lunedì 2 marzo 2015

Meet the brewer: Nicola Grande annuncia la sua nuova avventura col Birrificio Etnia

A volte ritornano, ma lui ritorna spesso.
E poi riparte.
L'incursione più recente di Nicola "Nix" Grande è avvenuta per l'occasione creata dalla collaborazione dei locali Birrarium e Amber di Acquaviva delle Fonti (BA), uniti per una sera a casa di questi ultimi, per una serata all'insegna dei loro due modi di interpretare il burger, corredando la serata di buona musica e della splendida novità che sto per dettagliare.
Potremmo vederlo come uno spin-off degli eventi con birrai che il Birrarium ha intensificato in questi mesi e che rischiano di diventare anche un modello per altre realtà, vedi l'Amber.


I lettori più attenti e i curiosi della scena birraria nazionale dovrebbero già conoscere Nix. Le sue birre, il suo modo di interpretare la tradizione birraria belga e le sue creature che in tre anni sono nate a Carnago (VA). Birre come Prius eXXtra, Nuce, Levis sono gemme che hanno ricevuto consensi, apprezzamenti e pollici in su da gran parte del mondo dei bevitori appassionati.
Questa favola si è interrotta qualche settimana fa con l'abbandono di Nicola del ruolo di birraio, ma le capacità e le potenzialità di Nix non potevano restare a lungo parcheggiate a bordo strada.

La notiziona che finalmente possiamo dare è che Nicola Grande è tornato in sala cottura e lo fa con un nuovo birrificio. Proprio così!
E qualche sera fa, con grande sorpresa di tutti (me compreso), si è svolta la presentazione ufficiale del progetto Etnia.

L'idea è collegabile alla voglia di un gruppo di imprenditori capitanati da Andrea Ferri e dalla loro volontà di affrontare il mondo della birra con le armi della qualità e della distribuzione.
La base operativa è stata scelta nel pavese, in località Sant'Alessio con Vialone (PV), e corrisponde all'impianto produttivo di quello che fino a poco fa era il Birrificio Balmar.
All'interno del sito la sala cottura ha la capacità di 13hl ed attualmente sono disponibili 6 fermentatori da 10hl. La produzione è già partita appoggiandosi su altri impianti, ma a Sant'Alessio con Vialone, dopo una prima fase di tuning secondo le nuove esigenze produttive, si comincerà a produrre già dalla prima settimana di marzo.


Le prospettive sono davvero entusiasmanti, la fiducia reciproca tra soci e birraio (il quale detiene anche una piccola quota in società) si avverte dalle parole, dai sorrisi e dall'intesa che mi sembra davvero non mancare.
La classe di Nicola, poi farà il resto. In effetti le birre presenti per l'evento sono state, oltre che bel un biglietto da visita, una dimostrazione delle reali capacità di Nicola che vanno oltre la confidenza con l'impianto, bensì attingono ad un grande feeling personale con le materie prime, ad una vera selezione degli ingredienti e non ad una presunta cura con essi, spesso sbandierata su penose etichette o siti web che vogliono solo conquistare il grande pubblico. Le parole chiave, tirate in ballo da Nicola stesso durante la nostra chiacchierata davanti ad un pubblico attento ed assetato, sono state tre: tradizione, ricerca e creatività.
Ora veniamo alle birre, estensione diretta del birraio: quelle presenti ieri erano quattro, di cui due sono one-shot d'esordio ed altre due hanno già un posto da titolare assicurato nel progetto Etnia.
Parliamo di queste due, allora.

La prima birra è la omonima Double Blanche, birra ispirata a quello stile di cui gli esempi più rappresentativi sono certamente la Jan de Lichte di De Glazen Toren e la Blanche des Honnelles di Abbaye de Rocs. Nicola ha realizzato una birra di 7,0%alc. che vede oltre alla classica speziatura di coriandolo e scorza d'arancia amara anche la presenza del Pepe Melegueta, conosciuto anche con i nomi di Grani del Paradiso e Pepe di Guinea. Un ingrediente utilizzato con moderazione e che si manifesta donando leggere punte di ispidezza al naso, dove è più il coriandolo a spiccare come è giusto che sia, mentre in bocca unisce con un abbraccio dolce le esuberanti tonalità delle altre spezie al docile tappeto di cereali. In bocca il lato acidulo è tenuto molto a bada, facendo venire fuori un carattere amabile ed elegante, mantenendo comunque la propria identità di birra di frumento. Meriterebbe una menzione già solo per l'uso delle spezie fatto con coscienza e per il recupero di uno stile che, diciamo la verità, in pochi si azzardano a produrre...figuriamoci per una birra d'esordio! Ma per chi ha conosciuto Nicola, non occorre spiegare ulteriormente il mix tra voglia di tradizione, audacia e intelligenza produttiva che lo porta verso queste scelte.


La seconda birra con cui esordisce Etnia è la Double IPA, omonima tipologia che con le sue origini americane va subito a smentire quanto dicevo a proposito del suo amore (quasi) esclusivo per il Belgio. In realtà non stiamo parlando della tipica tisana italica di luppolo, color caramello, dall'aroma identico a quello che si sprigiona appena si apre una busta di luppoli in pellet. La ruffianeria e la spavalda aggressività di certe interpretazioni non è l'anima di questa birra, bensì anche qui brio ed originalità sono il motto: ecco perchè si incastra col background di Nicola.
Malto base Pilsner, un tocco di malto Vienna e di zucchero scolpiscono la base di malti, togliendone le grezze e grette tonalità di melassa che siamo abituati ad accettare (quasi a subire) da certe interpretazioni scandinave o americane, al limite del volgare. Al naso l'intensità è donata da tre fra i luppoli più eleganti che gli USA hanno regalato al mondo (parere personale) e sono Chinook, Amarillo e Centennial, portando fragranze di mapo, lime ed arancia che non pensavo di poter cogliere in una D-IPA, complice la sua snella composizione di malti. In bocca c'è una struttura utile quel tanto che basta a sostenere una birra di 8,7%alc., con uno sfondo di miele d'arancia e marmellata d'arancia, che scivola via finendo abbastanza secco e con un chirurgico amaro, per nulla asfaltante o opprimente, rendendo appagante anche la risalita nel retrolfatto di aromi luppolati dagli accenni balsamici. Difficile aggiungere altro per una birra che di sicuro strizza l'occhio alle più muscolose interpretazioni americane West-Coast style di IPA, che sfruttano la sobrietà dei malti e la secchezza per esaltare il contributo dei luppoli.


A giudicare dalle premesse, sembra davvero di trovarsi di fronte all'inizio di un progetto serio, in cui indiscusse capacità professionali si potranno combinare con una solidità imprenditoriale. Un mix che in questi ultimi anni ha contribuito a scrivere belle pagine di alcuni birrifici italiani che sono riusciti ad imporsi sia per qualità che per reperibilità di birre ed attenzione al mercato.
Tra l'altro, fin da subito Etnia si pone anche un ambizioso obiettivo: quello di sdoppiarsi in due impianti produttivi nel giro di un paio d'anni, affiancando quello che sta per riprendere vita nel pavese ad uno locato in Puglia. È segno che ci sono intenzioni serie e voglia di investire, affidandosi ad una figura importante ed autorevole come quella di Nicola Grande, sempre più "giovane vecchio" del mondo birrario italiano.

Un grande in bocca al lupo a loro per questa avventura, che ieri ho avuto il piacere di presentare ai curiosi accorsi all'evento della strana coppia Amber-Birrarium (ironia a parte, è da lodare la loro grande voglia che hanno avuto di collaborare e confrontarsi), di cui ho bevuto e gustato i primi frutti del lavoro. Un cammino partito quasi in sordina e che credo ora susciterà sorpresa ma anche compiacimento e che sta già scalciando in vista di ambiziosi traguardi.

Cheers!

2 commenti:

  1. Mi aspetto grandissime cose da Nix, specie se godrà della giusta autonomia in sala cottura...

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  2. Tipico birraio menoso e sopravvalutato...le Dipa buone che fanno scuola le fanno solo in USA! E quella di etnia sinceramente non mi ha fatto una grande impressione...

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