lunedì 29 giugno 2015

Brassare Romano, Passione Pugliese ed altri pretesti per bere in giro per Roma

Di come Roma sia una città sempre turisticamente da scoprire ad ogni visita non c'è nulla da aggiungere. Neanche per quanto riguarda l'assortimento birrario c'è molto da dire: bisogna solo armarsi di qualche biglietto per i bus, scarpe comode ed un qualche ausilio tecnologico per orientarsi nell'urbanistica caciarona della capitale.
Stavolta ci sono tornato per due motivi importanti.
Il primo è stato l'invito da parte di Francesco Antonelli ed Andrea "Barone Birra" Romani alla partecipazione in giuria per la seconda tappa del concorso Brassare Romano: il tema era lo stile Blanche. In giuria con me presso il pub Il Maltese c'era una bella compagnia: Salvatore Cosenza e Mario Pellegrini (AdB) e Andrea Turco (Cronache di Birra).
Molto bello il pub, a metà tra un pub inglese con bandiere e locandine appese dappertutto ed una brauerei tedesca con annesso biergarten.
Bella l'atmosfera con tutti gli homebrewers accorsi per divertirsi insieme, con sfottò reciproci senza barriere, gelosie o altri atteggiamenti di superiorità che ho osservato altrove in altre occasioni. Per me una bella sorpresa, uno spirito che pervade anche l'approccio della giuria, seria quando c'è da degustare e scrivere le schede ma anche divertita negli altri momenti. Sono stato davvero bene!
Le birre in gara erano ben 23 ed è stata davvero dura berle tutte. Il livello non è stato altissimo e lo stile si prestava a piccoli errori in grado di compromettere l'equilibrio generale della birra, apparentemente semplice da produrre ma davvero ardua. Personalmente ne ho salvate circa 5, tutte le altre avevano spesso problemi nell'aroma con puzzette o assenza della speziatura classica. Ma ci sta, da homebrewer credo sia sempre bello imparare anche in corsa ed accettare tanto i successi quanto gli errori: fa parte del gioco.


Alle spine del pub, per l'occasione, erano presenti due blanche di birrifici: ho riassaggiato la Heaven di Birrone e mi ha colpito il suo carattere acidulo e sbarazzino, ma la Saggia di Birrificio dell'Eremo mi ha colpito di più per la speziatura più decisa ed il maggiore equilibrio in bocca.
Una bellissima esperienza ed un'ulteriore momento di crescita per me, che ripaga di tutte le peripezie compiute per essere presente e condividere chiacchiere ed assaggi.


Un altro importante motivo della mia trasferta romana è la serata Passione Pugliese che si è svolta la sera successiva al Pork'n'Roll, locale guidato da Valentino Roccia, dove la qualità di carni e birre è davvero alta. Insieme abbiamo pensato di dedicare alle specialità pugliesi una intera serata, con abbinamenti e proposte birrarie, descritte e raccontate ai numerosi presenti. Si trattava di fare una scelta nell'ormai sterminato panorama regionale, che offrono una varietà ed un livello di tutto rispetto. Facendo un percorso geografico e storico su genesi, presente e progetti futuri siamo riusciti a comprendere meglio punti di forza e potenzialità del lavoro che i birrai stanno compiendo in Puglia.


La prima birra, la Margose di Birranova realizzata con acqua marina depurata, era in ottima forna: il primo impatto di salmastro è spiazzante, ma ai primi sorsi tutto si risolve: disseta, riempie il palato e poi si dissolve facilmente. È riuscita ad accompagnare il lattico della stracciatella di Andria, servita su crostino con pancetta stesa.
È seguita la Double Blanche di Etnia, bonus track di un birrificio che attualmente produce nei pressi di Pavia ma la cui ragione sociale è ubicata a Cassano delle Murge (BA), sede futura di una seconda sede. La "terronità" del birraio Nicola Grande completa il tutto. La birra era davvero in stato di grazia, con quella spezia dei grani del paradiso che donano un'armonia magica all'aroma e danno una sensazione dolce anche al tessuto frumentoso. Ottima birra davvero, in grado di supportare il ripieno abbondantemente pepato di carne suina di un panzerotto fritto. Slurp!
Si va avanti con la Vienna omonima dello stile austro-ungarico caduto ormai nel dimenticatoio. La birra del birrificio ostunese BirrApulia si presenta molto pulita al naso, un filo timida in verità, ma poi in bocca si riprende e regala toni di leggero caramello. e delicate tostature. Queste ultime sono andate a nozze con l'affumicatura di tabacco a cui è stata sottoposta la salsiccia di maiale abbinata, da leccarsi davvero i baffi.
Il Salento è ulteriormente rappresentato dallo storico B94 e dalla sua Warning Hop, IPA muscolare che passa per la birra più luppolata che esce dal birrificio leccese. Mandarino e pompelmo al naso, con qualche tocco maltato a supporto in bocca ed un amaro avvertibile ma non eccessivo. Il lato aranciato ha cercato di contrastare la potenza dello stufato di maiale cotto in birra blanche.


In ultimo, un salto verso nord nelle lande foggiane del birrificio Ebers con la sua Nera di Troja, birra scura passata in botti di Nero di Troia. Una vera sorpresa, con frutti di bosco molto evidenti, qualche spunto acidulo ma molto contenuto, per bocche gentili. Fantastico l'effetto "crema ed amarena" creatosi con il dolce, un biscotto di noci e malto caramellato con crema di zabaione e sherry.
Un gran finale per una serata che ha visto facce soddisfatte ed orecchie curiose di ascoltare e scoprire di più. Sono rimasto molto soddisfatto oltre che onorato per aver potuto raccontare le evoluzioni birrarie della terra che abito e che cerco di seguire e nobilitare, senza eccedere in campanilismi ma facendo semplicemente capire che quando una birra è ben fatta, non c'è geografia che tenga, per cui anche questo meridione birrario merita la dovuta considerazione quandunque sia in grado di produrre belle birre.

In tutto ciò, durante il giorno, un po' per riempire il tempo e un po' per approfittare, non potevo farmi scappare l'occasione di bere ciò che a Roma c'è e che non trovo abitualmente qui. Ovviamente ho dovuto scegliere luoghi che fossero aperti di giorno.
Prima tappa il Johnny's Off License, primo storico beer shop romano aperto in tempi non sospetti dalla storica figura dell'irlandese John Nolan, quando non si poteva minimamente immaginare che la capitale sarebbe diventata tale anche in campo birrario. Assortimento pauroso, con circa 600 diverse birre, tutte presenti anche in frigo. Fa paura solo girarsi intorno e sentirsi circondato: ci ho messo quasi mezz'ora per scegliere la prima birra e ci sono rimasto un paio d'ore a bere. Ottimo inizio con la Ritual Pils di Ritual Lab, davvero croccante al naso e facilissima da bere, quasi perfetta. Ho continuato con la Farmhouse di Vento Forte, buonissima saison luppolata finemente senza oscurare la rusticità del lievito. Buonissima anche in bocca, ancora rustica e granulosa: anch'essa perfetta in fondamentali, schiuma e piacevolezza.
Carina anche La Rouge Flamande, una biere de garde realizzata dal nuovo birrificio francese Thiriez situato proprio nelle Fiandre, terra di origine di questo stile quasi scomparso a causa delle multinazionali. Frutti rossi molto spinti al naso, malti caramellati in bocca che scivolano in una sorta di acidità appena accennata, legnosa e poi secca. Molto molto interessante.


Altra tappa del mio vagare è ovviamente via Benedetta: al Ma che siete venuti a fa' ho bevuto due buone birre della Franconia: la defaticante Lagerbier di Zehendner Mönchsambacher, appena ispida al naso ma cerealosa e facile, e poi la Hirschen-Trunk di Kraus, una rauchbier leggera nel richiamo di castagne affumicate.
Faccio due metri e mi fermo al Bir & Fud, dove scelgo la Belle Gose realizzata da Civale, Montegioco e Croce di Malto: sapida come una gose deve essere e luppolata ben bene facendo affiorare pompelmo e fruttati molto estivi.


Capolinea del mio vagabondare è stato Les Vignerons, enoteca e beer shop gestito dal preparatissimo Antonio Marino lontano dalle solite tratte, raggiunto con un paio di bus. Ne è valsa la pena, perchè ho bevuto grandi birre tedesche che non dimenticherò molto facilmente.
Innanzitutto la Berliner Style Weisse della Bayerische Bahnhof di Lipsia: sorprendente, con tutte i crismi dello stile, senza eccedere in limone puro come altri esempi modernisti (mi è capitato di bere quella di Kernel, per esempio: troppo facile puntare sulla sensazione di limone e stupire).
Tutta Franconia a seguire, obiettivo vero della mia incursione.


Parto con la Freggäla Pils di Hummel, pils con acuti aromi fenolici e speziati, buona anche se inferiore ad altre.
Si prosegue con la Kellerbier di Griess, leggera e rustica anch'essa: sembrano parole banali, sparate nel mucchio ma sono talmente semplici da bere queste birre che non riesci ad andare nel dettaglio perchè semplicemente il tuo apparato gustativo non ne ha voglia, stacca e si gode il momento di sollazzo.
Si toccano vette altissime, invece, con la Export di Zehendner Mönchsambacher: dal nome sembrerebbe una helles stucchevole, ma è una birra poco alcolica e sorprendentemente secca. La migliore bevuta in questi giorni, straordinariamente scorrevole e veramente succosa. L'ho finita a grossi sorsi nonostante non fossi alla prima bevuta. Strabuona.
Quasi a pari merito la Rauchbier di Spezial: stellare l'affumicatura combinata con un corpo leggerissimo. Da favola.


Ho finito...devo menzionare le ultime tre birre bevute in giro: la meravigliosa BeerBrugna di Loverbeer, dove le prugne damaschine bilanciano magnificamente l'acidità e compiono un vero capolavoro; altra birra buonissima è la Hattori Hanzo di Mukkeller, da porre nell'olimpo nazionale delle Imperial IPA, secchissima ed inafferrabile ed estremamente curata nell'aroma.
Non arriva a questi livelli ma è fatta molto molto diligentemente la Hop Hill di Hilltop, piccolo birrificio fuori Roma che si sta facendo conoscere molto per la sua anima molto british.


Vale sempre la pena fare questo tipo di maratone birrarie, sbattimento incluso.
Qualche giorno di astinenza, però, magari ora lo faccio...

Cheers!

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