giovedì 7 agosto 2014

Düsseldorf e le sue meravigliose altbier

Ci sono meraviglie che il tempo e gli sguardi dimenticano e scansano:, troppo antiquate o recondite anche se situate in una culla di modernità ed agiatezza europea che poche città possono vantare.
Non è certo la città in sè a spiccare, seppure architettonicamente cerchi ancora di ricostruirsi in ottica futurista e sperimentale dopo le ferite del secondo conflitto mondiale.
Le gemme, piuttosto, non sono da cercare all'esterno ma all'interno delle costruzioni rimaste in piedi nella zona vecchia della Altastadt: le brauhaus di Düsseldorf sono paradisi tetri e frenetici dove comanda solo lei, la altbier.
Birra che fa stile a sè e che per fortuna è resistita nel tempo, quasi solamente a Düsseldorf e nei dintorni prossimi a questa città bagnata dal Reno e tagliata dal piccolo affluente Düssel. Più che descriverne le generali caratteristiche di questa scura ad alta fermentazione maturata fino a due mesi a freddo in botti di legno, che in molti più o meno conoscono ed associano ad un equivalente tedesco delle inglesi bitter e brown ale, farei parlare qualche immagine e le impressioni sulle singole alt dei diversi birrifici, alcune anche diversissime tra loro. Come lettura preparatoria, comunque, consiglio di non perdersi questa scheda di germanbeerinstitute.com.

Nel mio tour per la città , programmato praticamente solo per bere alt più che per motivi prettamente turistici, ho individuato le sei birrerie presenti ed ho fatto la scelta di andare a berle solo nei locali in cui il servizio fosse a caduta, cioè direttamente dalla botte in legno su cui viene innestato il rubinetto in basso sul lato ed una sorta di valvola di sfiato sulla base superiore. Più facile immaginarlo che spiegarlo.


Questo perchè nei casi di birrifici con grandi produzioni (quasi tutti), le birre si trovano anche e soprattutto in tutti i locali della città (più di 200 nella sola Altstadt, la città vecchia), dal bar al ristorante non tradizionale, quasi sempre alla spina e quindi con anidride carbonica immessa artificialmente. Tra l'altro, anche per godere della calda atmosfera in legno dei brewpub, o meglio di hausbrauerei (nel caso di impianto attiguo al locale stesso) o di ausschank brauerei (letteralmente locale di mescita della birreria, qualora essa sia distante), sono andato sparato in queste ultime, anche facendo qualche chilometro in più. La città, poi, non è grandissima, e anche se fosse lo avrei fatto ugualmente.


Appena arrivato e lanciati i bagagli in hotel, mi dirigo nella parte vecchia della città, la Altstad, dove si concentrano quattro dei sei citati luoghi di culto.
Il primo in cui mi imbatto è Uerige ("il brontolone"). Locale immenso, come tutti quelli in cui entrerò, ma mi piazzo subito nella prima saletta a stretto contatto con le botti stesse. Grande rapidità dei köbes (così sono chiamati i camerieri di Düsseldorf e Colonia) che ci piazzano prevedibilmente le nostre belle alt segnando con la tacchetta sul sottobicchiere. Come noto, è il classico copione del servizio in queste città europee dalla forte tradizione.


La birra appare semplicemente meravigliosa, il cappello di schiuma sorpassa l'orlo e con il chirurgico prevedibile calo di livello andrà ad incrociare perfettamente la tacca di 25cl del bicchiere. Lo noto qui per la prima volta, ma anche questa caratteristica del servizio la noterò negli altri locali.
Prime sorsate e la birra è già a metà. Toni tostati molto evidenti, a livelli di una dry stout. La scorrevolezza estrema, gas fine ed in bocca quasi inerte, la luppolatura si avverte un filo ed appare erbacea, mentre il colore ramato ed il leggero caramello completano il tutto. Frutta secca e soprattutto nocciola paiono evidenti, e magicamente la birra finisce, col cameriere che passando te ne porta un'altra. Sarei arrivato a tre prima di decidere, mio malgrado, che per il momento potevo alzarmi e fare due passi.


Due passi di numero, uno zig-zag tra le traverse piene di gente nel mezzo del pomeriggio, e giungo da Kürzer ("il corto", dal nome della strada Kurze Strasse in cui ha sede).
Locale decisamente diverso, che sembra aver recuperato vecchie stanze dando, con piastrelle bianche e legno chiaro, un tono più moderno. Guarda caso, compaiono anche lavagne quasi modaiole a cui siamo abituati nei locali (anche italiani) di recente apertura. La curiosità è che, qualche passo più indietro, c'è l'impianto di produzione di 2hl senza soluzione di continuità con le sale stesse, un continuum che non ti fa quasi capire se sei a visitare un birrificio o a bere in un locale.


Anche la loro alt è molto diversa dalle altre che avrei bevuto. Innanzitutto è decisamente più scura, il colore è mogano e i riflessi ramati molto più nascosti. Gli aromi sono più fruttati e suggeriscono maggiore contributo di lievito e malti speciali. A tratti mi ricorda una più spregudicata dubbel, è proprio diversa la trama dei malti, la facilità (qui molto ridotta) e la piacevolezza. Qui decido di non bissare perchè mi sembra una birra tutt'altro che pregevole.


Da far notare, invece, il particolare sistema di spillatura. Qui la botte a caduta non c'è, compare invece uno strano cilindro trasparente che attinge direttamente dai maturatori pochi metri più dietro in birrificio. Il ragazzo al bancone mi spiega che, quando il livello va al di sotto di un livello minimo, dal basso di questa pseudo-botte in vetro scatta il rabbocco che si ferma ad un livello massimo, per garantire la giusta pressione di anidride carbonica. In sostanza, quindi, resta un servizio a caduta nell'atto finale.

Come primo pomeriggio a disposizione, non potevo fermarmi qua ma nemmeno fare di più. La serata volge quasi al termine ma riesco a fermarmi, lungo il tragitto per l'hotel, nella storica birreria Schumacher, gestita dall'omonima famiglia.
Qui esploro l'intero locale e mi fermo nell'area destinata a chi vuole anche mangiare gli ottimi prodotti della casa: uno stinco di maiale non me lo toglie nessuno.


La alt della casa qui è decisamente meno tostata, i toni torrefatti sono quasi assenti e coperti da un velo caramellato più avvolgente e di cacao. Cremosità alle stelle, ottima ed ancor più docile la carbonazione.
Addirittura non mi fanno neppure finire le ultime due dita che un'altra birra è già servita...e che dici di no?
Tra le altre cose, i prezzi della birra sono al limite del ridicolo: 25cl vanno da 1,60€ a 1,90€, non fare il bis diventa quasi immorale.
Schumacher è la sola birreria di Düsseldorf a produrre ben tre diverse alt. In realtà da Uerige producono anche una weizen, ma so che non si tratta di una grande birra essendo un chiaro diversivo rispetto alla classica birra di casa.
La seconda è la stagionale Latzenbier, che condivide con Uerige lo stile detto convenzionalmente sticke dal nome della sua sorella Uerige Sticke (birreria che quindi produce tre versioni di alt, essendoci anche la Doppel Sticke), ma disponibili solo il terzo martedì di gennaio ed il terzo martedì di ottobre. Inutile chiedergliela in bottiglia, non c'è traccia di questa birra più alcolica (5,5%alc.) e più luppolata della alt di base se non in quel periodo.


La terza alt di Schumacher invece è la 1838er ed è una versione decisamente più luppolata della versione base (4,6%alc.), seppur di simile grado alcolico (5,0%alc.). E' un'esplosione di aromi agrumati che si legano con i toni di caramello. In bocca si sente tutto quel luppolo che nella versione base era tenuto volutamente al guinzaglio bilanciando il tutto. Qui la marcia in più è quella sensazione di arancia caramellata con un taglio ancor più secco della sorella minore ed una gasatura un po' più vivace. Appare come un abile compromesso tra il mondo tradizionale delle alt e la tentazione dei luppoli, qui decisamente a briglia più sciolta.
Un capolavoro di piacevolezza, per nulla sbilanciato sull'amaro nè cafona o volgare nonostante la licenza poetica presa. Nasce ufficialmente lo scorso 1 maggio 2013 per celebrare i 175 anni del birrificio più vecchio di Düsseldorf. Un simpatico video parla del processo per brassarla e ne approfitta per portarci dietro le mura di questo favoloso birrificio.

Cala il sipario su questa prima giornata, il giorno dopo sarei andato a Colonia per bere quell'altra meraviglia locale, di cui racconterò in un altro post. Il giorno successivo, però, l'ho passato ancora a Düsseldorf e ne ho approfittato per bere ancora da Uerige e Schumacher (e quando ci sarei ritornato se no?) ma anche per passare del tempo a bere negli altri tre locali in agenda.


Il primo è Frankenheim, distante dal centro della città ma raggiungibile in una scarsa mezz'ora a piedi.
Molto bello sia il biergarten che l'interno, ma ci sto facendo ormai l'abitudine qui. Una bellissima caldaia è sospesa sull'area spillatura, da cui sgorgano sia la alt dalla botte che altre birra alla spina (analcolica, weizen, una chiara ecc...sorvolerei).


Qui non sono tutte rose e fiori, vola al naso un metallico chiaro, mentre in bocca l'astringenza è elevata e la carbonazione eccessiva. La grazie non è la sua caratteristica, i tostati sono spigolosi sia negli aromi che nei sapori e complessivamente risulta stanca. Una camminata che non è valsa molto la pena, ma in compenso vivere una birreria in piena mattinata con un paio di anzianotti appena è un'esperienza gratificante come poche.

Per pranzo decidiamo di fermarci da Füchschen ("la piccola volpe"), birreria nel quartiere Carlstadt caratterizzato da alcuni tra gli edifici rimasti meglio conservati tra quelli della città. Atmosfera anche qui fantastica, qualche curiosa mattonella country accompagna lo scuro legno che copre per più di metà le pareti interne.
Della loro alt è il caramello qui a svettare al naso, seguito da un corpo molto meno cremoso ma da una secchezza elevata, con un richiamo floreale di luppolo alquanto distinguibile e che lascia un amaro più lungo del previsto e gradevolissimo. Altra caratteristica che ho sentito più netta che in altre birre è la nota tostata di cacao, differente da quella torrefatta della alt di Uerige. Accompagnarla, poi, ad un fantastico stinco cotto nella stessa birra con contorni vari di ortaggi è stato a dir poco orgasmico.


Gran bel birrificio questa Füchschen, che tra i tanti mi è anche sembrato uno dei più attivi anche dal punto di vista del marketing e dei social, con continui stimoli all'acquisto di gadget ed al martellamento tramite immagini e campagne pubblicitarie. Curioso mi è sembrato il retro di questo mezzo aziendale, con immagini che giocano sul termine al che si riferisce sia alla birra che all'invito a fermarsi e bere da loro.


Tra altre tappe intermedie (anche turistiche o di semplice riposo), appena prima di un tremendo acquazzone giungo dell'ultimo locale della lista. Schlüssel ("la chiave") è anch'esso enorme, immenso, va da una parte all'altra dello stabile e scorgo anche qui un bell'impianto in vista, separato stavolta da opportune vetrine.


File interminabili di bicchieri cilindrici vengono riempiti dalle botti e presi in consegna dai camerieri come una vera catena di montaggio, ed anche qui appena siedo me ne giunge una, spumeggiante e fresca. Gli aromi suggeriscono già un legnoso più evidente e tale si dimostra anche in bocca, con grande piacevolezza anche da frutta secca.


La bevuta è scorrevole ma non acquosa, mentre in questa birra il finale regala magici frutti rossi con ancora tanta secchezza, con poco spazio verso un carattere amaro. Anche questa una alt di grande livello, forse un tantino oltre quello che mi aspettavo ma complessivamente una birra davvero molto ben fatta, originale senza staccarsi dai canoni propri dello stile.

Di quelle bevute, non metterei nell'olimpo le birre di Kürzer e di Frankenheim, ma quelle delle altre quattro sono una più piacevole dell'altra. Sicuramente Schumacher strappa un segno più con le sue due alt diverse, di cui la classica è semplicemente perfetta e la 1838er notevole e paradisiaca alternativa. Su un livello praticamente uguale le altre tre: Füchschen per le sfumature di cacao, Uerige per la scorrevole semplicità, Schlüssel per i frutti rossi.

Bere in questa città è più che un divertimento per appassionati o per curiosi. È una gioia, un atto liberatorio e godereccio, che si sgancia dalla complessità dell'offerta di una qualsiasi birreria di concezione moderna che fa dell'assortimento la propria arma. Bere una sola e favolosa tipologia di birra in uno di questi locali è già calarsi nella città stessa e nel suo carattere, tanto presa alla vita frenetica quotidiana da grande polo commerciale quale è, quanto attenta alla sua identità da non lasciarsi scappare il suo principale punto di forza: la semplicità di bere e mangiare bene e con pochi fronzoli.
Dopo questo viaggio, reputo Düsseldorf assolutamente una delle mete birrarie imperdibili tra le piccole cittadine europee dove è possibile immergersi al meglio nelle caratteristiche di una sola famiglia di birre.


Il viaggio è appena all'inizio ma il ricordo di queste bevute nei giorni a seguire non mi abbandonerà affatto, anzi si accrescerà.

Cheers!

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