martedì 4 febbraio 2014

Barbarossa: intervista ed assaggio della Krudd

Continuiamo questa serie di post su qualche beer firm pugliese...vi ricordate del Birrificio Barbarossa?
Probabilmente no, di tempo ne è passato e di avvenimenti ne sono accaduti.
Era il lontano 2012 quando ne davo notizia sulle pagine di questo blog, all'epoca facendo anche notare un filo comune nel nome del birrificio rispetto ad altri esempi in Puglia, ma sono considerazioni che ora non ha più molto senso riprendere.
La notizia è che ora, a distanza di più di due anni, finalmente da Barbarossa è stato prodotto qualcosa.
Quello che doveva avviarsi come birrificio, in realtà, non è partito e così il progetto ha proseguito il suo percorso da beer firm, esordendo pochi mesi fa, a fine 2013, con la prima birra.
Perciò, fino ad ora la preparazione al debutto...ora Barbarossa è sulla piazza della birra pugliese, una piazza che si potrebbe cominciare a definire affollata per l'elevato numero di partecipanti, tra birrifici e numerose beer firm.

Ho avuto modo di fare una chiacchierata con Mimmo Loiacono, che insieme a Michele Roncone è il a capo di questo progetto. Chiacchierata che mi ha fatto piacere e di cui riporto lo scambio, per poi addentrarmi nel racconto delle caratteristiche della birra Krudd.

Ciao Mimmo e benvenuti sulle pagine di Berebirra.
Cosa vi ha spinto a partire con il progetto Barbarossa...e perchè ci avete messo tutto questo tempo?

Il progetto del "Birrificio Barbarossa" è stata un'idea cullata per anni da me e dal mio socio Michele Roncone su quello che cercavamo nelle birre; un'avventura che, però, nasce formalmente  solo con la costituzione della Barbarossa Beverages srl nel 2011. questa data segna l'avvio della nostra avventura alla ricerca di alchimie, gusti, sapori e soluzioni. Dal 2011, infatti, abbiamo frequentato percorsi formativi presso alcuni importanti birrifici (uno anche pugliese), abbiamo approfondito le tematiche manageriali proprie del settore food&beverage, abbiamo studiato e realizzato il nostro logo aziendale (il nostro "normanno" ha una storia tutta sua che, se vuoi, uno di questi giorni ti racconto...), abbiamo raffinato i nostri gusti con un corso di degustazione organizzato da Unionbirrai, abbiamo partecipato a parecchi eventi fieristici e di approfondimento nazionali, abbiamo curato le pubbliche relazioni con i nostri stakeholder, abbiamo concepito e realizzato il nostro sistema di tracciabilità ed in-formazione sul prodotto destinato a fidelizzare i clienti, soprattutto quelli più curiosi ed esigenti, abbiamo pianificato l'organizzazione della nostra attività che, comunque, resta una creatura appena nata e destinata a continue evoluzioni e cambiamenti; questo percorso si è concretizzato, infine, con la scelta importante del birraio e con la successiva creazione della Krudd.



Al momento producete la Krudd, una golden ale, presso il birrificio Birrapulia di Ostuni.
Come è nata la ricetta di questa birra e qual'è il vostro credo birrario (viaggi, filosofia, birre preferite)?

La ricetta della Krudd nasce da un percorso creativo svolto da me, Michele ed Oliver Harbeck (birraio di BirrApulia). Noi abbiamo apportato il nostro backgorund manageriale unito ai nostri gusti, mentre Oliver è interventuo dall'altezza della sua esperienza produttiva e del suo rigoroso attenersi alla tradizione bavarese. Ci siamo confrontati molto sullo stile più adatto da proporre per la nostra primogenita, sulle materie prime da utilizzare, sul processo produttivo e sul tipo di fermentazione da realizzare. Sulla base delle varie ipotesi formulate sono stati effettuati dei test ed è stata svolta un'indagine di mercato in alcuni locali di Bari, sia specializzati in birre artiginali sia "devoti" alle birra industriali. Su un campione di 1500 questionari sono scaturite, tra altre informazioni che useremo a breve, anche delle indicazioni che non hanno fatto altro che supportare la nostra prima scelta.
Questo percorso ha ulteriormente consolidato la nostra vision aziendale che è quella " di affermarsi,  filosoficamente e metodologicamente, come produttore di birra artigianale, in grado di offrire un’alternativa reale di qualità, riconosciuta da un mercato esigente, proponendo una evoluzione culturale del modello di consumo". Per questo obiettivo ci impegnato a rispettare i valori per la tutela del prodotto ma, soprattutto, del cliente che beve la nostra birra.

Cosa c'è nelle vostre intenzioni: portare avanti la beer firm o qualcosa di più (brewpub, birrificio ecc...? 
Puntate a perfezionare la Krudd o avete in programma già altre birre?

Il nostro progetto parte come beerfirm per testare il gradimento del prodotto e l'efficacia della nostra programmazione; visti i risultati riscontrati con la Krudd adesso il progetto andrà avanti con l'apertura di un nostro birrificio con l’intento di operare inizialmente nel mercato di Bari e provincia per poi estendere la distribuzione su tutto il territorio Pugliese e nazionale.
La Krudd è, quindi, il primo tassello di un progetto più ampio. Al fine di poter raggiungere i diversi gusti dei clienti finali inseriremo almeno 6 etichette, di cui 2 a carattere stagionale. La maggior parte della produzione sarà concentra su “birre leggere”, non tralasciando le "birre da meditazione". Questo al fine di perseguire una strategia di nicchia rivolgendosi a una clientela più esperta, in grado di apprezzare l’elevata complessità del prodotto.

Come giudichi l'approccio dei consumatori pugliesi alle birre artigianali? 
La gente è pronta, confusa, stufa o solo incuriosita?

In generale ritengo che il consumatore medio pugliese sia rivolto senza dubbio ai marchi industriali sia per ragioni storico/territoriali che, soprattutto, per ragioni di prezzo.
Ciò non esclude, però che ci sia una nicchia di consumatori che vede la birra artigianale alla stessa stregua dei vini di fascia medio-alta, se non addirittura una super-nicchia che percepisce la birra artigianale come un prodotto superiore alla fascia medio-alta dei vini per caratteristiche di naturalezza e possibilità di consumo.  
Tali nicchie devono essere il punto di riferimento da supportare con attività di informazione mirate a rendere più efficace l’interazione diretta con il cliente da parte di tutti i birrifici in generale, rendendo più dinamico il processo di diffusione della cultura birraria anche al fine di favorire l’opportunità per un processo di miglioramento del prodotto in tempi più ristretti e di maggior efficacia.
Commercialmente parlando, quindi, non potendo competere con le grandi industri della birra, sarebbe opportuno privilegiare una fascia di mercato di nicchia con meno volumi ma un valore qualitativo aggiunto maggiore.

E dunque, eccoci al questa prima birra, la Krudd, brassata presso l'impianto di BirrApulia, ad Ostuni (BR). Nonostante la scelta geografica, l'obiettivo è quello di legarsi all'area metropolitana di Bari, come il richiamo dialettale del nome suggerisce.
Immagino l'impronta del birraio Oliver Harbeck di BirrApulia sia quella predominante, nonostante non siamo al cospetto di una birra che si ispira a stili tedeschi.

La birra è una golden ale, brassata con impiego di malti Maris Otter e Carared, luppoli Hallertauer Magnum e Spalter Select e lievito Safale (questo non indicato!). Non ho notizie sulle rifermentazione in bottiglia, ma suppongo che la Krudd non sia rifermentata, conoscendo il metodo con cui Oliver lavora.

Nella mia pinta questa birra di 5,2%alc. si presenta di un color oro acceso con qualche lieve riflesso ambra ed una schiuma bianca avorio, pannosa, a grana fine, persistente e soffice, molto invitante. La carbonazione appare generosa a livello visivo, ma in bocca dimostrerà esserlo molto meno e di essere giusta.


Al naso salgono subito i primi aromi, quelli che se non colti nei primi istanti, in queste birre ispirate a stili dai delicati equilibri, possono svanire subito ed estinguersi: netta la crosta di pane, la paglia, il fieno.
Leggerissima frutta gialla e fiori bianchi.
Accademica e scrupolosa, paga appena in morbidezza e pienezza, ma di contro ne guadagna in facilità scivolando leggera.
Ancora fiori bianchi in retronaso e fieno, mentre pian piano un velo di amaro copre chirurgicamente il finale.
Perfettamente bilanciata, con l'amaricatura che tende a palesarsi solo a fine bicchiere, ma solo per la cronaca nonostante i 25 IBU mi avessero preparato a qualcosa di più contrappeso.

Insomma, nulla da dire che non sia positivo. Personalmente avrei gradito un filo di pienezza maltata in più, quella complessità tangibile al gusto, ma che tutto sommato in una birra ispirata a questo stile anglosassone può anche non comparire senza che sia un problema.

Il progetto Barbarossa, pur non essendo birrificio (in senso fisico) e non essendo partito nel 2011 (come recita l'etichetta) penso non lascerà sola la Krudd, ma potrebbe far partorire nuove birre. Per il momento questa è sicuramente di buona fattura e migliore di tante altre golden ale.
La media italiana ristretta a questo stile, a mio parere, è molto bassa, soprattutto perchè ci si riferisce genericamente quando ci si ritrova ad aver brassato una bionda sui 5%alc con qualche luppolo in più. In questo caso, però, mi sento di dire che il tutto è stato "intenzionale" e che è stato fatto centro.

Qualcun altro si è fatto un'idea su Barbarossa?

Cheers!

3 commenti:

  1. Mimmo Loiacono7 febbraio 2014 18:33

    Ciao Angelo,
    ti ringrazio per lo spazio che ci hai dedicato.
    purtroppo sull'etichette non ce n'è altrettanto e, quindi, alcune caratteristiche degli ingredianti (vedi il lievito Safale) non siamo riusciti ad inserirle.
    ritengo, comunque, che sia sempre meglio rispetto al mettere solo Acqua, Malto, Lievito e Luppolo.

    Per una maggiore informazione dei tuoi attenti lettori, ti posto questo video tutorial sul nostro percorso di traccibilità del prodotto

    http://www.youtube.com/watch?v=Wjf47QqjcCo

    con l'augurio di ricevere qualche feedback

    un caro saluto

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  2. che intendi con " le birre non sono rifermentate" ??

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