lunedì 25 maggio 2015

Una visita al Birrificio Svevo

Con qualche scampolo di tempo in più ho voluto colmare qualche lacuna. Bere birre rimaste in standby, riprendere qualche libro e tornare a visitare qualche birrificio, tra vecchi e nuovi.
La lacuna temporale più evidente che dovevo colmare era la visita, presso Modugno (BA) ma in piena zona industriale barese, di Birrificio Svevo.

La creatura di Vito Lisco nata 13 anni fa si era spostata da ben 2 anni presso questa nuova sede, dopo l'abbondante decennio nei piccoli locali dell'ormai nota via Castromediano. Dopo il primo anno di assestamento, in cui il nuovo impianto da 5hl ha dato il suo bel da fare alla sistemazione delle ricette, la produzione ha visto un'accelerata e la sala fermentazione si è ingrandita. Ora vi sono tre fermentatori da 15hl ed uno più piccolo da 10hl, ma gli ampliamenti non finiranno qua.
Visito Vito alla fine di una giornata lavorativa lunga e calda, per cui dopo qualche chiacchiera è scattato automatico l'istinto di aprire qualche birra.



Stappiamo una Biancasveva, birra in stile blanche con classica speziatura di buccia d'arancia e coriandolo. Il naso è molto pulito e regala spazio al coriandolo, come è giusto che sia. Anche la schiuma appare molto attraente e persiste nel bicchiere. In bocca si evince la sua facilità di beva con un fine carattere acidulo, che non mi sarebbe dispiaciuto neppure se fosse stato più intenso. Qualche tono maltato in più, visibile anche da un colore non proprio paglierino e con riflessi dorati, potrebbe allontanarla dai canoni, ma la birra in sè appare ben confezionata.

Tra fermenti produttivi e lavorativi, comprendo e mi compiaccio di come finalmente questa nuova sistemazione abbia dato a Vito non solo la possibilità di lavorare più comodamente e liberamente, ma anche di poter migliorare la qualità della produzione a livello tecnico. Lo si nota chiaramente dalla qualità che ci si ritrova nel bicchiere, ormai scevra da dubbi sulla bontà e sulla pulizia stessa delle birre, problemi su cui in tempi passati ho espresso giudizi alquanto impietosi.
L'impianto è praticamente manuale, gli spazi sono larghi e la comodità ne risente. Oddio...parliamo sempre di una professione artigiana che di comodo ha ben poco, essendo parecchio fisica, ma sono dettagli che poi si ripercuotono sempre sulle birre, nel bene e nel male.


Le produzioni di Svevo sembrano aver ripreso la giusta strada, lo si sente anche e soprattutto dalla seconda birra che ci concediamo. La Imperium l'avevo assaggiata altre volte, ma ora mi sembra assolutamente migliorata. È una porter (quasi robust) da 6,5%, lontana dalla morbidezza di una stout ma più vicina alle interpretazioni classiche dello stile inglese, che si presenta con una schiuma compattissima ed a bolle fini da cui salgono già i primi aromi di fondi di caffè. Abbastanza piena e profonda seppur agile, secca e snella. La velocità nel bere una birra vale più di mille parole, e devo dire che nel bicchiere a me è durata poco più di tre minuti.


Le bevute sono continuate a casa, dove ho stappato anche la Barbarossa. Parliamo sempre di birre dai nomi storici, gli stessi originali di 13 anni fa, rifatti solo nel look delle etichette dove campeggia un logo più pulito, seppur legato al simbolo federiciano di Castel del Monte difficilmente equivocabile.
Anche qui trovo una birra di buona fattura, ancora una volta dalla schiuma impeccabile. Il colore è ramato con qualche riflesso mogano ed i primi aromi suggeriscono frutta secca e delicati frutti di bosco come i mirtilli. Gustandone i sorsi la birra appare davvero agile, con un'impronta di malti speciali comunque ben presente e avvertibile e che regalano ancora sensazioni di leggero caramello, prugna e qualche tostato. Finisce garbata e pulita, con un leggero tocco minerale. In un primo momento la mia tentazione era quella di accostarla ad una strong ale inglese, ma ho trovato molto più azzeccato un paragone con quelle birre belghe spesso denominate in etichetta bruin, dal grado alcolico sì elevato ma concrete e che fanno valere la propria natura di birra impegnativa.


Non ho completato l'assaggio di tutta la gamma, la quale contempla anche l'ormai mitologica Claudette, per anni una delle poche birre "acide" non solo del panorama meridionale e che in un futuro prossimo verrà nuovamente prodotta.

Sono contento, però, di affermare che il cambio di impianto ha avuto degli effetti più che positivi su Svevo. La soddisfazione, da consumatore innanzitutto, deriva dalla possibilità di poter attribuire finalmente meritati apprezzamenti al birrificio pugliese da più tempo in attività (considerando la rinascita birraria degli anni '90, si intende), cosa che non è sempre stata possibile negli anni passati.
Tutto è bene quel che finisce bene, mi viene da dire. Ma in questo campo, si sa, si è sempre in cammino ed ogni piccolo traguardo va confermato ed i risultati ulteriormente portati a livelli più alti, confermando le impressioni di chi la birra la beve ed ha piacere nel trovarsi un prodotto il più possibile uguale a sè stesso, fresco di produzione e fatto con certi criteri.


Un in bocca al lupo al prosieguo del cammino di Birrificio Svevo, dunque!
Cheers!

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