare un blog se poi non dice quello che pensa?)

La prima è il rammarico, per chi viene la domenica, di trovare quasi più nulla delle birre del sabato. Non che voglia tutta la selezione a mia disposizione, ma almeno qualche pezzo forte sarebbe bello restasse anche per chi, causa lavoro o impicci vari, di cazzeggiare dal sabato al lunedì non gli è possibile in questa vita. E' un peccato, perchè il contesto, la cornice ed il gran numero di appassionati da tutt'Italia meriterebbero anche questo. Non è una critica, ma una semplice richiesta, anche se sono sicuro che l'ottimo Manuele Colonna si fa in quattro per reperire tutto e donarlo all'umanità birraria. Sempre, onore al merito!

La seconda nota personale è relativa a Roma e a quanto attiri intorno a sè di questo giro di appassionati.
L'impressione che si ha andandoci è davvero da paese dei balocchi: troppa roba, forse troppi appassionati. Non ci sono abituato, se devo essere sincero, ed un po' mi fa paura se penso che per bermi una chicca devo farmi anche 30-40 km per poi starmene meritatamente a tu per tu con il publican di turno, mentre in contesti così c'è la possibilità di trasformare vere e proprie gemme in perle ai porci servite al pischello di turno o al vip del mondo della birra, il quale con nonchalance riceve anche intere birre gratis perchè...è amico di tutti. Non si scambi questo per invidia o "grillismo" applicato, non me ne voglia nessuno. E' una semplice constatazione di quanto sia diventato più importante esserci e farsi vedere piuttosto che esserci e condividere, parlare, diffondere e godersela...questa diavolo di birra!
Pochi i vips che ti si filano (con le dovute eccezioni...per fortuna) e tanta voglia di circoscrivere un mondo che, al contrario, contagia continuamente nuove persone.
Magari mi sfugge qualcosa o non ho capito per nulla come funziona questo "circo"...ma l'impressione più sincera che ho è questa appena espressa. Se sbaglio, aiutatemi.

Sarebbe bello fermarsi a bere qualche bella birra noncuranti del grado "birro-sociale" del proprio interlocutore: novizio, appassionato intermedio, nerd o vip, qualcosa di bello la si dovrebbe sempre portare a casa.
Tra l'altro il payoff di questo blog è storie di birra e uomini ai suoi piedi ed io cerco di non dimenticarlo.

Birre Sotto l'Albero vale comunque la candela...altri interessanti assaggi di chi c'è stato?
Daje Roma!

Cheers!!!

3 commenti:

  1. Draco formidabile ma Mahr’s Ungespundet über alles!

    RispondiElimina
  2. La Orange poison è del birrificio pontino non di Stavio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, ho corretto. Troppa roba anche per la mia memoria!

      Elimina