lunedì 17 luglio 2017

San Diego, caccia al tesoro West Coast IPA
tra Stone, Monkey Paw e Pizza Port Ocean Beach

San Diego è una di quelle mete che ho fortemente voluto raggiungere.
Dopo aver rimandato questo viaggio di quasi un anno, ho pensato di approfittare di questa nuova occasione per fare un cambio di programma, aggiungendo questa città al mio itinerario.
Chiaramente lo scopo è prettamente birrario, ma non solo. Mare ed atmosfera messicana non sono affatto male qui, a poco più di 20 km dalla frontiera e dalla città di Tijuana.
Le destinazioni in tema di craft beer sono numerosissime. Non si contano pub e brewpub, birrifici in qualsiasi angolo dell'area cittadina.
I più promettenti si trovano molto lontano dal centro, ovviamente.
Ma qualcosa di notevole, se si va a scovarlo, sbuca sempre.


lunedì 26 giugno 2017

Los Angeles: Firestone Walker The Propagator
e The Surly Goat

Cercare di muoversi all'interno dell'agglomerato di Los Angeles è già di per sè un'impresa.
La città è enorme, a perdita d'occhio: da una cittadina all'altra passano decine di chilometri senza soluzione di continuità.
A livello turistico e paesaggistico non è che ci sia un gran che, ed il discorso può estendersi anche all'ambito birrario.


Trovandomi in zona Beverly Hills, però, ho cercato di sfruttare al meglio la giornata a disposizione per bere qualcosa di interessante.

lunedì 19 giugno 2017

Beer hunting in terra di indiani tra Arizona e Utah

I canyon a cavallo tra Utah ed Arizona sono qualcosa di disarmante.
Non si riesce ad avere una percezione completa del Gran Canyon nè in foto nè dal vivo, così come è incredibile perdersi tra gli strati di roccia erosa dall'acqua tra il Lake Powell, il Bryce Canyon e lo Zion Canyon.
Paesaggi immensi e paesi davvero isolati, tra riserve indiane e scenari western mozzafiato.
Una bella tappa è la cittadina di Williams, in Arizona. Fermata turistica e strategica per pranzare in questa cittadina quasi fantasma.


Dove trovo, però, per puro caso il birrificio Grand Canyon Brewing Company, in una baracca dove sembra trovarsi il loro brewpub. Arrivato lì davanti troviamo tutto chiuso e chiedendo in giro, arriviamo alla nuova sede, un po' isolata dal centro cittadino ma pur sempre raggiungibile in pochi minuti.

lunedì 12 giugno 2017

South Gate, luppoli e nuvole ai piedi dello Yosemite

Lo Yosemite National Park è una vera meraviglia.
La natura esplode, manifestandosi tra sontuose pareti di roccia, cascate concatenate e punti panoramici mozzafiato.
Una fantastica giornata passata tra i sentieri di questo enorme parco regalano una pace a tratti impensabile.


Beccare, poi, a fine escursione un brewpub con IPA di eccellente livello diventa una saporitissima ciliegina sulla torta che porti a casa come una reperto mnemonico da custodire, magari anche raccontandolo.
La fermata per il pasto prevista nel nostro tour di gruppo era stata definita a Oakhurst. La guida ci annuncia la presenza di un ristorante messicano, di una pizzeria italiana e di un supermercato all'interno di una delle classiche zone commerciali americane, costituite da un parcheggio all'interno di una cornice quadrata di negozi e locali.
Non dandomi per vinto, provo a cercare se in questa sperduta Oakhurst può spuntare qualcosa di lontanamente simile ad una birreria, o se magari uno di questi market ha anche una selezione di birre craft sugli scaffali (cosa che ho già visto in altri centri commerciali, luoghi preferiti da questi tour, spesso perchè letteralmente gli unici ristori in vaste aree desolate).
Il caso vuole che io riesca a trovare addirittura un brewpub. Bene, ed ancor meglio quando vedo che risulta avere una buonissima reputazione anche sul web.


Man mano che il bus si avvicina spero con tutto me stesso di trovare questo centro commerciale il più vicino possibile al brewpub South Gate Brewing Company, e più va più la speranza si concretizza, diventando realtà.
La ciurma di israeliani compagni di viaggio si dirige dal messicano consigliato, mentre noi due troviamo a circa 300 m questo mezzo capannone adibito a birrificio e birreria con ristorante.
In 1 ora di tempo questo luogo mi conquista. Il locale è molto spartano ma ben abbellito da legno di abete rosso, lo stesso che si ritrova in tutto il parco.
Semplice la disposizione, con un lungo bancone che alle spine ha anche qualche birra ospite.
Tra le birre in gamma, che risultano anche premiate in concorsi americani, decido comunque di bere IPA.


La prima è la Glacier Point Pale Ale ed è ovviamente una APA. È caratterizzata da un profilo abbastanza citrico con qualche piccolo tocco maltato. Le IBU dichiarate sono 40 e si parla di luppoli neozelandesi e pacifici.
Colpisce moltissimo il suo equilibrio, con quella parte maltata appena distinguibile e poi soprattutto un grande carattere luppolato, di intensità non elevata ma decisamente distinguibile. Di sfondo c'è una bella secchezza ed è la cosa più bella, insieme ad una gasatura medio-bassa.


Ma la perla vera arriva subito dopo, quando bevo la South Gate IPA. È una West Coast IPA di 7,4%alc. con un profilo aromatico che pesca dal pinoso al citrico, non tralasciando una piccola nota croccante maltata. Ancora grande importanza assume la secchezza: questa birra si beve a grandi boccate, l'amaro di 65 IBU non sembra affatto spigoloso nè infastidire. I luppoli utilizzati sono Simcoe, Cascade e Pacifica.
Ad ogni sorso si gode. Favolosa. Fino a quel momento, la migliore West Coast IPA bevuta.


Il birrificio mi sembra essere davvero di alto livello.
E la birra davvero fatta magistralmente, fresca e tra l'altro servita e spillata benissimo.
Questa capatina, durata meno di quanto avrei voluto, accompagnata da un hamburger all'altezza delle birre bevute, è stata una fortuna.
Dal modo in cui l'occasione è nata fino alla fortuna di aver beccato una delle loro migliori birre.


Bevuta la South Gate IPA, mi si è aperta un'altra finestrella sul mondo delle interpretazioni californiane dello stile, che non ho mai rincorso con tutta la mia forza nonostante la grande piacevolezza che regala. Esempi di questo calibro, però, diventano cruciali nel capire che c'è dell'eccellenza anche in questo campo luppolato e che forse non è sempre facilissimo produrre.

Cheers!

lunedì 5 giugno 2017

San Francisco: Hopwater Distribution

Le tappe birrarie di San Francisco non sarebbero affatto poche.
Il mio viaggio è stato però un po' complesso. Per una intera settimana ho viaggiato attraverso California, Nevada, Arizona e Utah a bordo di un pullman.
Un'opzione molto vantaggiosa a livello turistico, che ci ha permesso di visitare città ed attrazioni naturali che altrimenti avrebbero richiesto tempi ancor più lunghi.
Chiaramente questo ha comportato una libertà molto limitata riguardo alla possibilità di spostarsi in autonomia.


Nonostante tutto, mi ero preparato in tutti i modi appuntandomi per ogni sosta, programmata o annunciata poco prima, un possibile luogo birrario meritevole di visita e dove poter bere qualcosa.
Durante il pochissimo tempo libero avuto a San Francisco, città variegata e bellissima da visitare, abbiamo avuto tempo libero solamente in zona Chinatown.

domenica 28 maggio 2017

Canada: Niagara Brewing Company

Chi visita gli Stati Uniti passando da New York, difficilmente si perde le cascate del Niagara, che distano molto, circa 6 ore di strada.
Al di là del discorso naturalistico, è stato curioso trovare anche lì un brewpub.
Essendo le cascate divise tra USA e Canada e trovandosi proprio su questa sponda la panoramica migliore, solitamente per pernottare si attraversa la dogana per arrivare in territorio canadese.


Ci si ritrova nel paesotto di Niagara Falls dove non c'è altro che luci e trappole per turisti.
Non contavo di trovare nulla di interessante sul fronte birra...ed invece mi spunta davanti il Niagara Brewing Company.


lunedì 22 maggio 2017

New York: beer hunting tra Manhattan e Brooklyn

La "Grande Mela" apparentemente sembra un luogo freddo, distaccato, legato al mondo dell'economia, della finanza e del vil denaro.
Poco spazio per il sapore popolare della craft beer, quindi? Nient'affatto.
Non si può essere più in errore di così, neppure considerando la centralissima Manhattan.
Il programma del mio beer hunting per i locali della città è stato ampiamente rispettato, nonostante queste prime impressioni poco dopo aver familiarizzato con la città.


lunedì 15 maggio 2017

Pliny the Elder, Russian River

Il viaggio in USA è qualcosa da cui sto ancora cercando di riprendermi.
Dedicherò diversi post a città e birre incontrate.
Ma voglio cominciare dalla fine, e cioè dall'ultima birra americana bevuta, stappata ormai una volta ritornato.

È con un velo di romanticismo che riaprendo la valigia mi faccio convinto di aver portato a casa finalmente una birra che sembrava essere quasi irraggiungibile, ben prima dell'esplosione del "geekismo" e dei "trading" degli anni recenti.
La Pliny the Elder di Russian River era nei miei pensieri in ogni luogo in California dove ci fosse birra, ma la sua reperibilità è molto bassa. Innanzitutto per una scelta alla fonte, non credo semplicemente per conservarne il blasone. Quello che è certo è che la fedeltà alla promessa di metterla in commercio fresca, con pochissime settimane di vita alle spalle, impone non solo l'impossibilità di esportarla, ma anche quella di distribuirla in un raggio molto stretto, che molto spesso non copre neppure tutta la California per intero.


lunedì 24 aprile 2017

De Leite, in stile con stile

Essendo saltata, purtroppo per imprevisti, sia la visita da Rodenbach che quella da Fantôme, abbiamo riempito la mattinata andando a visitare un altro promettente birrificio, che fortunatamente si era già reso disponibile precedentemente.
Brouwerij De Leite si trova nell'omonima via De Leiteweg a Ruddervoorde, nelle Fiandre occidentali, prendendo il nome proprio dal torrente De Leite che scorre poco distante.
Il luogo è un capannone situato nella zona industriale. Trovarlo è stato abbastanza complesso, non essendoci alcuna insegna.
Tra l'altro è curiosa la situazione di questo birrificio, nato come spin-off di una...azienda di arredi in legno!


Avevo incontrato già questo birrificio bevendo una sua folgorante birra più di 3 anni fa, mi incuriosì già da allora questa curiosa impresa dai due volti.
In effetti, si tratta proprio di un opificio dove la produzione di birra e la lavorazione del legno viaggiano insieme senza quasi alcuna barriera, e ci si ritrova a passare da una sala di maturazione con botti allo stoccaggio di tavole, senza fare molti complimenti.
Dal 1998 Luc Vermeersch produceva birra in casa, come tutti gli homebrewers partecipava a meeting e manifestazioni a tema...trovati molti riscontri positivi nella sua piccola produzione decise di partecipare ai corsi specializzati che organizza il birrificio Alvinne. La sua passione è così contagiosa che riesce a coinvolgere anche Etienne e Paul. Proprietario della Helbig, produttrice di arredamenti d’interni, Luc “si prende” una parte di immobile ed incomincia a sviluppare la sua idea di birrificio.
Minimale e post-moderna l'area di ingresso, dove si accolgono i visitatori con oggetti d'arredo intervallati a botti in fermentazione, e non sembra neppure di essere in un birrificio, a momenti.

lunedì 17 aprile 2017

3 Fonteinen, dagli abissi al galattico Lambik-O-Droom

Quella di questa volta non è una giornata trascorsa secondo i programmi previsti.
Ma pur non essendo sulla tabella di marcia, ci siamo trovati a girovagare tra le colline del Pajottenland, facendo poi tappa a Berseel.
Qui ci siamo fermati per pranzare al ristorante 3 Fonteinen, gestito da Guido Debelder.
Ho bevuto, così, il loro giovane lambic piatto, Jonge Lambik, esperienza che mi era capitata solamente da Cantillon nello scorso viaggio birrario in Belgio. Esperienza sicuramente da ripetere di tanto in tanto per comprendere come si arrivi ad un prodotto così articolato e complesso come una gueuze.


Il lambic piatto, o "jung" dato che dovrebbe avere tra i 9 e i 18 mesi (dialetti a parte, anche se a volte per piatto si può intendere anche quello "oud", quello che è maturato per 2-3 anni in botte ma non assemblato e quindi con bassa carbonazione), si presenta naturalmente con una schiuma quasi nulla, inesistente.

lunedì 10 aprile 2017

USA: la mia tabella di marcia (stavolta è vero!)

Non si cede neanche un centimetro...
Avevo programmato un viaggio la scorsa estate. Mi sono rotto una caviglia 4 giorni prima di partire.
Ma dopo mesi di bestemmie, terapia e ripartenze, eccomi a stilare nuovamente una lista di possibili scorpacciate di craft beer americana durante i numerosi spostamenti che mi aspettano.


lunedì 3 aprile 2017

De Dolle, tra sogno e realtà

Quella che sto per raccontare è un'esperienza che ho sognato di compiere tante volte.
Senza alcuna esagerazione, penso di aver desiderato di visitare la sede della Brouwerij De Dolle e conoscere di persona Kris Herteleer diverse decine di volte, ovvero ogni qual volta ho bevuto una delle sue birre.


Le porte della sua fabbrica di meraviglie aprono puntuali ogni domenica alle ore 14. Puntuali loro, perchè noi arriviamo con qualche minuto di ritardo. Conferma che il buon Kris attende per battezzarci italiani appena ci vede.
Ogni domenica, con la sua classica giacca brandizzata e talvolta con quel grosso papillon, Kris fa visitare il suo birrificio aprendo anche quella che oggi chiameremmo tap room, una sala di degustazione delle sue birre, a quanto pare ora ulteriormente allargata rispetto a prima.
Si parte con qualche parola introduttiva sulla storia, che parte dal 1980 rilevando una sorta di farmhouse dove già avveniva la produzione di birra.


lunedì 27 marzo 2017

In de Vrede, i tre prodigi di Westvleteren

In de Vrede è tappa obbligata se si è nelle zone di Poperinge, verso i confini occidentali con la Francia.
La domenica mattina alle ore 10 il locale, attiguo all'abbazia di St. Sixtus, è già aperto.
L'abbazia appare in lontananza quasi moderna ed austera, a pochi passi da questo luogo tempio delle birre che vanno sotto lo stesso nome della località dove è ubicato, ovvero Westvleteren, area ovest dell'abitato di Vleteren.


La loro storia parte da lontano, con dei monaci provenienti dall'abbazia di Mont de Cats (quella sorta di beer firm dei trappisti) che fondano l'abbazia ed iniziano a produrre birra nel 1839, aprendo poi nel 1871 la vendita all'esterno.
I fermentatori in legno a vasca aperta vengono sostituiti con quelli in acciaio (ancora a vasca aperta) nel 1968, mentre nel 1989 si passa all'acciaio anche per l'impianto di produzione, abbandonando il rame.

lunedì 20 marzo 2017

De Glazen Toren, l'eccellenza della semplicità

La visita da De Glazen Toren arriva dopo il primo risveglio in terra belga.
Da Bruges ci dirigiamo verso l'interno, in direzione di Erpe-Mere, all'indirizzo Glazentorenweg, ovvero via della torre di vetro. A sua volta, curiosamente, la via prende il nome da un antico bordello esistente in passato.


Ci attende Mark De Neef, collaboratore di Jef van den Steen, i quali con Dirk De Pauw hanno avviato questo birrificio solo nel 2004.
Il passato da giornalista birrario e produttore casalingo di Jef è noto, rafforzato da corsi tecnici professionali a cui anche Mark ha partecipato.
De Glazen Toren è ormai un classico dei produttori di qualità del Belgio. E questo nonostante la ancor tenera età e le dimensioni dell'impianto produttivo.
Quando si entra ci si rende conto che davvero si sta stretti qui. La sala cottura è da 20 hl, i fermentatori sembrano sì numerosi ma non come ci si aspetta.
Ciò che colpisce è che che la cotta qui si fa solamente il giovedì ed il sabato è destinato all'imbottigliamento. Un impianto che potrebbe essere ulteriormente sfruttato ma che per capacità della cantina non può aumentare la frequenza di produzione.

giovedì 16 marzo 2017

Berekeller

Certe idee partono da semplici spunti, che poi si arricchiscono di esperienze e si ingrandiscono a tal punto da diventare proposte e collaborazioni.
Ed è così che è nato questo percorso che ha portato me e Michele Solimando, birraio del birrificio Ebers, a partorire questa birra.
L'esperienza in Franconia di quel magico settembre 2015 mi ha decisamente lasciato affascinato dalle keller, e la cosa è ben evidente a giudicare dalla mole di post che ho poi scritto a proposito.
Lo stesso è accaduto per Michele, complice un viaggio a Bamberga e dintorni durante lo scorso anno.
Inutile negare l'effetto deflagrante che per entrambi ha avuto Birra in Franconia di Manuele Colonna, ormai vera e propria bibbia sul tema e vera miccia di questo nostro interesse.


Tornato dal viaggio, la voglia di rituffarsi in quei sapori maltati e rustici era talmente forte che mi impegnai per buttare giù una ricetta e produrmela in casa.
I risultati non furono male, anzi, rimasi abbastanza sorpreso dall'aver colto certi aspetti organolettici a furia di bere birre in stile keller e nell'aver saputo ricreare in parte certe alchimie tra malti e lievito, pur non possedendo un ceppo specifico nè particolari segreti tecnici che solo quei piccoli birrifici tradizionali custodiscono.
Mi ritrovai, poi, a parlarne ampiamente in un articolo realizzato per un numero di Fermentobirra Magazine dello scorso anno, nonostante la mia fosse solo una possibile interpretazione (seppur discretamente riuscita) su come avvicinarsi a queste birre.

lunedì 13 marzo 2017

Dupont, nel tempio delle Saison

La visita da Dupont è una di quelle occasioni che attendi da tempo.
Non è il classico microbirrificio, piccolo e familiare, che si è soliti seguire con ingenua curiosità: qui siamo al cospetto di un grande produttore, ma che ha segnato profondamente la storia delle saison, non solo in Belgio ma in tutto il mondo.
Tuttavia il tour all'interno del birrificio, prenotato per tempo con una guida in inglese, è stato molto istruttivo.
Non solo a livello di nozioni storiche, ma soprattutto per quanto ho visto con i miei stessi occhi tra sala cottura e sala fermentazione.


La guida ci introduce la storia del birrificio, che parte con Louis Dupont, agronomo in procinto di partire per trasferirsi in Canada. Il padre, Alfred Dupont, per dissuaderlo dall'idea, compra per lui una fattoria con produzione di birra, il birrificio Rimaux-Deriffer, risalente al 1759, noto per la produzione di saison e birre al miele. Nel 1945 Louis Dupont, senza eredi, intesta il birrificio alla sua nipote Sylva Rosier, ingegnere birrario. Sylva lavora in birrificio con suo figlio, Marc Rosier, il quale porta avanti la produzione dal 1964 al 2002, e con sua figlia Claude. Oggi figli e nipoti di Sylva Rosier sono gli attuali proprietari del birrificio. In particolare, il nipote Oliver Dedeycker, che cominciò a lavorare come ingegnere birrario nel 1990, dal 2002 sostituisce Marc Rosier, suo zio, come direttore del birrificio ed è quindi la quarta generazione a portarlo avanti consecutivamente.


La guida ci porta all'interno dell'impianto e comincia a parlarci delle vendite, molto concentrate sul solo mercato locale fino al 1986 con una produzione di 4000 hl/anno. Nel corso degli anni la produzione aumenta leggermente, portandosi a 7000 hl/anno solo nel 2002.
Ora, nel 2016, si parla di circa 25000 hl/anno, con circa metà dei volumi venduti all'estero (soprattutto USA).

venerdì 3 marzo 2017

Cnudde e le sue Oud Bruin

Una lunga serie di post su questo ultimo viaggio in Belgio non può che cominciare dall'inizio.
Primo luogo di ristoro che con i compagni di viaggio abbiamo previsto era la cittadina di Oudenaarde. Le Fiandre erano obiettivo del viaggio, per cui si voleva un qualcosa di autentico del posto.

Il pensiero è andato subito verso le Oud Bruin, motivo per cui visitare uno dei pochi birrifici che facesse ancora questi stili era fondamentale.
La contrapposizione delle Oud Bruin con le Red Flemish si muove su diversi fronti. Partiamo da un discorso geografico, visto che le Oud Bruin (quelle "brune") vengono prodotte storicamente nella zona delle Fiandre Orientali nei dintorni di Oudenaarde e sono caratterizzate dall'utilizzo di fermentatori in acciaio, da fermentazioni tramite batteri lattici e di far risaltare più la parte maltata.
Discorso diverso per le Red Flemish (quelle "rosse"), che vengono prodotte nelle Fiandre Occidentali nei dintorni di Roeselare e sono caratterizzate dall'utilizzo di botti di legno, da fermentazioni tramite batteri lattici, acetici e lieviti selvaggi e dove risalta maggiormente il carattere vinoso ed acetico.
Qualcuno sostiene che anche le Oud Bruin un tempo utilizzassero il legno (visto che l'acciaio è piuttosto recente, in effetti). Tra l'altro, pare che non nascano come birre da blendare con altre birre giovani, ma che siano birre lasciate a maturare ed imbottigliate in purezza (mentre le Red Flemish vengono blendate, vedasi tutta la produzione di Rodenbach).
A gettare altra confusione ci pensano altri due contributi.
Michael Jackson afferma: "the Old Browns traditionally are blends of young and old beers. This is also true of several similar beers with a redder colour that are made mainly in West Flanders." (The Great Beers of Belgium).
E Jeff Sparrow conferma: "The distinction between the beers of East and West Flanders is a modern concept. Blending of young and aged beer defines both styles, but West Flanders red beers are matured in oaken casks, while the brown beers mature in stainless steel tanks." (Brew like a Monk).


Scartando alcuni nomi più lanciati verso una produzione industriale (Liefmans), l'occhio è caduto quindi sulla cittadina di Oudenaarde, in particolare sulla frazione di Eine e sulla Brouwerji Cnudde, che pare sia proprio l'ultimo produttore a non blendare le Oud Bruin.

mercoledì 22 febbraio 2017

Il mio esame BJCP

Smaltiti viaggio ed impegni lasciati per strada, posso dedicarmi a raccontare quella che è stata una esperienza del tutto unica, ovvero l'esame pratico per giudice riconosciuto dal BJCP.

Riavvolgo il nastro: grazie al supporto di MoBI e di Gianriccardo Corbo, finora unico membro BJCP italiano, è stata organizzata la prima occasione italiana per diventare giudici riconosciuti del Beer Judge Certification Program, l'organizzazione americana che detta quelle che sono riconosciute come linee guida mondiali degli stili birrari e che ispira anche diversi concorsi internazionali pro ed homebrewed.
Il primo passo era sostenere un esame teorico, online: 180 domande in 90 minuti, in inglese.
Ho fatto questo esame a settembre, studiando quasi per tutto il mese di agosto, e l'ho superato.
Questo mi ha dato la possibilità di accedere alla seconda fase, e cioè quella dell'esame pratico di degustazione, fissato per la prima volta in Italia per lo scorso 19 febbraio.
Si svolgeva a Rimini all'interno della fiera in occasione del Beer Attraction 2017.


Siamo stati in 12 ad averlo sostenuto.
Spiego in breve in cosa consiste: si tratta di degustare e descrivere (in inglese, anche se è stata prevista anche la possibilità di sostenerlo in italiano) ben 6 birre compilando le schede di degustazione ufficiali BJCP. Il tempo a disposizione è di 15 minuti per birra, senza pause tra una birra e l'altra, per cui alla fin dei conti vuol dire 90 minuti di esame.


Insieme agli esaminati l'organizzazione invia due proctor, ovvero due giudici che compilano anch'essi le schede come se dovessero anche loro l'esame: all'oscuro di che birra si tratti e senza alcuna altra informazione. Le loro valutazioni saranno quindi tenute di riferimento nella valutazione degli esaminati.

lunedì 13 febbraio 2017

Ancora Belgio: la mia tabella di marcia

Sono passati degli anni da quando sono stato in Belgio.
Mi concentrai sulle città, visitando Bruxelles, Bruges e Gent, bevendo il possibile nei luoghi di culto per la buona birra.
Ora sto per tornarci, con un gruppo folto di amici appassionati.
Stavolta sarà occasione di fare un bel giro attraversando il Belgio in lungo ed in largo. Inizialmente si pensava alle sole Fiandre, ma come si sa...l'interesse è tanto e la voglia di sfruttare al massimo le giornate, pure.




lunedì 6 febbraio 2017

Nuovi birrifici pugliesi: Daniel's, Aleph ed Eclipse

Il numero delle aziende birrarie in Puglia ha toccato ormai vette inimmaginabili, tra birrifici e beer firm.
Ne nascono sempre di nuovi birrifici, a volte degni di nota ed altre meno.
Una particolare concentrazione di essi si ha in Salento, dove tra le province di Brindisi, Taranto e Lecce pare ci siano novità ad un ritmo incessante.
Cerco di raggruppare in un post le principali aperture, omettendo quelle che non ho ancora conosciuto da vicino.

Partirei con la provincia di Taranto, dove qualcosa sembra muoversi dopo anni di calma piatta.
Si parte da Manduria (TA), patria di vino Primitivo, dove nel 2016 ha preso vita il birrificio Daniel's.
L'impianto da 12 HL e la location molto comoda e spaziosa mi hanno fatto ben porre di fronte alle produzioni. Ho conosciuto il birraio Daniele Romano ed Anna con un gruppo di amici ed ho avuto modo di conoscere il loro percorso, partito dall'homebrewing.

lunedì 30 gennaio 2017

L'intricata origine dei barley wine ed il confronto tra generazioni di Thomas Hardy's

Intricato muoversi nel campo del Barley wine.
Innanzitutto perchè è qualcosa di legato per lo più al passato e poco al presente, con conseguente scarsa reperibilità di esempi da bere e conoscere.
E poi perchè questo passato, già di suo, non è che sia mai stato molto chiaro.
Ci avevo provato tempo fa a parlare di Barley wine e di Old Ale, stile che pare nato insieme al primo.
Le differenze mi sembravano quasi chiare, o per lo meno, così è che si cerca di farle apparire. Anche il BJCP segue questa tendenza di distinguerli, forse commettendo errori di approssimazione legati sia al passato che al presente modo di produrre. Ma tant'è, volendo riprendere quei concetti, lo faccio in una salsa nuova, approfondendo ulteriormente.
Quando si parla di storia della birra britannica si sa, bisogna pendere dalle labbra di Ron Pattinson e Martyn Cornell.
E dalle loro ricostruzioni e precisazioni emerge un quadro davvero complesso, che in parte conoscevo ma che va ulteriormente ad aggrovigliarsi risalendo a come certe birre erano prodotte ed intese in altre epoche.
Difficile porre un inizio della questione. Sicuramente punto nodale è quel parere di Michael Jackson, che inscriveva la Thomas Hardy's tra le Old ale invece che tra i Barley wine.
Apriti cielo.


Non solo perchè ormai questo è riconosciuto come il Barley wine per eccellenza, ma anche perchè non si sa come e perchè lo stesso termine sia comparso.

Si fa risalire ufficialmente il termine al 1903 quando la Bass No.1 fu messa sul mercato con questo nome, ma lo stesso birrificio produceva già questa birra con la dicitura di Strong Ale.

If it’s not clear when Bass starting using the term “barley wine”, it wasn’t a description limited to Bass among the Burton brewers. In an article in Murray’s Magazine from November 1888, beer from another Burton brewery was given the label, when the anonymous writer, after a trip round Bass’s, added in a footnote: “Gratitude forbids me to forget that even Bass could not surpass the perfection of a glass of barley wine, Chateau Salt, vintage 1882, that I tasted in the ’lowance store of the firm of that name,” the firm being Thomas Salt & Co, one of the larger but, today, lesser-known establishments in Victorian Beertown-upon-Trent. 
The first time I have been able to find Bass using the description “barley wine” on a bottle label was in North America, where from at least 1903 it was selling “Bass & Co’s Barley Wine – the Royal Tonic”, and actually advertising it in medical journals as suitable to be prescribed for “Nursing Mothers and in cases of Anaemia, Chlorosis, Leanness, Malnutrition, Indigestion, Insomnia, Neurasthenia, and debility from any cause.”

lunedì 16 gennaio 2017

Birrificio Birfoot, un nuovo produttore
nella città dei sassi

Era inevitabile che con il tempo anche zone meno coperte dal fenomeno dell'apertura di microbirrifici si mettessero in pari con altre. Tra le meno popolose Molise e Valle d'Aosta possono vantarne diversi e forse hanno lasciato in coda alla classifica da sola la Basilicata. Nonostante qualcosa fosse presente anche qui da diversi anni, forse ora sta arrivando un'altra ondata di piccole realtà, come quella di Birrificio del Vulture, della beer firm B79 e dell'ancor più recente Birrificio Birfoot.


Mosso dalla solita curiosità, passando per Matera ho provato ad avvicinarmi a questo impianto produttivo, locato in una sorta di centro commerciale che raggruppa diverse attività ed alcune aree di intrattenimento ma che in origine era adibito a mattatoio. Un luogo che sembra fungere da polo di attrazione per giovani realtà artistiche ed artigiane. I graffiti già testimoniano questa forte penetrazione giovane nel quartiere.
Ed anche Giovanni Pozzuoli, birraio e proprietario del birrificio Birfoot, lo è.

lunedì 2 gennaio 2017

Birrificio del Vulture, oasi birraria in terra lucana

Conoscevo da qualche tempo la nascente scena birraria lucana, nonostante non avessi mai avuto modo di berne nulla di quanto prodotto.
Ho avuto stavolta l'occasione di recarmi in Basilicata e così ho colto la palla al balzo per allungare di qualche decina di chilometri e recarmi a Rionero in Vulture, dove da un paio di anni opera il Birrificio del Vulture.


Incredibili le strade che portano a questo centro, fra monti immersi tra le nuvole e strade sinuose sospese tra il fianco dei rilievi ed il baratro delle valli.
Luogo impervio che però nasconde questa piccola realtà produttiva, dove Ersilia e Donatello, marito e moglie, hanno deciso di costruire questo birrificio.
I due decidono di produrre birra ed è Ersilia ad occuparsi della produzione in birrificio.