lunedì 24 agosto 2015

Barcellona: Biercab e Beer Garage

Questa volta non si è trattato di un viaggio programmato, della meta delle vacanze estive nè di un viaggio birrario vero e proprio.
Semplicemente per lavoro ho avuto modo di calarmi due giorni tra le strade dell'irrefrenabile capitale catalana, Barcellona, e non potevo non sfruttare l'occasione per provare ad avvicinarmi al fenomeno della birra artigianale, in forte crescita anche in Spagna, soprattutto qui in Catalogna.
I micro ormai non si contano più neanche qui, così come i nuovi locali.


Con il poco tempo a disposizione negli scarti di tempo ho circoscritto il mio bere ad un paio di luoghi, di cui uno non poteva che essere il Biercab.

Passato agli onori della cronaca nei tempi della crociera "Un mare di birra" organizzata dal Ma che siete venuti a fa qualche anno fa, si tratta di uno dei pochi luoghi in cui, entrando e lasciando alle spalle il traffico caotico di Barcellona, l'appassionato si riesce a sentire a casa.
D'impatto il bancone e le 30 vie alla spina, nonchè gli schermi alle loro spalle con la lista delle birre, quelle che stanno per essere attaccate appena si libererà una spina, le interazioni social dei clienti in tempo reale. Un po' sciovinista e fanatico, se vogliamo, ma sicuramente "attrazione" unica nel suo genere.

Proseguendo, la sala del locale ha non molti posti a sedere ma l'ambiente è bello e familiare, con muri in pietra a vista ed uno stile semplice ma curato.
Le birre presenti sono praticamente tutte del filone del luppolo, con pochissime eccezioni. Tra l'altro mi è sembrato essere, guarda caso, il leitmotiv di questa ennesima scena birraria.
Una motivo di interesse, però, lo trovo, perchè compare alle spine la Stone IPA, birra del leggendario birrificio americano che ha bisogno di poche presentazioni, lanciata per la prima volta sul mercato nel lontano 1997.
L'aroma è unico, con toni di arancia e mandarino dominanti derivanti dal mix di Centennial, Columbus e Chinook. L'aspetto spaventa un po', dato che si nota una limpidezza imbarazzante dal teku dove purtroppo me l'hanno servita. In bocca è la secchezza a sorprendere più del gusto, infatti, questo nonostante il colore ramato indice di qualche malto caramello, poco avvertito però come componente dolce. Si sente che sotto non c'è la solita IPA, quella italica, carica di caramello e poco attenuata che non è nè troppo amara nè troppo dolce. Qui la classe c'è. piuttosto sono la profondità e l'anima a mancare. Anche qui il fattore distante ed il trasporto potrebbero essere responsabili, insieme a filtrazione e via dicendo.


Una birra che, però, andava assaggiata per capire qualcosa in più su quel che si dice.
A questo punto, però, mi butto su qualcosa di spagnolo. In passato avevo assaggiato le produzioni di Guineu e non mi erano sembrate affatto male. Mi spiegano che insieme a Naparbier costituiscono i principali attori del movimento oggi, ma quest'ultimo per costanza sembra distinguersi. Assaggio la Sunset IPA, versione session sul tema ricorrente dei luppoli, ed effettivamente si sperimenta un bel bere. Qui è più una vena citrica a primeggiare, con un corpo snello ed una facilità evidente. Non ho scelto male.
Il panorama delle IPA ispaniche sembra vasto, alla spina ve ne sono altre, Assaggio la Belgian Rye Fruit APA Citra-Mango, collaborazione tra la beer firm Piris e l'Instituto de la Cerveza Artesana, nome inutilmente lungo ma che ha già il vantaggio di spiegare tutto ciò che c'è dentro. Naso ruffianissimo e non poteva essere altrimenti con tutta questa roba, birra che sembra fatta bene anche in bocca da questo birrificio con sede a Barcellona, che tra produzioni proprie e conto terzi sta diffondendo ettolitri di birra in tutta la Catalogna.


Mi concedo un diversivo bevendo una birra di un birrificio che vorrei poter trovare dalle mie parti. Si tratta dello svizzero BFM, Brasserie des Franches-Montagnes. Quella che bevo è la Abbaye des Saint Bon-Chien 2014, sour ale da 11%alc. Al naso l'etilico è una bomba, porta con sè anche sensazioni di solvente anche se nell'insieme con toni di frutta sotto spirito non sembra così male. In bocca è potentissima la botta alcolica, ed è dura finirne anche solo mezzo teku.

Il Biercab ha al suo fianco un altro locale, un beer shop. Aperto con orari più giornalieri, ci ho visto dentro cose che non ho mai visto neppure in Italia. Robe da geek, certo, ma anche birre di vero interesse dal migliore Belgio di nicchia e sour ale americane. Fortuna che non potevo portare nulla con me in valigia, altrimenti sarebbe finita male per il mio portafogli, ma è un posto che vorrei avere sotto casa...ma anche a 50km di distanza mi avrebbe fatto molto piacere, eh!


Seconda ed ultima tappa è stato un brewpub, molto vicino al Biercab.
Atmosfera underground, look minimale post-industriale che fa tanto figo oggi, non so per quali motivi.
Si chiama Beer Garage, entrando c'è uno di quei banchi spina a muro, di quelli che il publican per spillarti la birra deve darti le spalle.
Scorgo IPA su IPA sui nomi delle birre, e cominciano i dilemmi su quale sia meno peggio bere.
Dopo attente analisi, mi butto sulla RIBA, IPA realizzata soprattutto con luppoli UK, così dovrebbe essere. Mi disgusta, carbonazione alle stelle e gusto linfatico, vegetale, amaro senza capo nè coda.
Provo a capirla fino in fondo, fino a quando non vedo il fondo del bicchiere (per fortuna, previdente, ho chiesto mezza pinta), ma niente...


Avrei voluto continuare ma...quando sgarri con la prima birra, se si vuol continuare a regalare soldi allo scopo di bere probabile brodaglia, bisogna avere una forza di volontà non indifferente.
Quando poi vedi il locale tappezzato di manifesti che pubblicizzano un Barcelona Craft Beer Tour ed una mappa delle birrerie in vendita, capisci che un po' si stanno allargando e che scimmiottamenti di questo tipo non è detto che facciano sempre bene al movimento, alla faccia di chi predica che ovunque scoppi la mania ci sia da esultare.

In generale, quindi, sarei ancora molto cauto verso questo movimento spagnolo. Sicuramente ha partorito qualche bel prodotto, ma questa esaltazione non-sense verso un'imitazione americana è difficile che porti a qualcosa di originale ed innovativo.


Staremo a vedere l'evoluzione di questa "cerveza".

Cheers!

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