giovedì 2 ottobre 2014

Baltic porter dalla tenebrosa eleganza: Warminski e Komes

Sulle baltic porter polacche e ceche mi sono già imbattuto in passato, e rispetto ad un sahti o un grodsiskie siamo già in un territorio sensoriale e culturale molto più esplorato.
Non mancano gli esempi reperibili appena si sfora in qualche capitale dell'est Europa, dato che i climi permettono quella bassa fermentazione che caratterizza questa produzione, insieme alla pulizia ed all'eleganza tipica di questi stili.

Sono riuscito a reperire due esempi di questo stile, direttamente acquistati in Polonia da un caro amico che si è trasferito a Varsavia.
Ho scelto, tra i tanti disponibili in un beer shop, due tra quelli che mi sembravano più promettenti.

La prima che beviamo è la Porter Warminski del birrificio Kormoran, birra da 9%alc.
Il birrificio è in piedi dal 1993, quindi neanche tanto. Si tratta di una birra tributo alla regione di Warmia, che in passato aveva ospitato diverse fabbriche per la produzione di birra ed il cui commercio e ciclo produttivo era regolato, come in altri floridi contesti europei, dal clero. Segno che si muoveva qualcosa di rilevante attorno alla bevanda, come si può leggere dalle note sul sito del birrificio.
La birra si presenta con effigi di premi e robe varie in etichetta, anche se possono non voler dire nulla.
Ed invece facciamo centro al primo colpo con una grande birra: molte volte sono determinanti proprio i primissimi aromi, quelli che non sai ancora elaborare ma che il naso suggerisce subito al cervello senza parole o termini appropriati ma con la nuda fisiologia dei sensi.
Facendo mente locale, poi, è netto il caffè in polvere che viene subito fuori, con immancabile cacao amaro come compagno di banco a traghettare questo aroma verso il naso.
In bocca si conferma proprio così, con lo stesso caffè in polvere ed una ancor più variegata presenza di cacao amaro, mentre ciò che avvolge in maniera decisa è la cremosità e la pienezza del sorso, senza andare a sforare in dolcezza residua o stucchevolezza, tutt'altro.


Il birrificio afferma di dedicare a questa birra un periodo di ben 21 settimane (ovvero 4 mesi) a lagerizzazione e maturazione, senza negargli anche una botta di pastorizzazione. Ed è proprio quella pulizia, quella elegante semplicità che si alleggerisce del carico, fortemente caratterizzante delle porter di ispirazione britannica, che lì regalano una pienezza diversa, più dura e marcata, supportata probabilmente da uno sfondo maltato ben diverso.

Davvero una signora birra, che sorso dopo sorso fa davvero viaggiare e capire che siamo al cospetto di un modo completamente diverso di concepire una birra scura. Bevendola non si sente davvero il bisogno di invenzioni come coffee stout, coffee porter, imperial coffe chocolate espresso ecc... , perchè nelle combinazioni tra malti e lievito si può già creare una magia simile, se non superiore.

Ahimè, si torna sul pianeta terra stappando la seconda birra. Si tratta sempre di una baltic porter da 9%alc. ed è la Komes Porter Baltycki del birrificio Fortuna.
Qui vengono dichiarati 3 mesi di lagerizzazione, dopo una fermentazione a vasca aperta, processo apparentemente rischioso ma molto più utilizzato di quanto si creda.
Un didattico video di queste vasche è fornito proprio sul sito del birrificio.


Versata in bicchiere, la schiuma ha un comportamento simile a quello di una cola e svanisce prima che riesca a svuotare la bottiglia.
Al naso è meno generosa della precedente, non fa sognare e non fa immaginare molto più di quello che con una lieve sensazione tostata sale nelle narici.
Non restando che assaggiarla, ci si tuffa in una birra sì pulita e semplice da bere, ma avara e timida.
Le sensazioni caffettose sono al minimo sindacale, anche se effettivamente non c'è niente che vada storto.
Evidentemente sarebbe sembrata meno deludente se l'avessi bevuta per prima, ma il giudizio sarebbe stato comunque piuttosto contenuto.


Ad ogni modo, è stato interessante scoprire che, anche su uno stile apparentemente limitato sulla carta ed inevitabilmente in ombra rispetto ai progenitori anglosassoni, è possibile scoprire differenze nell'uso di malti tostati e magari del lievito nel suo range di temperature di fermentazione, al netto che gli esempi di baltic porter brassate da birrifici italiani già trasmette ormai da tempo.

Alla fine della fiera, poi, penso all'attuale rinascita birraria ed alla consuetudine di proporre ormai birre ispirate a stili di tutto il mondo, e ripenso alle porter inglesi ed alle baltic porter, le quali semplicemente non sarebbero mai esistite se qualche matto dell'est, qualche secolo fa, non fosse stato spinto a riprodurle sul proprio territorio interpretandole secondo quello che erano clima, materie prime e contesto del luogo, fondendo strettamente questi con il carattere di questo stile.
In un certo senso, tutto ciò giustifica in qualche modo la sperimentazione e l'innovazione dei nostri tempi, sperando esca fuori un giorno qualcuno che pensi davvero ad innovare più che a fare macedonie di luppoli.

Cheers!

1 commento:

  1. bello e interessante quest'articolo.... nn sapevo che le baltic porter fossero delle basse fermentazioni....

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