mercoledì 5 marzo 2014

Tutto in una notte: Birranova & Aleph

Le cose da dire sono tante, belle e sparse, la serata che le ha messe in scena è stata una e una sola.

L'occasione era la riapertura del locale di mescita di Birranova: dopo due settimane di chiusura l'interno si è trasformato graficamente e soprattutto è cambiato il nome. Quella che è stata per sette anni La Cantina della Birra, sul quale bancone mi sono avvicinato più seriamente al mondo della birra di qualità tra chiacchiere e pinte, smette di chiamarsi così per abbracciare il nome di Birreria Birranova. La scelta è stata quasi obbligata visti gli ostacoli che si incontrano quando ci si propone come brewpub, birrifici che producono e vendono nello stesso luogo. Cercherò di tenere a bada la mia vena nostalgica che mi porta sempre a rimpiangere ciò che mi piace ma cambia nel tempo, ma per certi versi non sarà difficile perchè il locale così fa un salto in avanti: esteticamente la grande novità sono le lavagne, ormai vero punto fermo dei locali birrari italiani, ma è nettamente aumentata l'offerta culinaria. Tra le varie proposte quella più interessante è la pinsa romana, prodotto ancora ignoto per molti ma che ha ormai conquistato tante simpatie nel mondo italiano della gastronomia e delle lievitazioni e che Donato Di Palma ha studiato per diverso tempo prima di arrivare a proporlo nel proprio locale.

Questo breve incipit sul nuovo corso di uno dei luoghi birrari di riferimento pugliesi è non solo di buon auspicio per il locale ma vuole sottolineare come ormai, anche a queste latitudini, si sia recepita l'importanza del binomio birra-cibo per sfondare i duri cuori italici in materia, spesso ancora diffidenti verso il mondo della birra artigianale.

Chiaramente quale occasione migliore per mostrare novità anche al banco spine?
Ben due le sorprese. La prima è la Russian Imperial Stout, nome omonimo dello stile di riferimento e birra realizzata su ricetta del vincitore del concorso per homebrewer dello scorso luglio 2013 al Birranova Beer Fest, con tanto di etichetta ispirata al più amato dagli homebrewer in termini di informazioni e trasparenza riguardo alla ricetta (indovinato...?). Gradazione 8%alc., schiuma davvero poderosa e solito nero impenetrabile.


E' davvero una bomba di aromi e sapori, a cominciare dall'olfatto molto cioccolatoso e carico per continuare con un gusto pieno, intenso, carico ancora di sensazioni di cioccolato e di moka, con sapori anche molto maltati e ricchi pur non sforando nella pesantezza che alcune interpretazioni di questo stile possono presentare. Molto bella è anche la calda nota etilica, con richiami a ciliegia e frutta sotto spirito.

L'altra birra novità mi permette di agganciarmi al terzo ed ultimo spezzone di questo post. Si chiama Saison D'abbàsce ed è frutto di una collaborazione di Birranova con Aleph, nomignolo brassicolo di Andrea Ladas. Ora ci arrivo, intanto mi soffermo sulla birra: una saison da 7%alc. brassata con aggiunta di bacche di ginepro e ramoscelli di mirto. Qualcosa di molto campestre, come la storia dello stile insegna, ma anche mediterraneo, per quel che può valere questa parola in ambito birrario. Un bel colore arancio ed una schiuma compatta a sprigionare subito aromi rustici, finemente speziati e fruttati che regalano ricordi di frutta a polpa gialla e fiori di campo.


In bocca è molto gustosa dimostrandosi ancora rustica e complessa, molto secca ed alquanto luppolata con i contributi (tra gli altri) di Amarillo e Mosaic. Siamo su ingredienti non ortodossi, chiaro, ma l'effetto risultante non è affatto lontano dalle caratteristiche delle saison e delle belgian speciality ale più in generale, per cui questa collaborazione per quanto mi riguarda ha dato davvero buoni frutti.
Potremmo etichettare Andrea ed il suo progetto Aleph come gipsy brewer ma non riusciremmo a spiegare a pieno quello di cui si tratta. Si fondono i concetti di gipsy brewer, assistant brewer, one shot e beer firm in un unico grande calderone che lo ha visto in questi ultimi quattro anni collaborare con birrifici in mezza Europa ed anche oltre, così come sottolineano gli scozzesi di Fyne Ales, luogo della ultima sua esperienza da assistant brewer prima di tornare per un breve periodo nella sua Taranto:

Andrea has been working in the brewing industry for 4 years, at breweries such as Toccalmatto (Italy), Fanoe Bryghus (Denmark) and Straydog (Equador). Brewing as a Gypsie brewer, under the name Aleph, Andrea has done a number of different brews around the world. Before he left we felt it was only right to let him brew a beer on our kit.
E qui oltre a quelli che lo stesso Andrea mi ha ricordato, mi sono divertito a sondarli e raggrupparli, e oltre a quest'ultima collaborazione con Birranova le birre prodotte dal "poco-meno-che-trentenne" Andrea sono già tante:
Toccalmatto (ITA) Shayapu e Zio Selassie, Fyne Ales (SCO) Spaghetti Western, Birradamare (ITA) Almendra, Fano Bryghus (NOR) Castaway, Buskers (ITA) Primavera ar Verano, Dada (ITA) Giacinto Panela.
A queste si aggiungono tutte le altre "non ufficialmente" Aleph ma prodotte per i tre birrifici sopra nel ruolo di assistant brewer.
Forse ce ne sono anche altre, ma direi valgono già tanto in termini di esperienze, contaminazioni, contatti e modi di interpretare birra a diverse latitudini.


Bisogna anche aggiungere che c'è il suo zampino anche nel pub tarantino Tabir di recente apertura, con cui sbarca anche nella città dei due mari la birra artigianale.
Andrea mi sembra davvero una persona in gamba, che sa il fatto suo e che può già raccontare qualcosa della scena sud-americana quanto di quella nord-europea, della rinascita di quella scozzese e di quella italiana, con un approccio spavaldo nei fatti ma anche umile e consapevole che il suo è un percorso dove non si arriva mai. Chiunque altro avrebbe potuto fare vanto di questo bagaglio di collaborazioni già collezionato, ma evidentemente mi sono trovato di fronte ad una figura più aperta e disimpegnata, che (guarda caso) si è formata lontano da questa Puglia brassicola che a volte mostra i propri limiti in una concorrenza poco cooperativa ed un po' guerrigliera.

Auguro ad Andrea cento di queste birre e di queste collaborazioni, che in un certo senso arricchiscono questa scena birraria pugliese di un personaggio di brio, sfuggevole quanto basta per ricordare a tanti la portata mondiale e non regionale del fenomeno birra artigianale.

Non c'è miglior finale che questa serie di clip realizzate da Andrea con Ryan Witter-Merithew, ex birraio di Fanoe Brygus ed attualmente alla sala cottura del birrificio rivelazione inglese Siren Brewing:



Cheers!

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