giovedì 26 giugno 2014

Il nuovo che avanza

Per come ho a cuore il legame tra stili e divulgazione starei davvero ore ed ore a sciropparmi tutte le differenze tra quello che sarà lo schema del nuovo BJCP, annunciato pochi giorni fa, e quello in uso fino all'altro ieri. E stavo per farlo, meditando di elogiare taluni aspetti ed incriminarne altri. Fortunatamente qualcun altro (1-2) lo ha fatto prima di me e questo mi ha dato modo di stemperare l'animo e berci su fino a più illuminanti rilfessioni.
Poi vado a ripescare un post letto qualche giorno prima che credo possa essere un'ottima risposta a tutto quello che il nuovo BJCP racchiude.


Non vorrei fare l'errore di ritenerlo il male assoluto solo per quelle categorie "American-", per aver cancellato i nomi di Old Ale, Robust Porter e di Dortmunder Export e altre porcate combinate. Tra l'altro ci sono anche stili giustamente inseriti, di cui più che altro era difettosa la versione precedente dove non esistevano Keller, Gose e birre ceche varie, a cui una nomenclatura in lingua ceca (Tmave ecc...) si poteva anche concedere...suvvia!

Però devo dire che quello che colgo da quest'operazione è un senso di abbandono alla caciara ed allo sminuzzamento dell'eredità culturale, che è entrato quasi nell'ossatura del movimento mondiale di Reinassance birraria. Quella stessa bandiera che innegiava alla diversità di tanti stili ed al recupero del passato mi sembra quasi ammainata se penso all'omologazione di categorie come "English Strong Ale", "International Dark Lager" ecc... che vede nella pratica primeggiare una volontà culturale propria americana, sorda alla voce muta del storia e della geografia. Nell'attualità il mondo se l'è fatto andar bene, tutto sommato, ma non capisco perchè questo atteggiamento debba invadere anche la birra, nè soprattutto tutti quelli come me che vogliono vederci ancora un qualcosa di storico, emozionale ed autentico.
Certo, non ci sono ancora le linee guida scritte nere su bianco, stiamo parlando di aria fritta? Può anche darsi.

La cosa che mi sarebbe piaciuta e che mi piacerebbe questo fermento mondiale di innovazione porti è quello di non avere fretta di dimenticare, di sostituire quello che ad un centro tempo è esistito. Ok, è l'era delle IPA, non ho nulla da dire nella comparsa di tutte quelle nuove varianti cromatiche White, Red, Black...c'è chi recrimina di non aver inserito Saison IPA e Black Saison pure (francamente le trovo richieste ridicole, non hanno neanche avuto la minima dose di successo) ma innovare per distruggere quale arricchimento e compiacimento porta? E soprattutto, quanto dura l'appagamento dell'aver creato, bevuto o incasellato uno stile nuovo inventato a tavolino per mischiare le carte e niente più? Un giorno si rimpiangerà la Dortmunder Export...e che facciamo, siamo punto e a capo?


Ma...facciamo così: mettiamola sul piano del bere, non delle pagliacciate di marketing che pure andrebbero commentate meglio...
Si è espresso molto bene il blogger Craig di drinkdrank per non essere citato: ecco il suo post dal titolo "Is the Next Best Thing, Maybe Not So Best?".
Secondo me le connessioni con questo discorso della facilità di dimenticare ci sono, oltre ad altri spunti.
Non credo di essere una persona particolarmente nostalgica. Mi piace studiare la storia e rivisitare il passato, ma non mi sono mai realmente sognato di ri-vivere i tempi d'oro o struggermi per i tempi andati. Sono una persona che continua a guardare verso il futuro. Il post di Alan di inizio settimana sugli effetti del progettare uno stile per incontrare la domanda del mercato (altro post da approfondire, ndr), tuttavia, mi ha fatto pensare a qualcosa che mi manca dal passato: le Brown Ale.
Le Brown Ale fu
rano alla base delle prime fasi della birra artigianale in America. Pale Ale luppolate, Amber Ale molto maltate e Brown Ale nocciolate erano le birre che si brassavano, e quasi ogni brewpub e microbirrificio da est a ovest serviva queste tre birre, senza che fossero chieste. Ma qualcosa è cambiato. Le Brown Ale ed alcune Amber Ale sono state messe da parte.
Capisco che la birra si evolve, i gusti cambiano e stili tramontano - si guardi alle Burton Ale. So anche che è più probabile ottenere 800 esempi di fantastiche Brown Ale nei commenti qui sotto. Sì, lo so che sono ancora in giro. In realtà, lavorare alle spine con Ethan al Craft New York Festival lo scorso marzo, mi ha mostrato quanto le Brown Ale sono ancora amate. La The Whale - interpretazione di una Brown Ale del birrificio Community Beer Works - è stata una delle birre più apprezzate al festival, meritatamente.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che abbiamo la tendenza a dimenticare il buono per il nuovo. Non sarà che la corsa ad essere innovativi e la spinta verso la novità e l'esaltazione stanno oscurando quella semplice piacevolezza di birre come le Brown Ale?
Non sto chiedendo che si vada contro le mode, né mi aspetto che i birrifici smettano di produrre quelle session IPA piuttosto che Sour Ale speziate con lavanda. Io vorrei che i birrifici sperimentassero e trovassero nuove idee. Ma, forse, lavorare su una vecchia amica - come la Brown Ale - può portare risultati inaspettati.
 
Forse ciò che è buono rimane buono e basta.
Al di là dei nomi, delle etichette e delle stramberie, lo leggo e lo rilancio come un invito verso il bere quella birra che ci appaga, sia che si parli di serie novità che di vecchi classici.

Cheers!

1 commento:

  1. È vero angelo... possono modificare quello che vogliono in questo momento..tanto in tutte le cose si torna sempre all'origine....

    QUELLO con cui hai brasato la Old Ale..... una birra delle origini...

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