martedì 7 maggio 2013

I foggiani non saranno più a secco, un beer shop apre in città

Una delle cose più gratificanti di possedere un blog è vivere quel momento in cui si entra in empatia con chi ti legge a tal punto da stabilire il primo di una serie di contatti.
E' capitato diverse volte in passato ed ho conosciuto persone con cui ho condiviso e condivido ancora diverse esperienze davanti a qualche birra, ed è successo ancora una volta.
Ho conosciuto virtualmente un appassionato di un angolo di Puglia che finora era dormiente rispetto al fenomeno birra artigianale. E così Giuseppe, dopo qualche scambio su social network, mi avvisa di qualcosa di nuovo ed interessante, relativamente alla città di Foggia ed alla sua provincia: l'apertura di un beer shop.
Volontariamente Giuseppe, dopo essersi affacciato e aver conosciuto chi c'è dietro, si è offerto di raccontarci questo piccolo grande passo che arricchisce il cammino birrario pugliese.
Ecco le sue parole.

Salve a tutti, mi chiamo Giuseppe, ho 26 anni e vivo a Lucera, in provincia di Foggia, una terra arida sia dal punto di vista climatico che ahimè di cultura birraria. Da qualche anno mi sono lasciato sedurre dal fascino della birra artigianale attraverso scritti, blog, libri e soprattutto innumerevoli assaggi. Amo particolarmente le birre belghe ma amo provare sempre nuove produzioni per avere una visione sempre maggiore di questo mondo.
Ma veniamo al motivo della mia intrusione sul interessantissimo blog del conterraneo Angelo che ringrazio per lo spazio concessomi.
La notizia dell'apertura di un beershop qui in zona, quindi, ha lasciato in me un misto di emozioni...tra la curiositá ad una sorta di reticenza visto l'infimo livello culturale in materia birraia che spadroneggia tra i publican di queste zone. Così un lunedi di ritorno dal lavoro mi fiondo a vedere di cosa si tratta con un filo di pregiudizio ad essere sinceri. Il beershop in questione si trova in una centralissima zona del capoluogo pugliese, precisamente in Via Dante Alighieri n.42, a due passi dal centro della movida foggiana.
Mi soffermo sul nome...Amarillo 34....e dentro me ho giá un sussulto, pensando che almeno qualcosa sulle birre deve sapere uno che chiama il proprio locale come una varietá di luppolo. Mi fermo a guardare la vetrina...e i miei pregiudizi spariscono all'istante appena vedo birre rarissime e solo di alta qualità (bandite quindi Paulaner, Pilsner Urquell, Moretti Rossa e socie).


mercoledì 24 aprile 2013

Un tuffo nelle produzioni Menaresta

Bene, la serata e la degustazione di 6 birre del Birrificio Menaresta è andata alla grande. Ora viene il difficile, raccontarle.
Si tratta di un birrificio con appena 5 anni sul groppone, che ha cambiato corso poco più di un anno fa facendosi conoscere un po' di più ed un po' più lontano dalla sua Brianza, ed i risultati di questo cambio di marcia si stanno vedendo e stanno dando ragione a chi credeva in questo progetto, vale a dire Enrico Dosoli e Marco Valeriani.
A tal proposito è completissimo il video realizzato da Marco Tripisciano di Mondobirra.org con una bella intervista a questi due protagonisti. Prendetevi 20 minuti ed ascoltateli.


Dunque, parto dall'inizio ovviamente.
La prima in assaggio è la Bevera. Splendida birra da 4,2% alc. con caratteristiche aromatiche date subito dal luppolo Tettnanger. Un erbaceo delicatamente floreale, di gelsomino e fiori bianchi, che distingue sicuramente per fine eleganza il profilo. In bocca l'amaro si sente appena, ma ottimo è il corpo e grande la beverinità. Secca quanto basta e molto godibile.

Si continua con un altro esempio di beverinità eccellente, la San Dalmazzo. Naso davvero molto invitante, con qualche rotondità data dal lievito belga e poi un mix di luppoli senz'altro nobili ed un po' dei più agrumati americani. Si distinguono tutti ma il bouquet è omogeneo allo stesso tempo. Il vero capolavoro è sia l'equilibrio con il lievito belga utilizzato, a renderla fruttata oltre che floreale, ma anche la combinazione con un corpo snello e leggermente frumentoso. Ne consegue che il gomito assume un comportamento auto-adescante prelevando con soste brevi questo freschissimo nettare dal bicchiere. Davvero una bella birra da 5,2% alc.

Proseguiamo e qui si interrompono momentaneamente le foto per lasciare spazio alla condivisione ed al confronto. Stappiamo una Dirk, birra brown ale brassata con polpa di carruba. Al naso, sinceramente, la sento appena, ma è in bocca che si rivela meglio, soprattutto conferendo un amaro insolitom quasi da cacao, che esalta la parte posteriore della bocca, non dove e non come solitamente agisce il luppolo. L'ingrediente a sorpresa si riconosce dopo averne saputo l'esistenza, in altro modo non so se sarei riuscito a capirlo. In più forse è il concetto della polpa della carruba più che la carruba genericamente indicata mi ha creato alte aspettative legate anche all'armonia ed al corpo che poi in bocca non ho avvertito in questa birra da 5,5% alc. Nessun difetto percepibile, però, sto parlando solo di interpretazione ed uso degli ingredienti e della mia sensibilità ad essi.

lunedì 22 aprile 2013

Nuove birre dal pub Nincasi e da Birranova...ma regna il mistero

Parte la primavera e sbocciano nuove birre dai fermentatori sparsi sul suolo pugliese.
Sicuramente non saranno le uniche due birre nuove di questi mesi, ma intanto cominciamo a capire quali sono.
Condivido un sms giuntomi la scorsa domenica dai cellulari del Nincasi, storico noto pub indipendente di Cisternino (BR) che recitava così: "Nasce la prima birra cistranese a marchio Nincasi...In occasione del suo debutto alla spina, questa sera al Nincasi si beve ascoltando il blues dal vivo [...]"
Avrei tento voluto un po' di tempo e di serate libere per fare un salto a Cisternino e conoscere qualcosa in più sulla nuova birra, su quale stile sia stato preso di riferimento da Leonardo e sugli impianti in cui è stata brassata, ma soprattutto da chi è stata brassata.
Molto tempo fa lo stesso Leonardo confessava di voler partire con due sue etichette, ma le cose possono essere cambiate e di molto.
Resta il fatto che chi come lui ha un impianto proprio di spillatura sia il colui che ha più diritto e potenziale nel farsi produrre birra e spillarla direttamente.
Auguri a questa creatura, e chissà se e quando riusciremo a capire e a berne un po'.

sabato 20 aprile 2013

In missione per MoBI e per piacere: Lecce Pub Crawl

Il mio desiderio di gitarella per la Lecce birraria nasce da lontano. La fama di qualche locale sviluppatasi in questi ultimi anni faceva spingere, almeno col pensiero, a percorrere la mitica "Route 16" (alias S.S. 16) scendendo il tacco dello stivale e giungere in quel confettino di città.
L'aver mancato l'incursione programmata con i soci di Luppulia lo scorso marzo per motivi di lavoro mi ha stimolato ulteriormente a colmare questo gap.
C'era anche un progetto che mi vede coinvolto da completare, la Guida MoBI "in fieri "sui locali italiani attenti alla birra artigianale, e come detto e approfondito, a Lecce c'è un brulicare da tenere senz'altro sott'occhio.
E allora, in compagnia del fido Michele, nel mio unico giorno di riposo dedicato a tutte le cose da fare raccolte sotto la voce "altro" (spesso occupato ed invaso dalle cose da fare sotto il nome "bere" che occupano già un altro giorno libero), si parte nel mezzo del pomeriggio per arrivare ad un orario imbattibile nel capoluogo salentino.
Inizialmente sfuma la prima visita in programma, quella al birrificio B94 appena fuori Lecce, di cui comunque ho modo di parlare col birraio Raffaele Longo e della sua taproom o angolo di degustazione presente.
Mi lascio qualcosa per la prossima visita, non è un problema.
Un certo anticipo sulla tabella di marcia, quindi, ci permette di fare ancora con più calma.

L'itinerario deciso per questa Lecce pub crawl era questo qui:
con questi locali da visitare
D / Birsciòp - via del mare, 1 (angolo via Zanardelli)
C / Orient Express - via Palmieri, 31
F / Black Betty - viale dell'Università, 63
E / Prophet - via Maggiulli, 4

Percheggio facile e gratuito in alcune traverse molto vicine all'illuminata ed imponente Porta Rudiae e mappa in mano.
Ok, da dove cominciamo? Non sapendo con certezza degli orari di apertura del Birsciòp, è più sensato cominciare da lì.
E allora qualche passo per tagliare il centro storico e prendere qualche riferimento per poi raggiungere via del mare.
Birsciòp è un beer shop con mescita a 3 vie, in quella serata c'erano Augustiner Pils e Reale Extra di Birra del Borgo mentre la terza era ferma.
Il locale è diviso in due, dalla parte opposta all'angolo birre c'è un angolo vini chiamato Vinsciòp, ma questo non ci riguarda.
Sugli scaffali grande ordine e bei nomi: si va dal Belgio più profondo con De Dochter van de Korenaar, Dupont, La Binchoise fino a Birra del Borgo, Baladin, Maltovivo e alle pugliesi Birranova, B94, Gruit.
Anche bei nomi come Samuel Adams e Meantime.
Locale un po' strettino, con qualche tavolo ed un bancone a ridosso degli stessi, ma clima molto molto informale.
Prendiamo prima di tutto la Noblesse del su citato De Dochter van de Korenaar. Blonde leggera e delicata, ci stupisce per il naso apparentemente lievitoso ma che svela note fruttate di pesca. In bocca concede un amaro leggerissimo e delicato ma sempre più incalzante andando avanti. Però assolutamente elegante, vivace il giusto e soprattutto rinfrescante.
Per continuare restiamo sullo stesso birrificio passando alla Belle Fleure, che dovrebbe essere una belgian ipa. Piccola nota di demerito sul servizio: la birra ci viene servita molto male, da un'altezza di mezzo metro dal bicchiere sbattendo a più non posso il deposito di lievito tant'è che una bottiglia da 33cl non è riuscita ad entrare in 2 mezze pinte tanta era la schiuma che si è formata. A quel punto il ragazzo dietro al bancone ha fortunatamente mollato la presa e dopo aver fatto svanire una comunque pannosa e compatta schiuma abbiamo avvertito zero gas come era ovvio aspettarsi. Completando da soli il servizio, le cose sono cambiate.
Ottimi gli aromi agrumati ed esotici, non eccessivi, mentre in bocca un lieve gusto luppolato arrotonda il maltato croccante e mielato. Anche questa una bella birra senza dubbio.

Lasciamo questa prima tappa tra un'osservazione e l'altra e decidiamo la seconda fermate, che sarà l'Orient Express. Locale quasi nel cuore del centro storico, dove un bancone con 5 vie ci aspetta e ci accoglie con il suo giovane publican.
Alle spine vediamo bei nomi: Birranova Negramara Extra, Foglie D'erba Joyce, Extraomnes Zest, Schneider Weisse e Wieninger a completare. Si può decisamente ragionare!!!
Il frigo è anch'esso molto assortito, con prodotti italiani e non tra i più diversi, anche mai visti o bevuti.
Ed è su quelli che ci buttiamo. Ma prima cominciamo con la Joyce alla spina. Una blanche sui generis non tanto per il gusto ma per l'olfatto. Non ci sono e non si avvertono le classiche spezie utilizzate per lo stile come coriandolo e buccia d'arancia, per cui si notano solo le fragranze limonate del frumento. In bocca si conferma tale, ma dalla sua dimostra di avere una facilità di beva incredibile ed un potere rinfrescante altissimo. Se non fosse per le spezie mancanti sarebbe ottima, ma come birra slegata dallo stile è sicuramente degna di nota.
Tra le bottiglie peschiamo una Bender Ale, birra brassata da Brewfist per il pub bolognese Harvest.
Inizialmente non leggiamo lo stile in etichetta eccetto un distratto "wheat" e la mente va alle blanche con una luppolatura forte. Con lo scorrere dei sorsi mi accorgo che l'unica definizione che potrebbe calzarle è di American Wheat/Wheat Ale, stile americano di cui ho solo letto e mai assaggiato. Ed in effetti leggendo in etichetta...ho fatto centro! Sono soddisfazioni, dai!
Il luppolo al naso è appagante e si concilia con le note del frumento anche se più sottotono, mentre in bocca il gusto è quello di un pompelmo spremuto ed amaricato. Bella sensazione davvero, capisco il senso di questo stile con le alte temperature di primavera ed estate. Una bella scoperta davvero.
Come si fa poi a resistere alla tentazione di calarsi nei panni dei beer hunter? Adocchiamo una birra del Birrificio Pontino, ed anche se è una IPA la prendiamo. Col senno di poi non ne valeva così tanto la pena per questa Olim Palus IPA, una delle versioni più sovrabbondanti delle IPA all'italiana caramellata e color mogano. Riflessioni libere che lasciamo scorrere così senza crocifiggere troppo, e che a posteriori trovano consensi. Andava provata comunque...
Tornando a fare due chiacchiere con Davide, ci parla del locale che ha preso in mano negli ultimi 3 anni dopo essere stato sulle spalle del papà per più di 20. Uno dei primi 4 pub leccesi, tra i primi a far arrivare Chimay ed altre belghe in fusto. Per quegli anni e per Lecce non era così scontata come scommessa.
Buona la sua preparazione sul mondo craft e sulla realtà dei consumi e delle abitudini dei leccesi. Potremo sentire parlare ancora di più di loro negli anni, credo. Realtà nascente, metà indipendente metà no, nel senso che l'impianto non è di proprietà ma tramite accordi con il distributore si concede molte libertà.
E' una strada che in molto stanno prendendo ormai, una via di mezzo tra l'indipendenza pura e l'adattamento ai rapporti commerciali avviati da tempo. In questo periodo di crisi ed incertezza, è un compromesso dei più sensati.

mercoledì 3 aprile 2013

Adambier e Grätzer, l'AHA ufficializza due nuovi vecchi stili

E' notizia dei giorni scorsi la definizione da parte dell'American Homebrewers Association di due nuovi stili birrari.
Si tratta di una categorizzazione forse meno nota di quella del BJCP (Beer Judgement Certificate Program), rimasta al palo dal 2008. Quella dell'AHA viene aggiornata con frequenza annuale anche in base a ciò che arriva ai vari concorsi di homebrewing.
Per cui ci sono differenze sostanziali tra i due schemi: la lista di stili del BJCP potrebbe essere descritta come più conservativa, quella della AHA più al passo con i tempi ed attenta alle varie interpretazioni internazionali.
Quest'ultima è comunque quella che governa le classifiche di due grandi concorsi per birrifici come la World Beer Cup ed il Great American Beer Festival.

Ad ogni modo, ciò su cui voglio concentrarmi è l'ufficializzazione di due nuovi stili da parte della AHA, la cui ascesa alla ribalta non era così scontata fino a pochi mesi fa. Almeno, non lo era per noi che guardiamo al movimento americano da molto molto lontano.

Il primo è lo stile del Grätzer, polacco di origine ma successivamente prodotto anche nella parte orientale della Germania.
E' stato brassato per la prima volta in Italia dai Cerullo di Birra Amiata, giusto la scorsa estate, mentre in USA gode di un momento di grande fama.
Questa la sua descrizione:
Grodzisz (also Grodziskie, and often referred to as Grätzer since WWII) is a Polish style of straw to golden colored ale. Chill haze is allowable at cold temperatures. The distinctive character comes from 100% oak wood smoked wheat malt. The overall balance is a sessionably medium to medium-high assertively oak-smoky malt emphasized beer. Aroma is dominated by oak smoke notes. They have a medium low to medium perceived clean hop bitterness. European noble hop flavor notes are very low to low, and low ester may also be present. Body is low to medium low. A Kölsch-like ale fermentation and aging process lends a crisp overall flavor impression and low degree of ester fruitiness. Sourness, diacetyl, and sweet corn-like DMS (dimethylsulfide) should not be perceived. Historic versions were most often bottle conditioned to relatively high carbonation levels.
Original Gravity (ºPlato) 1.028-36 (7-9 ºPlato) ● Apparent Extract/Final Gravity (ºPlato) 1.006-1.010 (1.5-2.5 ºPlato) ● Alcohol by Weight (Volume) 2.1-2.9% (2.6-3.6%) ● Bitterness (IBU) 15-25 ● Color SRM (EBC) 3-6 (6-12 EBC)

martedì 26 marzo 2013

Al bancone del Groove

E' sempre un'impresa riuscire a raccogliere i pensieri del giorno dopo, ma è anche bello cercare di condividerli attraverso un blog, anche perchè è proprio questa la sua funzione.
Mi dedico in questo post a raccontare le sensazioni della serata di ieri che ho trascorso a Matera al bancone del Groove, birreria indipendente gestita dal mitico Gaetano.
Ci ritorno dopo tanti mesi, complice distanza e percorso non agevoli, e nonostante ciò una capatina si dimostra necessaria.

Abbiamo cominciato con una Pils, in particolare quella del birrificio dell'alta Baviera che si chiama Schwan Brauerei. Aroma da cui non si può pretendere nulla, con i soliti sospetti di pastorizzazione sicuramente confermati. Ma in bocca si rivela assolutamente onesta, con un bel corpo che esprime sensazioni di miele, aiutate da un taglio finale leggermente amaro come da previsione, ed una bellissima gasatura fine ed elegante. Ottimo modo per cominciare e prodotto sicuramente invitante.

Passiamo ad una birra un po' più impegnativa come la Cronache di Birra IPA, la birra del momento prodotta da L'Olmaia e Birra del Borgo per lo storico traguardo dei 5 anni del blog Cronache di Birra di Andrea Turco.
Il naso è molto invitante. E' distinguibile sia la componente più prettamente agrumata data dai luppoli americani che quella più erbacea e verde del luppolo francese Strisselspalt. Sicuramente questo è il suo punto di forza, anche se poi in bocca perde un po' quella carica, concludendo con un amaro vegetale e medicamentoso imprevisto. Onorare le feste sempre, però!

mercoledì 20 marzo 2013

Maltus Faber e Del Forte, esploriamole ancora


Completare o aumentare il numero di birre bevute riguardo lo stesso birrificio credo sia cosa buona e giusta, per concedersi altre indicazioni sulla mano del birraio, sulla filosofia e sulla produzione, nonchè sull'approccio con gli stili.
Così abbiamo passato in rassegna qualche altra birretta di birrifici che avevano avuto su noi una gran bella impressione e che invece a questo giro non sono andati alla grandissima.

Riprendo le redini dei commenti su Maltus Faber, birrificio genovese che parecchio ci aveva soddisfatti con Triple e Brune.
La prima di questo nuovo giro è la Blonde.
Bella schiuma, compatta  anche se non infinita.
Tuttavia si rivela in bocca monocorde con sorpresa, sia per l'olfatto spento e di bassa intensità che subito per l'impatto in bocca.
Birra buona, ma che fa fin troppo silenziosamente il suo compito. Non spicca di carattere nonostante conservi caratteristiche delle belgian blond, eccezion fatta per la secchezza, non pervenuta proprio per niente (vedi Triple).

La seconda a finire sotto il microscopio è la Amber Ale.
Storia simile per questa birra, che già dal colore non si dimostra per quello che viene descritta. Appare dorata carica, semmai è questo il suo colore, con un cappello di schiuma stavolta molto compatto che tiene benissimo.
Qui fanno capolino note agrumate del dry hopping, che risolvono un attimo la situazione e danno un po' di brio, ma giusto quanto basta a tornare con i piedi per terra ed annoiarsi nuovamente fino a fine bevuta.
Non che annoi solo il carattere, ma la non evoluzione del gusto al riscaldarsi ed un corpo molto ciccione, non dolce ma davvero tanto saziante.
Si badi bene che la noia non è dovuta agli stili in sè, ma proprio a queste interpretazioni.
Ci sono altre amber ale e blond decisamente più appaganti, giusto per essere chiari.
Tutti i tratti comuni a queste birre potrebbero agevolmente essere spiegati dall'utilizzo per queste birre di un unico lievito uguale per tutte, e che evidentemente crea un po' di ripetitività alle caratteristiche organolettiche.
Nulla da dire, ovviamente, sulla pulizia e sulla forma di queste birre, ma tutto il resto è difficile da non confessare.

domenica 17 marzo 2013

Rinascita craft in Irlanda, stout d'annata e moderne nel mio St. Patrick's Day

Il giorno di San Patrizio riesce ad entrare nelle corde di chiunque abbia una mezza simpatia per la birra in genere e per le scure stout & porter, ed oltre ad essere legato all'Irlanda mostra uno strettissimo legame col mondo della birra, quasi inspiegabile.

Mi concentrerò oggi su qualche notizia e su una birra "in tema" che ho bevuto durante il pranzo domenicale.

Riguardo al mondo craft irlandese, anche questo negli ultimissimi anni ha mostrato un'inaspettata impennata. In un mercato dove il colosso Guinness ha appiattito tutto il resto alla stregua di ciò che i suoi simili hanno fatto in Olanda (Heineken),Danimarca (Carlsberg) ecc...con l'unica differenza quella di spingere una birra scura che per diversi motivi si contraddistingue, per loro fortuna.
Ma le cose sembrano cambiare. I birrifici artigianali continuano ad aumentare e provocano ripresa anche nell'intero settore. E' notizia di ieri l'aumento percentuale delle vendite nei pub pari al +42,5% rispetto allo scorso anno, mentre vendite al dettaglio si attestano al +55%.
Il merito è nel dimezzamento delle accise deciso nel 2005 che ha avuto l'effetto di ravvivare il settore e concedere più ossigeno e liquidità ai birrifici in genere. Ed allora si è avuta la nascita di diversi micro birrifici fino ad arrivare a quota 22.
Sì, appena 22. Ci si aspetterebbe di più, ma anni di colossi non sono stati mica indolori ed hanno comportato la quasi scomparsa di stili storici irlandesi come Oyster Stout ed Irish Red Ale, mantenuti in vita in primis dai pionieri del brewpub dublinese Porterhouse.
Certo, la lotta per far emergere questo mercato craft è ancora lunga ed è impietoso il confronto con la rinascita birraria che è attualmente in corso in UK, dove il numero di micro ha toccato il massimo storico di sempre attestandosi a ben 1009.
In Irlanda il mercato artigianale produce appena lo 0,3% del totale(in Usa 5%, in Italia siamo all'1%...in confronto non siamo messi malissimo), ma le stime sono assolutamente positive anche qui. Segno che il fenomeno è globale e pur cavalcando la tendenza e le mode riesce ad insediarsi anche nel cuore di un sistema di consumi monomarca rodato come quello irlandese.

Parlavo di UK poco fa, e lì di cose sorprendenti ne stanno uscendo.
Pochi giorni fa, proprio in vista della festività di San Patrizio, un birrificio della Cornovaglia (estremità sud-ovest della Gran Bretagna), il birrificio St. Austell, ha rispolverato una ricetta antica esattamente di 100 anni, battezzata 1913 Cornish Stout, riguardante la produzione di una stout. Birre all'epoca versioni rinforzate di porter o brown ale, che adattata ai tempi odierni da St. Austell è descritta come "a full bodied beer with a balanced sweetness and delicate toffee flavours", indicata come accompagnamento ovviamente con piatti di mare ed ostriche, classica coppia di sapori caratterizzante la gastronomia di entrambe le isole dei mari del nord.
Riporto le parole dell'head brewer Roger Ryman ed una parte dell'articolo:

venerdì 15 marzo 2013

Assaggi di Germania, parte 1

Bisogna sempre onorare i regali e chi te li fa.
E allora questa maratona di birre tedesche è stata spontanea quanto necessaria, per capire qualcosa in più su quello che sta succedendo in Baviera.

Abbiamo cominciato un giro di quattro birre, ed un'altro è da completare nei prossimi giorni.
Per questa prima tranche ci sono state due german pilsner e due inaspettate novità tra gli stili tedeschi.
Vado con ordine.

Il primo assaggio è stata la Rupetti Pils del birrificio Wieninger. Non si tratta di produzione artigianale, ma di un grande birrificio, tra l'altro distribuita in Italia da Interbrau.
Sinceramente questa birra non è mi è sembrata affatto buona...naso con odori di cartone bagnato e vegetale. La birra è nicht pasteurisiert (non pastorizzata), con il "nicht" sottolineato in rosso come a segnalare la particolarità. Ma con tutto il bene del mondo, è birra che si mostra davvero poco bene.




Andiamo avanti con un'altra pils passando al birrificio Schonramer di cui assaggiamo un tris.
Questo storico birrificio vede il contributo di un birraio americano, Eric Toft, la cui impronta è evidente nelle birre della linea Best Bavarias.
Mentre la Grunhopfen Pils è una pils con luppolo fresco (letteralmente, luppolo verde).
La sua presenza si avverte appena al naso, seppur con qualche scia stantia nel profilo.
In bocca si rivela decisamente più bevibile della precedente, con piccole punte luppolate e corpo mediamente scorrevole. Non il massimo da una german pils, però comprendo rappresenti già un piccolo segno di rottura col mondo classico tedesco che vede bassa la presenza di luppolo in quasi ogni stile.
Qui si è voluto un po' osare, ma sempre tenendo presente il consumatore tedesco tipo ed il suo imbarazzo di fronte a cambiamenti nei gusti.

sabato 9 marzo 2013

Maltus Faber, canonico ed appagante Belgio

Si continua a bere come se non ci fosse un domani, come se la Settimana della birra artigianale sia l'epilogo di tutto!
Siamo spacciati...!

Tornando un attimo serio, voglio spendere qualche parola sulle birre della gamma di Maltus Faber che ci siamo ingozzati ieri sera.Ci siamo concentrati solo su due delle quattro presenti al Birrarium, ma c'è parecchio di cui parlare.


La prima è stata la Triple, birra nell'omonimo stile tripel.
Non sto facendo impazzire quella "e", bisogna ricordare che la pronuncia è su per giù la stessa ma che il nome comunemente usato è tripel e si riferisce alle interpretazioni fiamminghe mentre quelle valloni si dicono triple...e come ricorda qualcuno, può scorrere del sangue per quella "e" in Belgio!.

Dunque questa triple, aranciata nel colore e con schiuma inizialmente dalla parvenza compatta ma poi leggermente evanescente, con i suoi 8%alc. emana aromi fruttati di percoco, pesca sciroppata, anche un po' mango. Riscaldandosi emergono anche note dolci di banana e frutta gialla matura.
In bocca molto armonica, dolciastra proprio come interpretazione vallona dello stile. Uno sfondo dolciastro, maltato e mielato accompagna tutta la bevuta, mentre il finale è un filo meno entusiasmante.
Non secca come ci si aspetta dalle più classiche fiamminghe, ma appunto decisamente morbida e dissolvente, anche un po' troppo sfuggevole se vogliamo.
Da fresca è davvero esaltante, quando si scalda non si esalta troppo come potevamo pensare.