sabato 3 gennaio 2015

Il mio BBF Winter Edition 2014

Il primo post del nuovo anno pesca l'ultima bevuta dell'anno precedente, quando tra una festività e l'altra si è tenuto il BBF Winter Edition nella casa di Birranova, ovvero Triggianello.
Niente delirio estivo in piazzetta, chiaramente, date le temperature rigidissime che al termine dell'evento stesso hanno portato anche un'abbondante nevicata. Bensì musica e birre hanno avuto a disposizione una versione più allargata del gazebo esterno ormai permanente, per cui non mancano spazi attrezzati per sedersi o bere in piedi e diverse birre interessanti da provare.

Il banco spine era da 12 vie, che con le 7 interne portava il totale a 19, di cui circa metà erano birre ospiti, ed è da esse che comincerò.


Mi ispirava senza dubbio curiosità la Baja, oatmeal stout del recente birrificio austriaco Bevog. Questi ragazzotti son balzati agli onori delle cronache birrarie lo scorso anno per essere stati votati dagli utenti di Ratebeer come il terzo miglior birrificio emergente dell'anno, che con tutti i difetti che Ratebeer può avere rappresenta comunque uno stimolo a saperne di più. Questa Baja, però, mi è sembrata tutt'altro che imperdibile: avena che ammordisce appena le sensazioni, ma di base la birra è scarica, superficiale, con vaghi ricordi cioccolatosi e davvero poco emozionante.
Non è andata poi molto meglio con la Imperial Deep Underground del birrificio abruzzese Opperbacco: questa imperial stout all'americana è sicuramente più generosa sia nei tostati che (soprattutto) nella luppolatura, ma il tutto mi è sembrato in dissonanza e senza una direzione precisa. Non oso certo dire che è una birra senza un disegno sotto, ma semplicemente l'ho trovato confuso, poco armonico, con tanti ed intensi sapori (mirtillo, cacao, arancia) fin troppo esuberanti.
Mi tolgo ancora qualche sassolino parlando di due birre dalla forte luppolatura ma dal risultato finale non convincente.

La prima è la Freeride di Ducato, deludente per quel che riguarda la sostanza: tisana di luppolo e davvero poco più, con un carattere che acquoso è dire tanto. Non che una birra non possa essere tale, ma bere acqua profumata proprio non è tra i miei desideri: troppo svelta e vuota.
Poco meglio la Tsunami dei bergamaschi di Hop Skin, per i quali questa sarebbe una west coast pale ale. Sembrebbe più una versione "pacific" date le nettissime sensazioni di ananas: c'è quasi solo quella, mentre in bocca la secchezza non si vede all'orizzonte. Si beveva senza conati, evidentemente, ma siamo ben lontani dal versare lacrime di gioia.
Decisamente meglio la Scarliga di Rurale, double IPA con sola luppolatura europea. Ho gradito molto il profilo erbaceo, pulito ed un filo pepato del mix di luppoli, e devo dire che ho trovato bella e legittima l'idea di esplorare i territori europee in un tipo di birra che oggi detta le tendenze. Non banale, appagante ma non sbruffona.
Mi risollevo un po' parlando della Quarta Runa di Montegioco, grande birra che ho fortemente amato durante queste serate. Si tratta della birra base Runa prodotta con aggiunta di pesche di Volpedo, celebre eccellenza piemontese. È disarmante il suo fascino già quando immergi il naso dentro, con lattica acidità e delicati aromi di pesca e fiori di pesco, dolci e tenui. In bocca è suadente, particolarmente morbida pur nella sua acidità sottile, con sfumature anche da frutta sciroppata e succo di frutta ma suggerite sempre con una certa identità da birra e non da esperimento qualsiasi. Lo slancio secco e lattico finale è poi il colpo di grazia e per un anima appagata viene poi difficile contemplare il bicchiere vuoto. Per me miglior birra del BBF.


Ultima ospite su cui mi soffermo è la Cassarmonica, ultima novità di B94 caratterizzata dalla presenza di zucchero vincotto, zucchero candito ed altre spezie. Con quel primo ingrediente mi aspettavo una birra più scura e carica, ma siamo sull'ambrato con sfumature dorate. Al naso è lo zucchero candito a sentirsi nettamente con aromi dolci, molto simili a quelli conferiti da birre con aggiunta di miele. In bocca mi sarei aspettato una ricchezza di un altro livello, mentre si trova una certa monotonia nei ricordi di miele, mou e melassa,  poco incidenti e graffianti e con una struttura non molto possente nè corroborante. Al di là di questo la birra comunque risulta secca, chiaramente il birraio sa il fatto suo ma sento che potrebbe regalare di meglio, a mio parere.
Essendo un'occasione speciale, d'istinto ho trascurato le birre della casa, che tra l'altro conosco o cerco di conoscere bene nel corso delle continue incursioni da Birranova. Nonostante ciò ho trovato una 9 in condotta in ottimo stato, con i toni agrumati da luppoli ben in evidenza ed un chiaro livello di maturazione raggiunto.
Ottima sorpresa anche quella che mi ha riservato la Primatia, storica produzione con aggiunta di mosto cotto di fichi (ed una volta anche di uva) che ora ha visto un'evoluzione. Sono rimasto piacevolmente sospreso di trovarla in territorio belga con una chiara analogia ad una dubbel, con toni nocciolati e di uva passa evidenti sia al naso che in bocca, ed un gradevolissimo tocco di frutti rossi. Da quanto bevuto mi sento di dire che con questa versione 2.0 Donato ha raggiunto un buonissimo risultato.
Non mancheranno occasioni per berne ancora a pieni sorsi.


In sostanza questa versione invernale del BBF è stata una bella occasione per dare un senso alla fine d'anno, vissuto in intimità ma sempre circondati da gente desiderosa di mangiare e bere bene.
Le birre non mi hanno soddisfatto tutte, come si evince, eccezion fatta per la monumetale Quarta Runa che mi aspettavo sì buona, ma non così.
Discorso birre a parte - sempre ben accette queste occasioni per bere qualcosa di nuovo, ed era pur sempre l'unica manifestazione birraria natalizia - la benedizione sul festival invernale è arrivata nel migliore dei modi: solo gli eventi seri possono permettersi birre e calduccio dentro e nevicata fuori: insomma, non è mancato niente!


Cheers!

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