lunedì 5 maggio 2014

Ottavonano: il vintage e la birra campana

Per evitare delusioni e rimpianti, ormai decido ad inizio anno quali obiettivi pormi in ambito birrario.
Cerco di selezionare tra il marasma di locali da non mancare e di festival da non perdere quelli a cui non posso rinunciare, a cui non devo rinunciare entro l'anno.
Tra gli "obblighi" che mi sono dato per quest'anno c'era quello di recarmi allo storico Ottavonano di Atripalda (AV), luogo che dal 1998 è nel campo della divulgazione e del servizio di ottime birre artigianali e che forse è salito alla ribalta ai più solo in questi ultimi anni.
Sono stati soprattutto gli eventi di degustazioni vintage, probabilmente, a far più luce su questa realtà che Yuri di Rito, Gianluca Polini e compagni portano avanti facendo onore alla Campania e a tutto il sud.


Il locale è strutturato in due stanze contigue. Molto bello esteticamente per la carta da parati, gli arredi in legno molto caldi ed accoglienti. Dalla volta alle sedie ed al bancone si viaggia direttamente in Gran Bretagna senza troppo sforzo di fantasia: posso dire che è uno dei locali italiani più vicini ad una public house britannica.

In frigo c'è una bella selezione di birre provenienti da territorio nazionale ed internazionale: ho fatto fatica a trovare un'etichetta che non mi piacesse dato che di commerciale non c'è quasi traccia.
Decido di fermarmi al bancone su uno dei due sgabelli disponibili: frenetico ma attento alla spillatura il servizio dei ragazzi, rispettoso di tempi e modi con cui si spillano le birre presenti sulle vie.
Dominano la scena le birre del piccolo ma rinomato birrificio campano Il Chiostro nonchè quelle che lo stesso micro di Simone Della Porta realizza per l'Ottavonano e che portano il marchio Claustrum.


Prima di buttarmi sul vintage, fiore all'occhiello del locale, ovviamente colgo l'occasione per dedicarmi ad un paio di birre alla spina in questione.
Tra le dieci vie del bancone la prima è stata la Il Chiostro Irish Ale servita a pompa, birra dell'omonimo stile irlandese (ricordo che irish red ale è l'unico stile, insieme alle red flemish, che a poter essere descritto nel colore come "birra rossa").

Gradazione di 6,5%alc. ha un aroma che non ha bisogno di presentazioni, interpretazioni o suggerimenti ulteriori: molto terroso, con leggeri accenni a marmellata di fragole o frutti rossi dati dall'interazione di luppoli inglesi con la trama maltata tendente al caramello. La temperatura di servizio è perfettamente aderente a quella inglese, tanto da sprigionare il meglio dei sapori anche al gusto, dove viene fuori un'ottimo tappeto maltato vicino a toni di caramello pur mantenendo una sorprendente scorrevolezza, facilità e leggerezza.
Per nulla banale ed assolutamente ben fatta.


Insieme all'ottimo piatto di salsicce irpine e friarielli mi concedo una Solaris, belgian blond da 12%alc. della suddetta linea Claustrum. Mi aspettavo una birra di un certo taglio, secco e scorrevole, e mi ritrovo con una birra più complessa e meritevole di più attenzione. Al naso emergono note di boccioli di rosa, zucchero filato e candito, tutte sicuramente conferite dal lievito. Gianluca mi parla di lievito Achouffe e di birra sottoposta a ben sei travasi, cosa che mi stimola a cercare di comprenderla meglio nonostante inizialmente non fossi riuscito a trovarne la giusta chiave di lettura. In bocca si sviluppa su territori prossimi al miele millefiori con accenni di frutta a polpa gialla sottili ma persistenti nel tempo. Birra quasi inafferrabile che si dimostra riservata, timida e complicata ma che sotto un gran cappello di schiuma e tra le bolle a grana finissima nasconde sicuramente originalità e complessità.


Per quanto riguarda il bancone preferisco fermarmi, nonostante la voglia di continuare a conoscere le birre proposte non fosse affatto svanita con sole due birre.
Di lì a qualche minuto, infatti, mi sarei dedicato quasi completamente alla selezione di birre vintage dell'Ottavonano. Grazie alla guida di Gianluca riesco a notare la vetrinetta che occupa due pareti del locale e che si staglia in orizzontale quasi sospesa tra la volta ed i tavoli, fino ad incassarsi in un vetrina verticale adiacente all'ingresso del locale.
La quantità di nomi è impressionante sia per etichette che per numero di annate presenti, nonchè di esemplari per ogni singola annata. Si va dal vintage relativamente recente di un paio di decenni a vere e proprie gemme della storia brassicola di metà del secolo scorso, quasi a metà con il collezionismo.
Fa strano notare con quanta facilità si può passare da una Oerbier Reserva 2007 ad una Thomas Hardy's di qualsiasi annata, solo per fare un paio di nomi tra i tanti.
Non potevo astenermi dal vintage...anzi, forse mi sono fatto prendere la mano non poco!
Questo è il bottino che ho portato via...
Harveys Christmas Ale 2011
Harveys Elizabethan Ale 2011
Harveys Imperial Extra Double Stout 2003
Gale's Prize Old Ale 2003
O'Hanlon's Thomas Hardy's Ale 2005
J.W. Lees Harvest Ale 2008
De Dolle Oerbier Reserva 2007
Tra queste le due stappate lì stesso avrò modo di raccontarle nei prossimi post.



Una gemma di questo tipo va visitata ed inserita in ogni itinerario birraio che preveda tappe al sud o anche solo in Italia, perchè nonostante sia geograficamente fuori dal giro buono del consumo birrario di Roma o di mete birrarie del nord Italia come The Dome, Locanda del Monaco Felice o altre (con cui a mio modesto parere ha qualche caratteristica in comune come quella di essere lontana da un grande centro), vale decisamente la candela.
Considero notevole, saggio oltre che ammirevole la scelta di affidarsi ad un produttore e proporre le sue birre oltre che quelle prodotte appositamente per il locale. In un'era in cui pub e locali vari chiedono ai birrifici produzioni collaborative quasi solamente sull'onda del fenomeno one-shot ed in vista del conseguente clamore che esso comporta tra appassionati e sui vari media birrari questo rapporto mi sembra decisamente più sano, adulto e sostenibile, oltre che duraturo e più di stampo anglosassone che italico nel sistema che lega pub e birrificio locale.
Oasi.
Un grazie a Gianluca ed al compagno di bevute della serata, Christian.

Cheers!

2 commenti:

  1. Madò!!!!! che spettacolo!!!!!!!
    tanta invidia!

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  2. Questo è un pub con i controcazzi!!!
    Complimenti vivissimi a Gianluca e Yuri!

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